Friuli in zona rossa e scuole chiuse, aumenta la richiesta per i congedi parentali: cosa c'è da sapere

L’Inps si attende per il mese di marzo numeri simili a quelli del primo lockdown Lo scorso anno oltre 30 mila domande. La Cgil chiede misure per i lavoratori agili

UDINE. Anche in zona rossa - condizione nella quale la nostra regione si troverà con tutta probabilità fino al 12 aprile - i bimbi di asili ed elementari e i ragazzi delle prime medie dovrebbero tornare in classe dopo Pasqua. Una prospettiva che interessa da vicino circa 90 mila famiglie del Friuli Venezia Giulia e che s’intreccia giocoforza con le richieste di congedo parentale formulate dai genitori che, impossibilitati a lavorare in smart working, sono costretti a prendersi una pausa dal proprio impiego per seguire i figli impegnati nella didattica a distanza. Una soluzione obbligata soprattutto per chi ha figli minori di 14 anni.

Oltre 30 mila domande
Lo scorso anno in Fvg sono stati oltre 8 mila i lavoratori che hanno beneficiato del congedo parentale, il 14 per cento in più rispetto al 2019, quando le domande accolte dall’Inps erano state 7.272. Il 2020 è stato tuttavia l’anno dell’emergenza sanitaria, che ha costretto il governo e lo stesso istituto previdenziale a varare una serie di strumenti in grado di supportare le famiglie in particolare nelle settimane del lockdown, nei casi di quarantena o positività dei pargoli oppure di restrizioni legate all’approdo della regione di residenza in zona rossa. Da qui nascono i congedi Covid (8.457 richieste lo scorso anno) e il bonus babysitting, di cui hanno usufruito in Friuli Venezia Giulia 15.916 lavoratori (con una prevalenza del settore privato, 13.483 domande accolte, sul pubblico, fermo a 2.433). In attesa dell’elaborazione dei dati, l’Inps del Fvg si aspetta anche per queste settimane di zona rossa numeri simili.



La circolare

Nelle scorse ore l’istituto di previdenza sociale ha chiarito in una circolare i requisiti per l’ottenimento del congedo Covid al 50 per cento. Possono richiederlo iI lavoratori dipendenti con figli fino a 14 anni in quarantena (perchè positivi al Covid o in seguito a un contatto stretto) o in Dad che non possono lavorare in modalità agile. L’Inps ha inoltre chiarito che questa possibilità è valida dal 13 marzo, data di entrata in vigore del decreto sulle misure per fronteggiare la diffusione del Covid, fino al 30 giugno.

Il congedo spetta ai genitori lavoratori dipendenti, «alternativamente tra loro» quindi non negli stessi giorni e per figli conviventi. Il requisito dell’età e della convivenza non c’è se il figlio disabile in situazione di gravità è a casa per la chiusura delle scuole o del centri diurno o naturalmente se è in quarantena. Le domande dei dipendenti del settore privato saranno gestite dall’Inps. I dipendenti pubblici devono invece fare domanda direttamente all'amministrazione di appartenenza.


La richiesta
«Congedi parentali e misure come il bonus babysitter vanno estesi anche a chi opera in modalità di lavoro agile, in caso di ricorso alla didattica a distanza per i figli». A dirlo è la responsabile pari opportunità della Cgil regionale Rossana Giacaz, che denuncia le crescenti difficoltà di molti lavoratori in smart working, e in particolare lavoratrici, che si vedono negato l’accesso ai congedi. «Il semplice fatto “fisico” di lavorare da casa – spiega Giacaz – non basta a garantire la necessaria assistenza ai minori. Si rischia inoltre che passi una concezione distorta del lavoro agile, che non è uno strumento di conciliazione con i carichi familiari, specie se utilizzato come strumento di organizzazione del lavoro durante un’emergenza sanitaria come quella attuale». Da qui la richiesta, avanzata alla Regione e ai parlamentari del Friuli Venezia Giulia, di farsi parte attiva nei confronti del governo per l’estensione dei congedi agli smart worker.


 

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