Il fumo del Pignarûl Grant va a nord, il Vecchio Venerando: «Sarà un anno difficile»

Il responso di Andrea Maroè dopo aver “letto” il falò a Coia di Tarcento: «Dobbiamo impegnarci tutti perché le cose migliorino». 

Simone Narduzzi
Il Vecchio Venerando Andrea Maroè al Pignarul Grant di Tarcento
Il Vecchio Venerando Andrea Maroè al Pignarul Grant di Tarcento

 Volute a dipingere il cielo, tratti di fumo che accendono il buio e le speranze per l’anno in corso. A spirale, squarciano le tenebre dell’ignoto dando solennità a uno scenario da Notte stellata. Sono soltanto i primi vagiti di un nuovo Pignarûl grant, il 98º per Tarcento: da lì, martedì, è sorta così la chioma, inafferrabile ma invero aperta alle interpretazioni del Vecchio Venerando, il debuttante Andrea Maroè. A lui è spettato leggere il fuoco, svelare i segreti intrinsechi di una tradizione che ha reso possibile il vaticinio in vista dei mesi a venire. Il fumo, complice il poco vento, s’è levato verso l’alto, su dritto, per poi virare in direzione nord. Il 2026, quindi, sarà un anno complesso, responso simile a quello del 2025.

Pignarûl Grant di Tarcento, cattivi presagi: "Il fumo ha girato a nord, sarà un anno difficile"

«L’auspicio non è buonissimo – ha detto così Maroè, il tree climber e divulgatore ambientale che, per l’occasione, ha raccolto il testimone di Giovanni Marsilio –. Ci attende un anno difficile dal punto di vista geopolitico ed economico. Ma se ci mettiamo insieme, se i giovani danno il loro contributo, potremo trasformare anche quella che è una possibile situazione drammatica in una opportunità per tutti quanti». Non grandi azioni, ma piccoli gesti in seno alle comunità di appartenenza: «Non occorre andare al mercato», si agisca in famiglia; «non serve andare in giro per il mondo», fuori dalla porta c’è un modo di occasioni per fare del bene.

È andata così in archivio, tra brindisi e pinze, sogni e inevitabili attese, la tre giorni di kermesse tarcentina, apertasi con la consegna del 71º Premio Epifania e culminata con i bagliori degli undici fuochi propiziatori dati alle fiamme nella conca subito dopo l’accensione del colosso sul colle di Coia. In mezzo, un ricco cartellone di eventi contraddistinto anche dalla spettacolare corsa dei carri infuocati del lunedì. Senza scordare la rievocazione storica, la fiaccolata. La salita al “Cjscjelat”. Lenta, cadenzata, la storia della solenne investitura di Artico di Castel Porpetto che martedì ha accompagnato figuranti e pubblico. I primi, in costume, eleganti e solenni, seguiti da tutte le genti, bardate a puntino per opporsi al freddo pungente (ma neanche troppo).

Fra loro c’erano le autorità, guidate dal sindaco di Tarcento, Mauro Steccati: «Questo appuntamento – le sue parole – è uno dei più importanti in Friuli e fa ormai parte dell’identità di tutto il nostro territorio. Basti pensare che, in giro per il mondo, i vari fogolârs sono sempre attenti a sincronizzare i loro pignarûi con quello di Tarcento. A nome mio e dell’amministrazione comunale ci tengo a fare i complimenti alla pro loco, a tutti i volontari, alla polizia locale, alla Protezione civile, agli alpini, alla Croce rossa. A tutte le persone che hanno in qualche modo dato un contributo: senza di loro, un evento del genere non lo si potrebbe riuscire a organizzare».

In rappresentanza della Regione, hanno partecipato l’assessore alle Finanze Barbara Zilli e il consigliere regionale Edy Morandini. «Con il pignarûl inizia ufficialmente il nuovo anno in Friuli – il pensiero di Zilli –. Il Pignarûl grant è una tradizione profondamente simbolica per il popolo friulano e per il Friuli Venezia Giulia: nel gesto ancestrale della lettura del fumo e del fuoco ritroviamo i buoni auspici per il nuovo anno e un messaggio forte di comunità, coesione e partecipazione». Anche cogliendo le parole del Vecchio Venerando, l’assessore ha espresso il suo auspicio affinché la gente «esca dalle case, esca dagli individualismi e viva la comunità, facendo crescere il nostro Friuli e dando un messaggio positivo ai più giovani».

Impressionante la fiumana che, da piazza Libertà, ha punteggiato di fiaccole il percorso che portava alla pira. Tutt’attorno, poi, gli altri undici pignarûi hanno agito quali anelli di una catena solida, fondata sulla tradizione, fuochi propiziatori, sì, ma anche di segnalazione, come Tolkien insegnerebbe, a difesa di un popolo in questo 2026 che, a detta del Vecchio Venerando, si preannuncia piuttosto difficile. 

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