Friulani sempre piú depressi: aumenta il disagio fra i bimbi

Si ricorre ai farmaci anche per i minori ma la terapia è la chiave vincente. Il presidente dell’Ordine Calvani: il trattamento psicologico taglia la spese sanitarie

UDINE. Depressi, stressati, affetti da stati d’ansia e attacchi di panico. Peggiora la salute psicologica dei friulani. Sarebbero quasi 100 mila le persone che soffrono di disturbi depressivi in regione, dati in linea con l’andamento nazionale. Secondo le ultime stime, otto milioni di italiani sono in preda a stati d’ansia, quattro alla depressione e oltre un milione al disturbo post traumatico da stress. A conti fatti, sono 17 milioni le persone che soffrono di un chiaro disagio psicologico. A dare la misura del fenomeno il continuo aumento dei consumo di ansiolitici e antidepressivi documentato dall’Agenzia del farmaco.

Ancora più allarmante il quadro che riguarda i bambini. A parlarne è il presidente regionale dell’Ordine degli psicologi Roberto Calvani: «Mentre a livello nazionale i disturbi di apprendimento riguardano il 4 per cento dei soggetti in età infantile o evolutiva – sintetizza – nella nostra regione si raggiunge il 7/8 per cento. Si va dai disturbi d’ansia alla dislessia e alla disgrafia, fino all’autismo, ai problemi comportamentali, ai disturbi alimentari e al cosiddetto iperattivismo. Nel 2014 a Udine abbiamo valutato e diagnosticato oltre 900 bambini. Non solo – aggiunge Calvani – il 40 per cento dei giovani di età compresa fra i 15 e i 20 anni manifesta problematiche di natura affettiva».

Un fenomeno non facile da inquadrare, eppure la fragilità dei legami familiari incide fortemente su queste problematiche. «L’evoluzione che ha avuto la famiglia, l’aumento delle separazioni conflittuali, nonchè delle famiglie miste e monogenitoriali, ha un peso in tutto questo – rimarca il presidente del Consiglio regionale dell’Ordine degli psicologi – la rete familiare è molto mutata, un tempo si poteva contare sulla famiglia trigenerazionale e su quella allargata, oggi però, queste risorse vengono spesso a mancare».

Se si escludono i casi psichiatrici più gravi, i disturbi psicologici vengono diagnosticati e trattati in media solo nel 30 per cento dei casi e quando questo accade ricevono spesso una cura poco appropriata, fatta solo di farmaci somministrati per lunghi periodi, spesso anche nei confronti di bambini e adolescenti.

«Le problematiche psicologiche e fisiche legate principalmente alla crisi economica generano depressione, stati d’ansia e stress e l’aumento del numero di tentativi di suicidio rappresenta l’esito più estremo del fenomeno» sottolinea Calvani. Allo stato i trattamenti psicologici sono efficaci e vantaggiosi in una vasta gamma di situazioni (depressione, ansia generalizzata e sociale, panico, disturbo ossessivo compulsivo, fobia, disturbo bipolare, e post traumatico) e spesso si ripagano da soli perché per ogni euro speso inducono minori costi che vanno da 1,3 euro (depressione post–partum) a 2 euro (disturbi somatoformi) fino a 97 euro (disturbi della condotta). In generale, abbiamo una riduzione delle spese sanitarie dal 17 per cento a fronte di un aumento del 12,3 per cento nei pazienti non trattati psicologicamente.

«Purtroppo, non sempre si comprende che i costi della psicologia rappresentano un investimento e non una spesa – è la nota di dolore di Calvani – attraverso interventi psicologici efficaci si possono produrre ottimi risultati e tangibili risparmi al sistema sanitario».

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