Fidanzati uccisi, si stringe il cerchio sulla pistola del killer

E intanto i detective privati assunti dalla famiglia Ragone cominciano la mappatura delle celle telefoniche

PORDENONE. Si stringe il cerchio sull’arma del killer di Teresa e Trifone. Grazie al suo lavoro certosino, il perito balistico Piero Benedetti, al quale il pm Pier Umberto Vallerin ha affidato la consulenza tecnica, è riuscito a restringere la rosa di potenziali modelli a due o al massimo tre tipi di pistola.

Sulle tracce del killer. Un risultato importantissimo per gli inquirenti. Perché potrebbe condurli direttamente all’assassino. Se, infatti, fosse rinvenuta, nel corso delle indagini, un’arma, comparandola con i dati emersi nella perizia balistica, si potrebbe determinare con assoluta certezza se si tratta o meno dell’arma del killer.

«Se fosse confermato, è un dato di assoluto rilievo – commenta l’avvocato della famiglia Ragone Daniele Fabrizi, interpellato sulle indiscrezioni in merito all’arma del delitto – perché, se stanno così le cose, ora per gli inquirenti sarà più semplice mettersi sulle tracce della pistola utilizzata per compiere il duplice omicidio, visto che dispongono di una banca dati molto precisa».

La perizia. Nulla trapela ancora, invece, sulle possibili marche della pistola. Ieri la perizia balistica è stata depositata in Procura. A poco a poco è stato dipinto il quadro dell’arma. Dai bossoli rinvenuti sul luogo del delitto, nel parcheggio di via Interna, si è arrivati al calibro: 7.65. Ora, grazie all’analisi di Benedetti, il cerchio si stringe sui possibili modelli.

La vetustà dell’arma. Si sa anche che la pistola è piuttosto datata. Un elemento che suscita perplessità nel team di detective privati ingaggiato dai Ragone, che tuttavia non ha ancora preso visione della perizia balistica. «Il fatto che la pistola, da quanto si è appreso dai media, – osserva Fabrizi – possa essere vecchia, a me non fornisce un’indicazione univoca, anzi, ci confonde ulteriormente. Non conosciamo il lavoro de gli inquirenti, noi ci limitiamo a formulare ipotesi.

Percorrendo la strada dell’esecuzione di stampo militare, la vetustà della pistola, che avrebbe potuto incepparsi e l’assenza del silenziatore, che avrebbe attirato sul killer l’attenzione, non sono del tutto compatibili con la ricostruzione che vuole l’autore dell’omicidio come una persona avezza all’uso delle armi e addestrata. Qualcuno dice che forse potrebbe aver ricevuto in passato un addestramento, in altro contesto e altri tempi, e aver rispolverato le competenze e la vecchia arma».

Skyhunter. Intanto stamane il team di investigatori privati dei Ragone arriverà a Pordenone per mappare tutte le celle telefoniche dal palazzetto dello sport fino alle principali direttrici di uscita dalla città. All’opera il tecnico Simone Bonifazi. Il software skyhunter sarà installato sul cofano o sul tetto dell’auto e quindi saranno percorse le vie di fuga, per qualche chilometro.

Raccolta l’immensa mole di dati, sarà filtrata con una serie di criteri e confrontata con le informazioni reperite dai gestori di telefonia mobile. «La comparazione – spiega Fabrizi – ci dirà quali sono le utenze più interessanti da osservare. Lungo il percorso fatto dalle utenze, individueremo anche le telecamere private e pubbliche».

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