Gli accademici si appellano a Draghi e in trecento firmano una lettera: «Più risorse per la ricerca e il potenziamento dell'Università»

UDINE. Chiedono investimenti sulla ricerca, assunzioni nelle università, semplificazione delle procedure burocratiche e una spinta decisa sull’internazionalizzazione del sistema Italia. Hanno fiducia nel governo Draghi, ma il giudizio è sospeso finché non si vedranno i fatti. Sono più di trecento gli accademici che hanno sottoscritto in questi giorni l’appello del think thank Lettera 150 al presidente incaricato Draghi. A sostenere la necessità di un deciso cambio di marcia ci sono anche personaggi di spicco del sistema scientifico regionale: il rettore dell’università di Trieste Roberto Di Lenarda, il direttore della Sissa Stefano Ruffo, l’ex presidente dell’Ogs Maria Cristina Pedicchio, il genetista del Burlo Garofolo Paolo Gasparini, lo storico Giacomo Todeschini, il patologo clinico Francesco Curcio, per citarne alcuni.
I firmatari sono convinti che l’attività scientifica, dalla fisica alle scienze umane, possa diventare un volano per l’economia del paese e chiedono a Draghi di tenerne conto. Non soltanto nella riscrittura del Recovery Plan, ma anche attraverso una serie di riforme: aumento dei fondi ordinari e per il diritto allo studio, aggiornamento dei dottorati, sburocratizzazione, più autonomia, nuovi criteri di valutazione, riforma del reclutamento, investimento sul trasferimento tecnologico.
Ruffo sottolinea che «l’appello è maturato in un contesto molto trasversale, condiviso al di là delle fedi politiche: è un po’ lo spirito trasversale del governo che nascerà».
Il primo proponente è Giuseppe Valditara, ordinario Università di Torino e coordinatore Lettera 150, giurista con tre legislature alle spalle nelle file di An. Ma a scorrere i nomi ci sono intellettuali di ogni tendenza, docenti e magistrati. Per Ruffo, «questa trasversalità dà forza alla richiesta di modificare la parte del Recovery Fund dedicata a università e ricerca, perché la versione attuale del piano nazionale è inadeguata, mentre servono interventi più coraggiosi».
Il punto di vista è lo stesso per tutti i docenti, come spiega Ruffo: «L’occasione che abbiamo davanti non può essere persa e i problemi sono noti: carenza di spesa nella ricerca di base e poca attrattività al paese. Credo che il professor Draghi non potrà che apprezzare questo nostro appello e gli chiedo di avere attenzione per le eccellenze che abbiamo in regione, perché i nostri enti di ricerca sono pronti a giocare un ruolo a livello nazionale e internazionale».
«Di solito non firmo appelli – spiega il rettore dell’università di Trieste – ma questo è il momento di mettere in gioco le forze sane, perché l’ipotesi è che al governo vada una personalità di visione come Draghi. Ricerca, innovazione e formazione sono caposaldo della ripartenza del paese. Ora ci sono risorse grazie al Recovery, che va speso benissimo: relativamente con poco si può dare una spinta all’università. Oltre alle risorse servono però semplificazione e una meritocrazia che premi atenei e docenti che producono e fanno vero trasferimento tecnologico». Quanto a Trieste, «speriamo – conclude il rettore – che le importanti partite in palio per il nostro sistema scientifico trovino attenzione da parte del nuovo governo: almeno quanta ne è stata dimostrata dai ministri Gaetano Manfredi e Stefano Patuanelli».
Tra i medici non c’è solo Di Lenarda, ma anche il patologo clinico dell’università di Udine Francesco Curcio, direttore della Medicina di laboratorio dell’Azienda sanitaria del Friuli centrale. Per Curcio, «un governo illuminato deve stimolare formazione, istruzione e ricerca. Un paese senza altissimi livelli di competenza e capacità di trasferimento tecnologico non può che soccombere nella competizione globale. La pandemia ha dimostrato tutto quello che l’Italia ha perso in termini di innovazione e sviluppo». La fiducia in Draghi non è però in bianco: «Vedremo cosa farà il governo. Sono uomo di scienza e mi fido solo di azioni e risultati».
A firmare c’è anche Maria Cristina Pedicchio, che chiede a Draghi di «avviare decise strategie finalizzate ad attrarre e trattenere i talenti, offrendo loro ambienti dinamici, inclusivi e internazionali, che valorizzino il merito e la multidisciplinarità». Tra i sostenitori friulani dell’appello figurano anche la direttrice della Clinica pediatrica Paola Cogo, il direttore del dipartimento di area Medicina Leonardo Sechi e il costituzionalista Ludovico Mazzarolli, tra i fondatori di Lettera 150. Per quest’ultimo, «Draghi sta raccogliendo attorno a sé forze interessate alla ripresa economica ma, se verrà lasciato lavorare, dovrà tener presente che la ricerca è alla base della ripresa. La conoscenza è la base, ma per fare conoscenza deve cambiare tutto. Draghi ha la forza di dire che una parte del Recovery va messa su istruzione e ricerca. Fiducioso? L’uomo mi ispira fiducia ma si poggia su una maggioranza parlamentare: speriamo che non litighino per stupidaggini». —
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