Giorno della Memoria: Fagagna si ferma per Ottavio, arrestato e deportato a 20 anni

Una pietra d’inciampo sarà posizionata fuori dal municipio, per commemorare il ragazzo morto in Turingia

Raffaella Sialino
Ottavio Pecile
Ottavio Pecile

Sarà l’ingresso del municipio di Fagagna a ospitare la cerimonia di posa della pietra d’inciampo dedicata a Ottavio Pecile, contadino fagagnese, vittima della deportazione nazista. Morto nel campo di sterminio di Buchenwald il 6 febbraio 1945, il giovane sarà ricordato martedì, Giorno della Memoria, alle 10.30.

La cerimonia, in sinergia tra l’Ecomuseo Il Cavalîr e l’amministrazione comunale, si svolgerà alla presenza di autorità e di oltre 200 alunni. «La posa della pietra d’inciampo – spiega il sindaco Daniele Chiarvesio – vuole restituire a Ottavio Pecile il suo nome, la sua storia e il suo posto nella comunità. A nome dell’amministrazione comunale e di tutta la comunità, rendiamo omaggio a lui e a tutte le vittime della deportazione».

«Vogliamo che quel piccolo blocco di ottone incastonato nel selciato – aggiunge la vicesindaco e assessore all’istruzione e cultura Anna Zannier – non sia solo memoria, ma monito, in particolare per le nuove generazioni, perché il sacrificio di Ottavio non venga dimenticato e perché la storia continui a interrogarci, ogni giorno, sul valore della libertà, della dignità umana e della pace».

Pecile nacque a Fagagna il 6 dicembre 1924, da Giordano e Ferma Pecile, e visse con i fratelli Americo e Rino una vita semplice, scandita dal lavoro nei campi, nel complesso abitativo di Casa Volpe in via Udine. A 19 anni fu chiamato alle armi e assegnato al 2° Reggimento fanteria della Divisione Re. L’8 settembre 1943 fece ritorno a casa ma, come molti all’epoca, visse mesi di paura e incertezza, minacciato dai rastrellamenti tedeschi, dalle deportazioni e dal lavoro coatto.

A fine luglio 1944, mentre rientrava dai campi con il padre e un fratello, Ottavio fu fermato nei pressi di palazzo Pico da una pattuglia della Feldgendarmerie. Senza spiegazioni venne arrestato e trasferito alle carceri di Udine. Da lì iniziò il viaggio verso l’orrore.

Deportato a Buchenwald, in Turingia, fu immatricolato col numero 39930, classificato come politico nonostante non avesse mai avuto alcun coinvolgimento politico o partigiano. In quel luogo di morte e disumanità subì le stesse atrocità inflitte a migliaia di innocenti.

Il campo venne liberato dagli americani l’11 aprile 1945, ma Ottavio era morto il 6 febbraio, nell’infermeria del campo. Le sue ultime parole, affidate a un compagno, furono un saluto alla famiglia e un ringraziamento carico di umanità.

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