L’abbraccio di Codroipo a Cecchettin: «Sono andato oltre il male per Giulia»
Il padre ospite per una serata con le esperte: «Pensavo che il patriarcato fosse una parola estinta. Poi le mie figlie me l’hanno spiegato»

Occhi lucidi che fanno da specchio a una storia che ha toccato l’anima di tutti, monito per il futuro e, soprattutto, per il presente. Giovedì sera, il pubblico presente nell’auditorium comunale gremito di Codroipo ha ascoltato con il cuore in gola le parole di Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa a 22 anni dall’ex fidanzato.
Sul palco, intervistato dalla giornalista Martina Delpiccolo, Cecchettin ha offerto una testimonianza che è andata ben oltre il dolore personale, trasformandosi in un appello civile alla responsabilità collettiva. Rivolto a uomini e donne, senza distinzioni.

Se il patriarcato siamo noi
«Quello che faccio – ha esordito Gino Cecchettin – lo faccio perché sono un padre che si ostina a non cedere. L’unico modo per far vivere Giulia è questo». Con voce pacata ma ferma, ha voluto subito sfatare un luogo comune: l’assassino di sua figlia non era un mostro. «È stato il figlio sano del patriarcato – ha scandito –. Definirlo “mostro” lo isoli e te ne tiri fuori, ma in realtà è una persona come noi, che ha respirato la nostra stessa cultura». Un insegnamento raccolto dalla secondogenita Elena: la violenza non arriva da un altrove, ma da modelli culturali che tutti, quotidianamente, rischiamo di riprodurre. «Patriarcato? Pensavo fosse una parola estinta. Poi Elena e Giulia me l’hanno spiegato».
Prevenzione e diritto
Prima dell’intervento di Cecchettin, la serata – promossa dalla Città di Codroipo con i nove Comuni dell’Ambito Donna – aveva offerto al pubblico strumenti di lettura fondamentali. Lucia Beltramini, dirigente psicologa dell’AsuFc, ha spiegato i meccanismi profondi della violenza: «Non è un fatto di elementi biologici, ma culturali». Ha ricordato la piramide della violenza, che affonda le radici negli stereotipi sui ruoli di genere per culminare nel danno fisico.
L’avvocata Maddalena Bosio ha invece illustrato il quadro normativo, sottolineando che «le forme di violenza si adattano alle forme di oppressione» e che non bisogna mai adagiarsi su quanto già si sa. Ha citato i pilastri della Convenzione di Istanbul – prevenire, proteggere, perseguire, adottare politiche integrate – ma ha lanciato un allarme: «Dobbiamo dare benzina per far funzionare questi strumenti. Servono risorse umane e finanziarie. ActionAid ha registrato un taglio del 70% dei servizi di prevenzione».
La rete dei servizi
A completare il quadro, gli interventi dedicati agli strumenti concreti del territorio. Stefania Bertino, responsabile del Servizio sociale del Medio Friuli, ha presentato il Progetto Sunrise, attivo dal 2023: una rete che coinvolge 109 amministrazioni per superare la frammentazione degli interventi, con due centri antiviolenza, sei sportelli, una casa rifugio e percorsi dedicati anche agli uomini maltrattanti.
Roberta Brescancin, di Voce Donna, ha portato i numeri dell’emergenza: nel 2025, solo a Pordenone, 358 accessi al centro antiviolenza e oltre mille colloqui; a Tolmezzo 113 accessi, più di 300 colloqui. E proprio lo sportello di Codroipo ha accolto 11 donne nell’ultimo anno.
L’eredità di Giulia
Con Cecchettin, il dialogo con Delpiccolo ha toccato il senso più profondo della serata. «Giulia – ha ricordato il padre – quando trovava qualcuno che stava male, empatizzava e lo aiutava. Io nella vita l’ho fatto raramente. Lei mi ha fatto sentire parte di una comunità». Poi ha lanciato un messaggio ai genitori: «È importante saper dire di no ai figli. Quando arriva la prima delusione amorosa, se un ragazzo è cresciuto con il modello “io sono uomo e non mi puoi fare questo affronto”, la frustrazione diventa esplosiva».
Sulla Fondazione Giulia Cecchettin, Gino ha concluso con una riflessione sull’amore: «Pensavo fosse ciò che ti fa stare bene. Invece amore è donare. Io avrei dato volentieri la mia vita per mia moglie, prima che morisse». E infine: «Onorare la vita significa venire qui, parlare di Giulia. Credere alla vita e cercare la felicità, anche per chi non c’è più. Loro vorrebbero così».
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