Fidanzati uccisi, telefonate febbrili prima del duplice delitto

PORDENONE. Da quando Giosuè Ruotolo è uscito dalla caserma De Carli di Cordenons alla sua partenza da casa, verso le 1915, per la palestra fitness in via Interna, in quel fatidico martedì 17 marzo, il suo iPhone è stato rovente per il continuo scambio di messaggi e telefonate con la fidanzata di Somma Vesuviana.
Fino a quella domanda della giovane che rimane sospesa nell’aria, in attesa del ritorno nell’appartamento di via Colombo del 26enne militare campano: «Amore, hai fatto qualcosa che non mi hai detto?». Forse la fidanzata di Giosué aveva avuto sentore che stesse succedendo qualcosa?
E perché? Proprio da questa conversazione via whatsapp, sulla quale la ragazza non era mai stata sentita prima d’ora dagli inquirenti, è partito il fuoco di fila di domande dei due pm titolari dell’inchiesta Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro.
Per più di cinque ore e mezza la giovane è stata messa sotto torchio dai due sostituti procuratori a Somma Vesuviana. Per la terza volta la giovane, che è sempre rimasta al fianco del suo fidanzato, anche in questo momento così duro, è stata sentita come persona informata sui fatti, senza dunque l’assistenza di un legale.
Gli inquirenti hanno cercato di ricostruire quel pomeriggio, a caccia di un appiglio che possa portare al movente del duplice omicidio. Di che cosa hanno parlato i due fidanzati? Come mai Giosué non ha mai accennato al delitto di via Interna nell’ultima telefonata, durata oltre un’ora, fatta alla sua ragazza?
Gli inquirenti valutano ogni ipotesi. Anche quella che il delitto possa essere maturato qualche ora prima. Il che lascerebbe, tuttavia, presupporre che la Beretta modello 1922 fosse già nelle disponibilità dell’indagato.
Ma ancora la storia della pistola semiautomatica e il suo percorso, di mano in mano, non sono stati ricostruiti né è emerso alcun elemento, sinora, che possa ricondurla al giovane che rimane l’unico indagato per il duplice omicidio.
Giosuè Ruotolo, intanto, trascorre con grande serenità le sue giornate alla caserma Mittica di Pordenone, dove è stato trasferito. Ha passato la domenica a passeggio fra le bancarelle del mercatino di antiquariato, in compagnia del suo avvocato.
Il giovane è fiducioso: confida che le indagini si concludano con un’archiviazione della sua posizione e che possa quindi entrare nelle fila della Guardia di finanza, il suo sogno di sempre.
Gli inquirenti hanno scandagliato nuovamente le relazioni sociali della coppia di Somma Vesuviana e i rapporti fra Giosuè Ruotolo e Trifone Ragone. Si stanno esaminando accuratamente anche i cellulari nella disponibilità della fidanzata, per cercare di recuperare, magari, le conversazioni che potrebbero essere state cancellate eventualmente da altri supporti.
La felpa di acetato scuro della tuta indossata da Ruotolo la sera del duplice omicidio non sarebbe mai stata trovata fra gli effetti personali sequestrati al giovane nelle abitazioni di Somma Vesuviana e di Pordenone, né sarebbe stata rinvenuta nella sua stanza in caserma a Cordenons.
Secondo una testimonianza raccolta da uno dei coinquilini dell’indagato, infatti, Giosué avrebbe indossato una tuta di acetato scuro quella sera, quando era uscito per recarsi al palasport. Secondo la versione dell’indagato, non avendo trovato parcheggio, dopo otto minuti di attesa al volante dell’Audi A3 grigia, Ruotolo avrebbe puntato al parco di San Valentino.
Dopo qualche minuto di corsa, il freddo l’avrebbe fatto desistere e prendere la via di casa. Dopo la cena con i coinquilini, Ruotolo sarebbe stato visto nella sua stanza con una t-shirt e i pantaloni della tuta.
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