Gino Pieri, chirurgo e partigiano

Primario chirurgo all’ospedale di Udine, deputato socialista alla Costituente (1946-’48), storico e narratore, il dottor Gino Pieri (Anagni 1881- Roma 1952) è un personaggio che merita di essere maggiormente conosciuto, soprattutto in questi tempi di rievocazioni storiche. Dalla Grande guerra alla Resistenza, siamo invasi letteralmente di libri. E proprio in questo periodo, infarcito di Sarajevo, Caporetto e Vittorio Veneto, ritroviamo con piacere in libreria «Storie di partigiani» di Gino Pieri, edito da Del Bianco. È la seconda opera importante del medico-scrittore socialista, dopo «Napoleone e il dominio napoleonico in Friuli» del 1941.
«Storie di partigiani», è uscito quattro anni dopo, nel settembre 1945, a pochissimi mesi dalla fine della guerra. La sua ristampa, anastatica, la dobbiamo all’editore friulano Giovanni Fulvio Aviani, che soprattutto negli ultimi anni si è distinto nel favorire la pubblicazione, o la riedizione, di testimonianze delle due ultime guerre.
Dall’ospedale di Udine, dove era arrivato nel 1937, Gino Pieri ha seguito tutte le vicende dal 1943 al 1945, gli anni bui della guerra fratricida. Rischiando continuamente in prima persona – l’arresto e la deportazione (se non peggio!) in Germania – Pieri ha fatto del proprio reparto dell’ospedale un prezioso osservatorio: curava i feriti, nascondeva i ricercati, riceveva informazioni che, grazie alla collaborazione di altri medici e amici, faceva pervenire alle giuste sedi.
È un racconto, quello di Pieri, fatto “a caldo”, con le ferite ancora aperte, ascoltando i protagonisti o riportando le versioni di persone degne di fiducia. Nei suoi capitoli ha passato in rassegna episodi salienti come l’assalto alle carceri di Udine del 7 febbraio ’45 guidato da Romano il Mancino, il fallito sabotaggio alla stazione ferroviaria udinese costato la vita a Tonino Friz, la scarcerazione dei capi dell’Osoppo con documenti falsi grazie a don De Roja e, inoltre, altri personaggi di spicco come Barni (Giobatta Berghinz), “disperso” nella Risiera di San Sabba, il valoroso Renato Del Din caduto in combattimento e il pordenonese Marco Martelli (Ferrini) , fucilato dai tedeschi («una fine intrepida ed esemplare»).
«Ho stralciato dal mio diario queste pagine di vita vissuta – scrive l’autore nella prefazione – per rievocare e fissare il ricordo dell’atmosfera di ansia, di violenza e di passione nella quale ci siamo smarriti dopo la catastrofe militare dell’8 settembre». E ha precisato anche di avere raccontato le sue storie «con luci e ombre».
Alcune vicende Pieri le ha vissute direttamente: ha subìto anche lui alla fine della guerra (marzo-aprile ’45) la detenzione in via Spalato, dove ha raccolto le ultime parole del comandante Tribuno (Mario Modotti) la sera prima che lo fucilassero. Non solo: il 28 aprile, quando i tedeschi stavano per lasciare Udine, fu invitato dal comandante, maggiore von Hallensleben, a trattare con il Cln provinciale per un accordo «in chiave antislava e anticomunista». Riuscì a inoltrare la proposta al Comitato, che la respinse.
Per la riedizione delle Storie di partigiani di Gino Pieri, l’editore Aviani si è avvalso di uno studioso, Andrea Fattori, un chimico appassionato di storia. Fattori, che ha cinquant’anni e lavora come contrattista all’ateo udinese, ha scritto saggi e tiene conferenze. Su invito di Aviani, ha assunto il ruolo di curatore del libro, riproponendolo in forma integrale. «L’ho letto 3-4 volte – ci ha spiegato – e mi sono convinto della validità e attualità dell’opera». Nonostante le immancabili (ma giustificabili), omissioni e piccole inesattezze. Per esempio non c’è una riga sull’eccidio di Porzùs (argomento, allora, dai contorni ancora molto vaghi). Inoltre qualche nome, anche di personaggi non secondari, è riportato in forma non corretta.
Dopo la guerra Gino Pieri fu nominato commissario straordinario dell’ospedale di Udine, quindi nel ’46 fu eletto alla Costituente assieme a Cosattini e Piemonte. L’anno dopo ci fu la scissione di palazzo Barberini e lui rimase col vecchio partito socialista. Il 31 gennaio 1948 concluse i lavori alla Costituente. Nel ’48, alle prime elezioni politiche generali, non fu rieletto. Si trasferì quindi a Roma dove visse gli ultimi anni. Morì il 21 giugno 1952 e alla Camera fu commemorato dall’onorevole socialista Luzzatto e dal ministro Pella. Tutte queste notizie biografiche le troviamo nell’ampia monografia “Gino Pieri, chirurgo, partigiano e parlamentare” che chiude l’interessante volume di Romeo Mattioli “Dentro la Sanità”, edito da Senaus nel 2008.
Presidente dell’Usl udinese dal 1986 al 1990, consigliere comunale di Udine dal 1975 al 2003 e più volte assessore, Mattioli ha assunto, con i suoi scritti, anche un ruolo di cronista di Udine, soprattutto nei campi dell’amministrazione cittadina e della Sanità. Ha riportato anche interviste con superstiti della guerra ’43-’45 come la partigiana Vera (Elsa Fazzutti), il medico Gian Riccardo Baxiu e il notaio Cesare Marzona, attualmente presidente dell’Associazione Osoppo. Di Marzona riporta una significativa battuta sul medico partigiano «I friulani avevano tanta considerazione, e familiarità, col dottor Pieri. Non pochi credevano si chiamasse Pietro ed erano soliti dire: “al è tant dignevul c’al si fa clamà Pieri!”».
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