«Giocavano insieme, erano amici»

Si sfidavano alla Playstation. Sequestrati pc e cellulare a Ruotolo, tornato al Sud

PORDENONE. L’appartamento al secondo piano del condominio di via Colombo, in cui abitava Giosuè Ruotolo è stato posto sotto sequestro e perquisito dai carabinieri. Al suo interno sarebbero stati rinvenuti un computer portatile e un cellulare, che sono stati portati via dagli investigatori. Saranno analizzati accuratamente, a caccia di nuovi indizi.

«Non lo abbiamo visto più da una settimana, una decina di giorni», raccontano i vicini di casa, stupiti dall’assembramento di giornalisti e telecamere che cominciano ad arrivare, alla spicciolata, in via Colombo.

Giosué Ruotolo si è allontanato probabilmente la settimana scorsa, forse proprio in concomitanza con le ricerche nel lago di San Valentino ma i carabinieri non hanno perso le sue tracce.

È stata evidentemente una precauzione. Nè è stato rilevato il pericolo di fuga dell’indagato. Il giovane sarebbe ritornato a Nola, secondo quanto hanno sentito i vicini, dalla sua famiglia.

Mercoledì anche i suoi due coinquilini, altri due militari, «hanno sbaraccato tutto e se ne sono andati». L’indomani i condomini hanno notato i sigilli e il cartello “locale posto sotto sequestro” sulla porta d’ingresso dell’appartamento al secondo piano. Lo stupore si è diffuso nello stabile, ma nessuno ha immaginato la ragione.

Molti ricordano il suo viso, ma pochi il nome. «Erano sempre di corsa, in quell’appartamento c’è sempre stato un grande giro di militari, gli inquilini cambiavano in continuazione».

Giravano in mimetica, nel quartiere, al ritorno dalla caserma De Carli. Chi è rimasto più impresso, invece, è Trifone. «Mi ha aiutato a portare carichi pesanti, quando mi sono trasferito qui – ricorda un vicino –. Era una persona cortese. Mi ricordo anche di Teresa, era passata qui a trovarlo, prima che andassero a vivere insieme».

Giosué e Trifone hanno vissuto nella stessa casa, con altri due commilitoni, per due anni. Entrambi hanno partecipato al concorso per entrare in Guardia di finanza.

«Giocavano insieme alla playstation ogni sera» ha ricordato il padre Francesco Ragone.

Erano amici. Il giovane militare ha partecipato anche alla cerimonia funebre alla cappella mortuaria di Pordenone, è andato a porgere le condoglianze alle famiglie dei due ragazzi, visti i rapporti di familiarità.

L’appartamento in via Colombo in cui l’amico di Trifone viveva dista appena una manciata di minuti a piedi dal parco di San Valentino, dove è stato effettuato il ritrovamento e dal parcheggio di via Interna, dove è stato compiuto il duplice omicidio. In automobile bastano un paio di minuti.

Resta ancora da stabilire con che mezzo il killer si sia allontanato dal palazzetto dello sport di via Interna.

A giugno, per la prima volta, i carabinieri hanno bussato alle porte dei vicini di casa in via Colombo, chiedendo informazioni sui militari che vivevano al secondo piano. Hanno scampanellato a tutti i piani del condominio per assumere le prime informazioni.

Segno che già tre mesi fa la loro attenzione si era puntata su uno degli occupanti dell’appartamento. Ruotolo era stato sentito varie volte, da testimone, come persona informata sui fatti, ma non è stato mai interrogato. Agli inquirenti aveva raccontato di trovarsi a casa, al momento dell’omicidio, ma non era stato in grado di produrre un alibi convincente.

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