Salvini alla foiba di Basovizza: «Il ricordo è futuro, non passato»

Trieste celebra il Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita con legge nazionale per commemorare le vittime delle foibe, l'esodo giuliano-dalmata e le drammatiche vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra. Meloni: "La nazione non abbia paura di questa verità"

Valeria Pace
In primo piano, da sinistra, Ciriani, Fedriga e Salvini alla cerimonia di Basovizza. Foto servizio di Massimo Silvano
In primo piano, da sinistra, Ciriani, Fedriga e Salvini alla cerimonia di Basovizza. Foto servizio di Massimo Silvano

È con una cerimonia solenne al Sacrario della Foiba di Basovizza che oggi Trieste celebra il Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita con legge nazionale per commemorare le vittime delle foibe, l'esodo giuliano-dalmata e le drammatiche vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra.

Le celebrazioni al monumento nazionale sul Carso sono promosse dal Comune di Trieste e dal Comitato per i Martiri delle foibe e rientrano in un ampio programma di manifestazioni e iniziative in occasione del 10 Febbraio, data in cui nel 1947 fu firmato il Trattato di Pace di Parigi che, tra l'altro, assegnava alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro e gran parte della Venezia Giulia. Alla cerimonia sono attesi, tra gli altri, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, e il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

 

Sommario
  • Inaugurato il Treno del Ricordo alla Stazione centrale di Trieste 

    Il Treno del Ricordo, realizzato dal ministero dello Sport e dei Giovani con il Gruppo Fs Italiane, viene inaugurato al binario 1 della stazione centrale di Trieste alla presenza dei ministri del Lavoro Marina Elvira Calderone e per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, delle autorità locali, associazioni e scuole. «Questo è un progetto educativo, pensato soprattutto per gli studenti, che promuove non solo un ricordo, ma è un progetto civico, di identità nazionale», ha sottolineato il ministro Abodi presentando, nel primo pomeriggio di ieri, l’iniziativa assieme al presidente del Gruppo Fs Italiane Tommaso Tanzilli.

    Tra le novità di questa terza edizione la quinta carrozza del treno, pensata per accogliere proprio i lavori degli studenti, ma a bordo anche materiali appartenuti agli esuli e provenienti dal Magazzino 18 di Trieste. L’edizione 2026 concluderà il suo viaggio a Siracusa l’1 marzo con il percorso che toccherà in tutto altre dieci città, tra le quali anche Pordenone e L’Aquila, Capitale italiana della Cultura rispettivamente quest’anno e il prossimo. «Non c’è voglia di riscrivere la storia ma di guardarla da tutte le prospettive. Dovremo sentirci tutti dalla stessa parte in termini umani e di rispetto», ha concluso Abodi.

    L'inaugurazione del Treno del Ricordo
    L'inaugurazione del Treno del Ricordo
  • L'intervento di Salvini: "Chi parla di ricordo truccato è fuori dal mondo"

    Il vicepremier Matteo Salvini ha sottolineato che "perdonare è un atto di coraggio, un atto eroico . Perché davanti a certe bestialità perdonare è difficile, ci capita anche nella vita quotidiana. Perdonare sì, dimenticare no".
    Particolarmente grave per Salvini che qualcuno anche oggi parli di "ricordo truccato. Quella di oggi è giornata di pace ma non dobbiamo fare finta di niente. Chi parla di 'ricordo truccato' è fuori dal mondo, dalla storia e dalla società civile". 
    "Ricordo ai nostri ragazzi che per accogliere bisogna amare, bisogna essere orgogliosi di quello che hanno fatto i nostri nonni. In un momento in cui sembra che tutti possano dire tutto occorre rispettare chi indossa la divisa. In bocca al lupo a chi dovrà portare lontano il ricordo.
    Mi scuso a nome della politica tutta per essere arrivati solo nel 2004 a riconoscere che c'è stata una ferita".

  • Ciriani: "Ci venivo da studente quando della foiba ancora si taceva"

    Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha parlato della sua emozione di pronunciare un discorso in quello che per lui è un "luogo del cuore, luogo sacro". "Ci venivo da studente all'Università di Trieste - ha proseguito -. In quegli anni a salire a Basovizza eravamo in pochi. Si taceva, si giustificava. Ci sono voluti decenni perché la verità venisse a galla. C'è voluto il coraggio di Cossiga e di molti altri presidenti della Repubblica. C'è voluto il coraggio del Parlamento per istituire il Giorno del Ricordo, solo nel 2004 è passata la legge spartiacque.
    Il nostro dovere ci chiama qui oggi, il dovere del rispetto della pietà e di chiedere perdono per tanti anni di silenzio e disinteresse".
    "Ricordo le parole di Hannah Arendt: 'La memoria è il segreto per la libertà '. Questa storia appartiene a tutta l'Italia e parla a tutta l'Italia non solo a questo piccolo spicchio di terra".

  • Il sindaco Dipiazza: "La riconciliazione nasce dalla verità, non dall'oblio"

    Familiari delle Vittime, Rappresentanti delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, del Comitato per i Martiri delle Foibe, della Lega Nazionale, insignita da questa Amministrazione comunale con l’onorificenza della civica benemerenza; Rappresentanti della Federazione Grigioverde, degli Alpini e di tutte le Associazioni combattentistiche e d’arma; Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini; Ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani; Governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga; Prefetto di Trieste, Giuseppe Petronzi; Eccellenza Arcivescovo di Trieste Monsignor Enrico Trevisi; Autorità civili, militari e religiose;

    Carissimi studenti; Signore e Signori, Grazie a tutti per essere qui, oggi. ci ritroviamo in questo luogo sacro alla memoria nazionale non per compiere un rito, ma per rinnovare un impegno profondo e solenne. Il Giorno del Ricordo non è una commemorazione di circostanza: è un atto di giustizia verso migliaia di vittime innocenti ed è un dovere morale verso la nostra storia.

    Per decenni ciò che è accaduto sul confine orientale d’Italia è stato colpevolmente nascosto, rimosso, negato. Non per ignoranza, ma per scelta. Scelte politiche e ideologiche precise hanno condannato questa tragedia al silenzio, impedendo per anni che entrasse nei libri di scuola, nella narrazione pubblica e nella coscienza nazionale. I crimini delle foibe furono perpetrati dai partigiani comunisti di Tito, in nome di un’ideologia totalitaria che mirava all’annientamento dell’identità italiana e di ogni forma di dissenso.

    A questa violenza si aggiunse una responsabilità grave e storica: la complicità politica e culturale di una parte della sinistra al potere in Italia, che per decenni scelse di minimizzare, giustificare o tacere. Quel silenzio istituzionale fu una seconda violenza inflitta alle vittime e agli esuli. Ancora oggi, purtroppo, c’è chi a sinistra tenta di negare o ridimensionare questi fatti, di relativizzarli, di giustificarli come conseguenza della storia. Tentativi sempre più isolati, sempre meno credibili, ma che non possono essere ignorati.

    Fortunatamente, grazie alla luce che è stata accesa su questa verità storica, grazie al lavoro delle istituzioni, degli storici, delle associazioni degli esuli e di chi non ha mai smesso di testimoniare, questi negazionisti sono oggi una minoranza. Ma è necessario dirlo con chiarezza: il negazionismo e l’indifferenza non sono neutrali. Il negazionismo e l’indifferenza diventano complicità morale di chi ha le mani sporche del sangue di questi crimini. Rimuovere un delitto significa commetterlo di nuovo nella memoria.

    Con l’istituzione del Giorno del Ricordo, grazie alla legge approvata dal Parlamento nel 2004, l’Italia ha finalmente acceso una luce sull’altra faccia della memoria. Una memoria che non divide, ma completa la storia del Novecento europeo, restituendo dignità a chi per troppo tempo era stato dimenticato. Le foibe, profonde cavità naturali del Carso, divennero tra il 1943 e il 1947 strumenti di sterminio. Luoghi scelti deliberatamente dai partigiani comunisti titini per uccidere e per cancellare ogni traccia. Uomini e donne venivano prelevati di notte, spesso dopo torture, legati l’uno all’altro con il filo di ferro, condotti sull’orlo di questi abissi e colpiti con raffiche di mitra. I primi cadevano trascinando con sé gli altri, molti dei quali ancora vivi. Qui la morte non si conta a nomi o a numeri: si conta in metri cubi di cadaveri, ammassati nel buio, senza una tomba, senza un’identità. Questa violenza ha nomi e volti simbolo che nessuna ideologia potrà cancellare.

    Come Norma Cossetto, giovane studentessa italiana in Istria, sequestrata, violentata per ore e poi gettata in una foiba, simbolo della ferocia disumana inflitta a un’intera generazione. Come Don Bonifacio, sacerdote aggredito e ucciso perché rappresentava un ostacolo morale all’imposizione del comunismo titino. Come le vittime della vile e vergognosa strage di Vergarolla, dove un attentato deliberato colpì una spiaggia affollata, causando la morte di oltre cento civili innocenti, tra cui donne e bambini. La loro colpa era quella di essere italiani. A questa scia di sangue seguì l’esodo giuliano-dalmata. Oltre 350.000 italiani furono costretti ad abbandonare le proprie terre, le proprie case, i propri morti.

    Diventarono esuli nella loro stessa Patria, spesso accolti con diffidenza e sospetto. Il Trattato di Osimo, firmato nel 1975, sancì definitivamente quella ferita. Fu vissuto da migliaia di italiani come un tradimento, che li condannò a diventare esuli nel mondo, privati non solo della terra, ma anche del riconoscimento della loro storia e della loro sofferenza. Non fu solo una scelta diplomatica e politica: fu una lacerazione morale che ancora oggi pesa sulla coscienza nazionale. Alla fine degli anni ’90 portai in questo luogo dimenticato e nascosto il Presidente Scalfaro che rimase impressionato da tanta violenza. Quando nel 2001 sono diventato Sindaco di Trieste, qui a Basovizza non c’era ancora nulla eccetto un tappo di cemento.

    Non c’era un luogo strutturato della memoria, non c’era il riconoscimento che vediamo oggi. Tutto ciò che esiste ora è il risultato dell’impegno di tanti che hanno voluto con me dare voce a una verità nascosta per anni, contro silenzi colpevoli e resistenze ideologiche. Trieste ha scelto di non tacere, di non arretrare, di perseverare nella strada della conoscenza. Sono particolarmente lieto della presenza di scolaresche provenienti da divere parti di Italia. Trasmettere ai giovani questa storia, a lungo negata, è il modo più forte per impedire che l’oblio torni a vincere.

    La memoria va coltivata, difesa, raccontata senza ambiguità. Un momento decisivo di questo cammino è stato il 13 luglio 2020, quando davanti a questa foiba il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor si sono stretti la mano. Quel gesto ha segnato il riconoscimento ufficiale di una tragedia che per troppo tempo era stata negata. Non si cerca una memoria condivisa – che sarebbe un’illusione – ma una memoria riconosciuta, fondata sulla verità e sul rispetto delle vittime. La riconciliazione autentica nasce solo dalla verità, mai dall’oblio. Trieste continuerà a fare la sua parte. Continuerà a custodire Basovizza, a valorizzarla, a difenderla come luogo vivo di memoria e di conoscenza. Perché senza verità non c’è giustizia. E senza memoria non c’è libertà. Onore ai Martiri delle foibe. Viva Trieste. Viva l’Italia.

  • Fedriga: "Alimentare il negazionismo significa consegnare alle prossime generazioni una terra d'odio"

    Il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga nel suo discorso ha detto:

    "Questa terra è intrisa di sangue di martiri e perseguitati. Quel sangue poteva alimentare l'erba della vendetta, del rancore e dell'odio, che non c'è dubbio c'è stata per molti anni. Ma in mezzo a tutte queste erbe, quel sangue ha alimentato l'albero del dialogo e della pace.
    C'è qualcuno che sta cercando di alimentare quell'erba dell'odio e del rancore. Non lo dico come accusa ma come appello a chi continua ad alimentare il negazionismo e il riduzionismo. A chi anche nel circolo della stampa continua, che dovrebbe essere cuore della democrazia, a portare questo messaggio. Non è un dispetto che si fa a qualcuno ma un danno che si fa a queste terre. La responsabilità del futuro è di ognuno di noi. Non possiamo consegnare alle prossime generazioni una terra d'odio"

  • Anche Udine celebra il Giorno del Ricordo

    Anche a Udine si celebra il Giorno del Ricordo. Presente il sindaco Alberto Felice De Toni e l'assessore regionale Riccardo Riccardi. 

  • Il vescovo di Trieste Enrico Trevisi: "Preghiamo per tutte le vittime delle foibe e delle tragedie che le ideologie hanno causato"

    È iniziata la messa solenne, celebrata dal vescovo di Trieste, Enrico Trevisi.
    "Siamo qui a pregare per le vittime dell’odio che sono state uccise in queste foibe e in tutte le foibe. Preghiamo per loro e per le loro famiglie. E preghiamo per tutte le vittime delle tragedie che le ideologie (nazista, fascista, comunista) hanno causato. In particolare, ricordiamo anche le vittime di Vergarolla. Ma anche tutte le vittime che in queste nostre amate terre e in ogni altra parte del mondo hanno subito l’odio cieco di Caino. Mai più. Aiutaci Dio. Interceda per noi don Francesco Bonifacio martirizzato 80 anni fa, una manciata di giorni dopo la strage di Vergarolla, fatto sparire l’11 settembre 1946: unica sua colpa servire Dio e amare il suo popolo, con tutto il cuore, libero da ogni ideologia", ha detto in apertura Trevisi.

    Il discorso del vescovo Trevisi in forma integrale: 

    Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,

    Imparando da Salomone ci troviamo insieme per innalzare a Dio la nostra preghiera. Non ci troviamo nel tempio fatto da mani d’uomo, che poi sarà destinato ad essere distrutto, ma dentro il Creato, plasmato da Dio e che Lui ci ha affidato e del quale dobbiamo rendergli conto. Il Creato che ci circonda è intriso di bellezza ma anche teatro di crudeltà e tragedie.

    E come Salomone innalziamo il nostro grido: “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?” (1Re 8,23). Talvolta il nostro grido di dolore, che rimane preghiera, ci porta ad interrogare Dio di fronte a tutto il male che questa nostra umanità ha compiuto. Il nostro grido sale a Dio perché siamo atterriti per la cattiveria che ha ferito questa nostra terra. Vittime innocenti sacrificate alle ideologie più contraddittorie e accecate dalla prepotenza vile.

    Se poi ci mettiamo davanti a Dio e ci lasciamo illuminare dal suo sguardo allora ci rendiamo conto che questo cumulo di male ci vede anche noi complici: si parte dalle parole con cui si marchiano gli altri con sarcasmo; si prosegue con le insinuazioni e i sospetti con cui si crea un clima di sfiducia reciproca; si cavalcano stereotipi, pregiudizi, generalizzazioni fino a far diventare l’altro nemico solo perché non del proprio gruppo, della propria parte, del proprio partito, della propria religione. Cominciano così i dispetti, le intolleranze, le prime discriminazioni, le prime violenze e si cade nel rigurgito della guerra: il circolo vizioso della violenza e del darsi la colpa. Dell’accusare l’altro di aver cominciato. Questa è la storia di tante terre insanguinate dagli stessi popoli che la abitano.

    Mi colpisce che in questi inganni cadono anche popoli cristiani (pensiamo non solo a queste terre ma anche all’Ucraina e alla Russia): ma il Vangelo (Mc 7,1ss), citando Isaia, ci ammonisce che la conversione è qualcosa di serio: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

    E anche per noi potrebbe di nuovo esserci il rischio di annullare la parola di Dio per scadere in tradizioni-ideologie di uomini che ci portano alla barbarie. Parole, insinuazioni, dispetti, generalizzazioni, paure alimentate, violenze. Assumiamoci la responsabilità della pace.

    Occorre coraggio per vivere nella legalità. La legalità esprime un bene comune condiviso, certamente in una formulazione imperfetta, ma che mira al rispetto della dignità di tutti. Di tutti, non solo di qualcuno. Dignità di tutti: e il Vangelo ci insegna a schierarci dalla parte delle vittime, dei poveri. Ed è per questo che noi siamo qui ad onorare le vittime delle foibe. Ciascuna di essa ha un nome, una famiglia, una comunità che le piange. E che Dio preservi la nostra terra da altri orrori di questo genere. E che Dio ci doni un cuore aperto a riconoscere la sofferenza di tante persone che ancora non hanno trovato pace e giustizia.

    Occorre coraggio per costruire il bene comune. È molto più facile scegliere di costruire il bene di una parte a prescindere dalle altre, contro le altre. La mappa della dottrina sociale della Chiesa è offerta a tutti: è una mappa feconda che può ispirare continuamente ad aprire orizzonti, a purificare le menti, a lasciarci contagiare dall’amore di Dio: Lui ci ama e ci lascia il comandamento dell’amore, senza riserve. In questa mappa della dottrina sociale della Chiesa troviamo anche il diritto internazionale che se ha radici nel diritto romano è stato poi rilanciato dalla teologia cattolica ed è divenuto strumento prezioso che seppure imperfetto e bisognoso di adeguamenti non possiamo permettere che sia distrutto.

    Ci vuole del coraggio per vivere il comandamento di Dio che ci chiede di amare anche il nemico. Talvolta rischiamo di tagliare le pagine difficili del Vangelo, rischiamo di non volerci lasciar inquietare nella ricerca di una pace che passa anche attraverso il perdono, attraverso il cercare di capire le ragioni dell’altro e il suo dolore e le sue paure; non per sminuire le nostre ma come premessa per poterle portare nel loro cuore. E insieme cercare con pazienza di approssimarci sempre più alla giustizia, quella illuminata da Dio. Sempre più nella giustizia. Ma con pazienza. Con intelligenza. Con la sapienza che viene da Dio.

    Ci vuole coraggio per vincere i prepotenti e i violenti. E noi lo chiediamo a Dio e come il saggio Salomone preghiamo per essere illuminati da Dio. Preghiamo per le vittime delle foibe e per tutte le vittime di tutti i regimi dittatoriali, di ieri e di oggi. E preghiamo per i nostri governanti, e per quelli di tutto il mondo: siano aperti al Dio che parla alle loro coscienze. Sappiano mediare non per pavidità ma per il coraggio della pace, e costruire alleanze che sappiano custodire la pace e approssimarsi sempre più alla giustizia che viene da Dio.

    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia. Beati i miti. Beati gli operatori di pace.

    Interceda per noi il beato martire don Francesco Bonifacio.

  • Le istituzioni depongono le corone ai martiri delle foibe 

    Vengono resi gli onori ai martiri delle Foibe, con la deposizione di corone da parte delle istituzioni e delle associazioni degli esuli. 
    La prima corona è della presidenza del Consiglio dei ministri, seguita dal vicepremier Matteo Salvini, dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, e dal prefetto Giuseppe Petronzi. Segue la corona della Regione Friuli Venezia Giulia e della città di Trieste, seguita dal governatore Massimiliano Fedriga e dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza.

  • Medaglia d'oro al valor militare alla città di Trieste: le motivazioni

    È data lettura della motivazione dell'assegnazione della medaglia d'oro al valor militare alla città di Trieste
    Protesa da secoli a additare nel nome d’Italia le vie dell’unione tra popoli di stirpe diversa, fieramente partecipava coi figli migliori alla lotta per l’indipendenza e per l’unità della Patria; nella lunga vigilia confermava col sacrificio dei martiri la volontà d’essere italiana; questa volontà suggellava col sangue e con l’eroismo dei volontari della guerra 1915 - 18. In condizioni particolarmente difficili, sotto l’artiglio nazista, dimostrava nella lotta partigiana quale fosse il suo anelito alla giustizia e alla libertà che conquistava cacciando a viva forza l’oppressore. Sottoposta a durissima occupazione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria. Contro i trattati che la volevano staccata dalla Madrepatria, nelle drammatiche vicende di un lungo periodo d’incertezze e di coercizioni, con tenacia, con passione e con nuovi sacrifici di sangue ribadiva dinanzi al mondo, il suo incrollabile diritto d’essere italiana. Esempio d’inestinguibile fede patriottica, di costanza contro ogni avversità e d’eroismo.

  • Gonfaloni e alzabandiera, la cerimonia è iniziata

    È iniziata la cerimonia solenne con l'ingresso dei gonfaloni e l'alzabandiera al suono dell'inno nazionale davanti a un picchetto d'arme.

  • Il ministro Ciriani: "Ricordiamo pagine della storia per troppo tempo negate"

    Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani al suo arrivo al Sacrario di Basovizza: "Oggi torniamo a ricordare delle pagine per tanti anni, per decenni sono state volutamente dimenticate negate o addirittura giustificate. Finalmente possiamo parlare con libertà dell'esodo di centinaia di migliaia di italiani, dell'Istria, di Fiume, della Dalmazia e di migliaia di italiani infoibati. La loro unica colpa era di essere italiani. Non lo facciamo con l'animo di chi vuole odiare di chi vuole continuare a dividere ma con l'animo di chi invece vuole pacificare. Ma la pacificazione può nascere soltanto se tutte le pagine della storia vengono raccontate".

  • Salvini arrivato a Basovizza: "Il ricordo è vita, non è passato ma futuro"

    È arrivato alla Foiba di Basovizza il vicepremier con delega alle Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini per partecipare alla cerimonia solenne di commemorazione. "Il ricordo è vita, non è passato ma presente e futuro. Spero che non ci sia più nessuno che neghi, che riduca, che falsifichi. La settimana scorsa a Trieste ci sono state parole vergognose sul Ricordo truccato. Siamo qui per ricordare ai nostri figli che i crimini nazifascisti e comunisti devono essere archiviati al secolo passato", ha affermato.

  • Meloni: "La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia questa verità"

     "Oggi si celebra il Giorno del Ricordo. Una giornata che chiama l'Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un'imperdonabile congiura del silenzio, dell'oblio e dell'indifferenza. Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell'esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità". Lo scrive su X la premier Giorgia Meloni, in occasione del giorno del Ricordo. "La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell'ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi. Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere. Come dimostra la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest'anno, come il "Treno del Ricordo" che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta. L'Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all'Italia intera. Ad ognuno di noi".

  • In arrivo le associazioni

    Sul posto stanno cominciando ad arrivare diverse associazioni combattentistiche con i loro vessilli e si stanno schierando ai lati dell'area delle celebrazioni. La cerimonia è anticipata dalla deposizione di tre corone d'alloro alla Foiba 149 di Monrupino, mentre, al termine, alla Stazione centrale di Trieste sarà inaugurato il Treno del Ricordo, convoglio storico messo a disposizione da Fondazione Fs italiane e Gruppo Fs e allestito con una mostra multimediale e l'esposizione delle masserizie degli esuli. Prevista la partecipazione dei ministri Marina Elvira Calderone e Luca Ciriani.

  • Giorno del Ricordo, la facciata del Senato illuminata con il Tricolore

    "Il Senato della Repubblica aderisce al Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. Le bandiere saranno esposte a mezz'asta nella giornata di martedi' 10 febbraio. La facciata di Palazzo Madama sara' illuminata con il Tricolore dal tramonto di oggi, lunedi' 9 febbraio, all'alba di domani e, di nuovo, dal tramonto alla mezzanotte di martedi' 10 febbraio". Cosi' in una nota il Senato

    Giorno del Ricordo, la facciata del Senato illuminata con il Tricolore
  • La cerimonia a Roma

    Nell’aula di Montecitorio, alle 10, si terrà la cerimonia alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo gli indirizzi di saluto del presidente della Camera Lorenzo Fontana e del presidente del Senato Ignazio La Russa, sarà la volta degli interventi e delle testimonianze del presidente onorario dell’Associazione Dalmati Toni Concina, dello storico Gianni Oliva e del campione olimpico Abdon Pamich.  Nel corso dell’evento sarà proiettato un estratto del documentario “Il Marciatore”, tratto dal libro autobiografico di Pamich, e sarà letto un passaggio del libro “Francesco Bonifacio. Vita e martirio di un uomo di Dio”, di Mario Ravalico, da parte di Silvia Siravo del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.A seguire il contributo del vicepresidente del Consiglio dei ministri Antonio Tajani. La cerimonia si aprirà con l’inno italiano e si concluderà con l’inno europeo – eseguiti, insieme alla sinfonia di Vivaldi “Al Santo Sepolcro”, dal Conservatorio “Tartini” di Trieste – e sarà trasmessa in diretta su Rai1. In programma pure la premiazione delle scuole vincitrici del concorso nazionale “Il Giorno del Ricordo”, indetto dal ministero dell’Istruzione.

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