Fidanzati uccisi, Rosaria aveva paura di Giosuè e disse a un amico: "Se ci scopre devi scappare da qui"

Pordenone, un testimone parla di presunti tradimenti della studentessa. La giovane preoccupata per la possibile reazione di Ruotolo

PORDENONE. Le complesse dinamiche del rapporto tra Rosaria Patrone e Giosuè Ruotolo, uniti nell’amore e separati dalle centinaia di chilometri e pensieri che possono dividere un’abitazione di Somma Vesuviana da un’angusta cella di un carcere a Belluno, si arricchiscono di un nuovo capitolo.

Pagine e pagine sono state scritte per cercare di spiegare la natura della relazione tra i due fidanzati.

Si è parlato delle paure di lei circa il processo di trasformazione di Giosuè nel “modello Trifone”, catalogato come un classico dongiovanni sciupafemmine. E dell’effetto dirompente delle pressioni psicologiche della studentessa sul militare, fino a fargli crescere dentro il desiderio di sopprimere quel coinquilino più prestante, più bello e di maggiore successo.

Come è andata a finire, nella ricostruzione avvalorata dall’accusa, è noto: la finta amante di Trifone impersonificata su Facebook da Giosuè, i perfidi messaggi inviati a Teresa per farla sospettare del suo uomo, Ragone che scopre il gioco, la lite, il pestaggio, la minaccia di denunciare tutto alla magistratura, facendo perdere a Ruotolo il sospirato posto nella Guardia di finanza, il duplice omicidio.

E poi, quasi un anno dopo, la soluzione del caso, con l’ordinanza del gip Alberto Rossi che, sulla scorta del lavoro dei carabinieri, sta costando gli arresti domiciliari a Rosaria e il carcere a Giosuè.

Fidanzati uccisi, Ruotolo tace e resta in cella

Una valutazione in atti, quella del magistrato, basata non soltanto sulla perdurante attività di inquinamento probatorio posta in essere dagli indagati, ma anche sull’effettiva e ancora attuale pericolosità sociale del militare campano.

Ruotolo è stato ritenuto da Rossi potenzialmente in grado di uccidere ancora, di eliminare chiunque possa mettergli i bastoni tra le ruote portando al mulino dell’accusa l’acqua necessaria a macinare una condanna.

Tuttavia, se tanto è emerso a proposito dei mesi successivi a quel 17 marzo, poco era sinora affiorato sulle dinamiche affettive tra Giosuè e Rosaria prima di quel tragico martedì.

Su quel magma di emozioni che aveva determinato il cortocircuito psicologico di lei, le pressioni su di lui e l’apertura del falso profilo Facebook che avrebbe aperto la porta, di lì a qualche mese, agli spari fuori dal palasport.

Invece da dire ce ne sarebbe parecchio. Perchè dalle carte in possesso dei carabinieri risulta un periodo in cui, stando a «molteplici informazioni testimoniali assunte dagli investigatori», l’amore tra Rosaria e Giosuè non sarebbe stato così solido e lei avrebbe anzi «tradito il fidanzato Giosuè con almeno quattro uomini», a uno dei quali avrebbe detto: «Se Giosuè ci scopre, devi scappare da Somma...».

Parole che oggi risuonano con un’eco sinistra proprio alla luce delle valutazioni del gip Alberto Rossi sulla pericolosità sociale di Ruotolo.

Fidanzati uccisi a Pordenone, Ruotolo tradito dal Grande fratello

Già la Rosaria dell’epoca, dunque, stando a questi testimoni, sapeva perfettamente cosa sarebbe potuto accadere innescando la mina delle reazioni emotive del suo fidanzato. La stessa Rosaria che questo lunedì si giocherà la chance di raccogliere l’assist fornitole dal procuratore della Repubblica: sfruttare l’interrogatorio di garanzia per aprire lo scrigno dei segreti dell’anima.

L’unica strada per conseguire i due risultati indispensabili per il suo futuro: l’uscita dall’inchiesta e il primo passo sulla via di una ritrovata serenità interiore.

Il cammino resterebbe lungo ma il solco, almeno quello, sarebbe tracciato.

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