Fidanzati uccisi, Ruotolo tace e resta in cella

PORDENONE. Ha fatto scena muta, davanti al gip di Belluno, poi è tornato nella sua cella. Come preannunciato nei giorni scorsi dallo stesso avvocato difensore, Roberto Rigoni Stern. Per Giosuè Ruotolo non era l’interrogatorio di garanzia il momento nel quale giocarsi le proprie carte. Viceversa, potrebbe esserlo per Rosaria Patrone.

Quando lunedì mattina toccherà alla fidanzata di Giosuè presentarsi davanti al gip, a Pordenone, per l’interrogatorio di garanzia, la linea difensiva concordata con l’avvocato Costantino Catapano potrebbe essere ben diversa. «Rosaria e io saremo a Pordenone lunedì e non escludiamo che lei possa parlare davanti al giudice anche se dobbiamo ancora confrontarci e prendere una decisione definitiva. La ragazza, comunque, è serena e fiduciosa» ha precisato Catapano.
L’esito dei due interrogatori di garanzia potrebbe insomma segnare una spaccatura irreversibile, almeno a livello giudiziario, tra il 26enne militare in carcere con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Trifone e Teresa e la 24enne studentessa, ai domiciliari per favoreggiamento.
Se Rosaria collaborasse pienamente, raccontando tutto quello che sa, la sua posizione potrebbe da subito alleggerirsi e addirittura potrebbe cadere l’ipotesi di favoreggiamento.
Quella di lunedì è solo la prima chiamata. Procedure alla mano, la giovane studentessa campana avrebbe tempo fino alla conclusione dell'istruttoria dibattimentale dell’eventuale processo. Ma quello che passerebbe lunedì mattina sarebbe già un primo "treno" per uscire di scena o quantomeno per allontanarsi dalla posizione sempre più pesante del fidanzato.
A proposito di Giosuè, Rigoni Stern ha spiegato che si è avvalso della facoltà di non rispondere «perché non avrebbe avuto senso, in questa fase, riferire nuovamente rispetto agli addebiti. Acquisiremo atti e documenti e inizieremo ad analizzarne i contenuti per la strategia difensiva in vista dell’udienza dinanzi al Tribunale del riesame».
«La complessità del caso – ha evidenziato – ci porterà a concentrarci solo ora sul lavoro svolto in ben dodici mesi di attività dagli inquirenti che hanno avuto tempo e mezzi a disposizione maggiori dei nostri e che li hanno portati ad indagare Giosuè andando “per esclusione”.
L’ordinanza? Contraddittoria rispetto ad alcune circostanze che la rendono facilmente confutabile. In primis, un movente inverosimile, costruito acquisendo tardivamente, a quasi un anno dall'omicidio, nuove dichiarazioni dei coinquilini che si sono ricordati che vi sarebbe stata una contrapposizione fisica in merito ai dialoghi su un finto profilo Facebook di cui nessuno sapeva nulla e di cui non c’è alcuna altra traccia agli atti. Su questo si concentra un movente labile, che non può oggettivamente reggere in Corte d’Assise».
Secondo la difesa il rilievo del profilo Facebook anonimo è stato molto enfatizzato: «Nove messaggi in otto giorni, inviati ben nove mesi prima dell'omicidio, sono stati interpretati quali veri e propri atti persecutori quando tutti sappiamo che normalmente, nelle conversazioni in rete, quel numero di accessi si raggiunge in pochi secondi. Queste accuse, basate unicamente su un movente non credibile, cadranno presto».
Rigoni Stern ha riferito di aver trovato Ruotolo «molto avvilito ma combattivo: in cella ha letto tanti passaggi dell’ordinanza che sembrano costruiti per chiudere il cerchio su di lui». Considerati i tempi tecnici e le notifiche, il ricorso al Tribunale del riesame potrebbe essere discusso all’inizio del mese prossimo.
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