L’addio a Fiorenzo Bacci: «Era forza e dinamismo»

Picchetto d’onore dei bersaglieri al colonnello in congedo e scultore di fama. La figlia: probabilmente sta pensando a come abbellire il paradiso da lassù

Ilaria Purassanta
Un momento delle esequie in duomo Foto Ambrosio/Petrussi
Un momento delle esequie in duomo Foto Ambrosio/Petrussi

Un’energia vitale travolgente, che sapeva incanalare nell’arte e con la quale contagiava chiunque incontrasse. Fino all’ultimo istante. Familiari, amici, compagni d’accademia hanno ricordato quella luce dell’anima che in Fiorenzo Bacci, colonnello dei bersaglieri dell’Ottavo reggimento e scultore, mancato a 85 anni,vibrava con una forza fuori dal comune.

Addio allo scultore Fiorenzo Bacci: le sue opere esposte in tutto il mondo

Tanto da rendere increduli che quella bara di legno, sotto una cascata di rose rosse, scivolata nel duomo di San Marco fra due ali di fanti piumati in picchetto d’onore e accompagnata dalla moglie Gabriella, dai figli Antonio, caporedattore centrale del Messaggero Veneto e Francesca, professoressa universitaria e storica dell’arte, potesse contenerla. «Credo che lui dentro non ci sia – così la figlia Francesca –. Mio papà era forza, dinamismo. Soprattutto trasformava la materia, la sfrangiava fino a che si annullasse in linee di energia nell’aria. Io lo penso così, come un uomo che ha chiuso gli occhi, ha corso con tutta la velocità possibile fino smaterializzarsi fra le braccia del Signore, salire in cielo e probabilmente sta cominciando a pensare a come abbellire il paradiso anche da lassù».

Silvio Torre, che con lui ha frequentato il 17º corso ufficiali 60 anni fa, ha sottolineato che Fiorenzo ha servito con orgoglio. Presenti in fascia tricolore i sindaci di Pordenone Alessandro Basso e di Porcia Marco Sartini, l’assessore Walter De Bortoli e il vicesindaco di Porcia Lorena Blarasin.

Accanto al feretro, durante le esequie, un barattolo con gli strumenti da lavoro preferiti dall’artista. Lo stesso ambone dal quale don Olindo Marson ha pronunciato l’omelia, è stato scolpito da Fiorenzo Bacci. Le sue opere sono in città, in Italia, all’estero. Marson ha scelto la lettura del profeta Geremia sul vasaio, metafora dell’opera di Dio: «Uno scultore sa che tutto non riesce subito, che la forma nasce anche dalle resistenze, dagli errori, dalla fatica». —

 

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