Giovane trovata morta in comunità

UDINE. È morta nella comunità terapeutica nella quale si era trasferita da circa sei mesi, per cercare di uscire dal tunnel nel quale la tossicodipendenza l’aveva trascinata e per dare una nuova marcia alla propria vita. Elisa Pasqual aveva 29 anni e da Udine era partita con l’obiettivo di guarire. Qualcosa, invece, è andato storto: domenica mattina, gli amici e i responsabili della struttura, la “Fonte Viva” di Crede, località collinare in provincia di Belluno, l’hanno trovata senza vita nel letto della sua cameretta.
Vani i tentativi di rianimazione prestati di lì a poco dai sanitari del 118, chiamati subito sul posto. Stando a una prima valutazione medica, Elisa Pasqual è morta per un arresto cardiocircolatorio. Spetterà all’autopsia, disposta dalla Procura di Belluno per oggi, stabilire cosa lo abbia causato. E saranno in particolare gli esami tossicologici a chiarire se, all’origine, non possa esservi stata un’overdose da sostanze stupefacenti o da metadone. Sul caso, da domenica, indagano i carabinieri della Compagnia di Belluno al comando del capitano Dario Di Iorio.
Ancora profondamente turbato da quanto accaduto, è don Gigetto De Bortoli, fondatore e presidente del Centro di solidarietà di Belluno, di cui la comunità terapeutica fa parte, a ricostruire i momenti del tragico ritrovamento. «Ci si è accorti dell’assenza di Elisa domenica mattina, tra le 8 e le 9, al momento della colazione - racconta -. A tavola mancava soltanto lei. Allora siamo andati a cercarla nella sua stanza, una singola, e l’abbiamo trovata moribonda nel letto. Abbiamo chiamato immediatamente l’ambulanza, ma non c’è stato niente da fare».
Arrivata circa sei mesi prima, la ragazza aveva cominciato un percorso terapeutico personalizzato e concordato con il Sert. «Era sulla buona strada - continua don De Bortoli - e pensava già al lavoro al quale si sarebbe dedicata». Di Elisa, tuttavia, erano note alcune sofferenze specifiche. «Aveva diverse disfunzioni, tra cui anche qualcosa a livello cardiaco - afferma il presidente del Ceis -. Sofferenze che prescindevano dai problemi di tossicodipendenza e per le quali avevamo dovuto recarci in Pronto soccorso già due o tre volte. Anche per questo, era seguita da tutti e stava facendo una serie di controlli specifici».
La notizia ha destato vasto cordoglio sia nella comunità bellunese, dove Elisa si era ormai inserita e dalla quale sognava di uscire rinata, sia a Udine, dove abita la sua famiglia.
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