Frase choc su Regeni: "Se lo voleva morto, la Polizia lo avrebbe messo nel cemento"

Il giornalista Bakry in tv: così in Egitto oggi spariscono i corpi dei nemici e di persone “scomode”. Poi si scaglia contro l’Italia che ha bloccato la fornitura di F16
Una foto tratta dall'archivio dei "sindaci dei ragazzi" di Fiumicello, di Giulio Regeni, lo studente di 28 anni scomparso il 25 gennaio al Cairo, Roma, 31 gennaio 2016. ANSA/WEB ....+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++
Una foto tratta dall'archivio dei "sindaci dei ragazzi" di Fiumicello, di Giulio Regeni, lo studente di 28 anni scomparso il 25 gennaio al Cairo, Roma, 31 gennaio 2016. ANSA/WEB ....+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

UDINE. In un pilone di cemento. Così in Egitto, oggi, la polizia fa sparire i corpi dei nemici e di persone “scomode”.

A dirlo è stato Mustafa Bakry, uno dei giornalisti egiziani più noti e attuale membro della Camera dei deputati, che nel corso di una trasmissione televisiva in prima serata, “Gli occhi dell’Egitto”, ha tranquillamente dichiarato: «Se la polizia avesse ucciso Regeni non l’avrebbe certamente buttato per strada.

Ci sono altri modi. Lo avrebbe nascosto. Lo avrebbe messo nel cemento e nascosto, non sarebbe andata a denunciare se stessa».

La trasmissione è andata in onda su Alhadath, il canale egiziano del network saudita di AlArabiya, lo stesso che ospita la trasmissione della giornalista che in passato ha mandato Giulio al diavolo, e l’episodio è stato ripreso dal settimanale L’Espresso.

Tema principale della trasmissione è stato l’emendamento Regeni con cui il Senato italiano ha deciso di bloccare la fornitura dei pezzi di ricambio per gli F16 che l’Egitto ha in dotazione. Una decisione che non è andata giù al Paese arabo ora guidato dai militari.

Bakry l’ha definito «un provvedimento pericoloso che potrebbe portare a conseguenze ancora più gravi». La linea difensiva è sempre la stessa, quella tracciata dal presidente alSisi e percorsa con precisione da tutti i membri del governo.

«Le autorità egiziane hanno fatto tutto il possibile, la delegazione che è stata inviata a Roma ha fornito tutte le prove con assoluta trasparenza».

Non è chiaro cosa intenda per tutto il possibile e nemmeno di quali prove parli, vista la negligenza dimostrata dagli inquirenti del Cairo in più riprese. In ogni caso l’opinionista, voce del governo attuale, ha dato il peggio di sé parlando dell’uccisione del ricercatore italiano.

Nel goffo tentativo di assolvere la polizia e gli Interni ha in sostanza spiegato quali sono i modi attuati per fare sparire i dissidenti: «È pensabile che la polizia egiziana uccida Regeni e lo butti per strada vicino a Hazem Hassan? È possibile che lo torturi in questo modo?

Ci sono metodi più innovativi. E se l’avesse fatto, l’avrebbe nascosto. Lo avrebbe messo nel cemento e nascosto, non andrebbe a denunciare se stessa. Il primo che guidava un minibus ha trovato la vittima».

E per concludere ha fornito anche colpevole e movente. «Immagino che sia una mossa in uno scontro tra servizi segreti stranieri. E il signore aveva un lavoro nei servizi segreti. Nel suo hard disk sono stati trovati più di 500mila file».

Il conduttore della trasmissione, Hatem Numan, si è limitato ad annuire confermando e prendendo quasi per scontato tutto ciò che è stato affermato dal suo prestigioso ospite.

Ad avvalorare la versione raccontata dal testimonial del regime ci sono anche i numeri. In occasione del terzo anniversario del golpe militare sono stati pubblicati diversi rapporti delle associazioni dei diritti umani su sparizioni forzate e morti nelle carceri. Numeri da guerra silenziosa. Dove libertà e morte sono separate da un filo troppo sottile.

Dal 30 giugno del 2013, quando è iniziata la protesta che è sfociata in un colpo di Stato, sono morte in prigione 493 persone. L’ultimo decesso risale al 27 giugno: un 54enne gravemente malato è stato abbandonato in una cella.

Non poteva uscirne vivo, e chi lo ha abbandonato lì lo sapeva bene. E uno degli ambienti meno protetti è quello accademico. Secondo alcune organizzazioni per i diritti umani in questi tre anni sono stati uccisi 21 studenti nelle aree universitarie. Quelli arrestati, o scomparsi forzatamente, sono stati invece 1.626.

L’attivista egiziano per i diritti umani Abdelrahman Mansour, in questi giorni a Roma ospite dell’associazione Arci, invita l’Italia a «insistere di più sul caso Regeni affinchè ci sia un’indagine trasparente, facendo maggiori pressioni sul governo egiziano e bloccando la vendita di armi».

Intanto al Cairo è stata prolungata di altri 15 giorni la detenzione cautelare imposta a Malek Adly, avvocato e attivista egiziano, indagato per istigazione alla protesta del 25 aprile e per una serie di accuse di sovversione. Il 18 luglio il tribunale di Shubra el Khaima al Cairo deciderà se prolungare o meno la custodia cautelare.

La vicenda di Malek Adly, di cui si è interessata anche Amnesty International, era stata segnalata a maggio dai genitori di Giulio Regeni.

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