Fidanzati uccisi, la mamma di Trifone testimonia e Giosuè perde il suo aplomb

Pordenone: «Mio figlio era morto da due giorni e lui venne a chiedermi 20 euro» ha dichiarato la donna. In aula Ruotolo ha mostrato cenni di disapprovazione e discusso animatamente coi suoi avvocati

UDINE. Un’ora e 19 minuti di faccia a faccia. Da una parte una madre privata di un figlio e della futura nuora, dall'altra un ragazzo accusato di duplice omicidio.

Alle 11.52, nella quinta udienza del processo per l'uccisione di Teresa Costanza e Trifone Ragone di fronte ai giudici della Corte d'assise di Udine, Eleonora Ferrante, madre del militare ucciso, si è seduta sul banco dei testimoni e fino alle 13.11 ha risposto alle domande del pm Vallerin su suo figlio, i rapporti con Teresa, eventuali dissapori tra i coinquilini e in particolare quel ragazzo, "il rossiccio" , Giosuè Ruotolo, che nelle 48 ore successive al delitto, anziché limitarsi alle condoglianze, avrebbe chiesto conto di quel “buco” , 20 euro, non saldato dal figlio prima di morire.

«Mio figlio era morto da due giorni e lui venne a chiedermi 20 euro» ha dichiarato la donna. E lui, Giosuè, per la prima volta in aula ha perso l'ormai tradizionale aplomb, scuotendo le spalle, negando, discutendo animatamente coi suoi legali, avvocati Esposito e Rigoni Stern.

«I ragazzi erano innamorati. Erano all'unisono. Noi eravamo contenti della loro serenità». Ha detto la mamma del militare pugliese ucciso insieme alla fidanzata Teresa Costanza la sera del 17 marzo 2015 nel parcheggio del palazzetto dello sport.

«Trifone ci fece conoscere Teresa nella Pasqua 2014 - ha aggiunto - Lei mi disse che stavano avendo dei problemi con i coinquilini per le maggiori spese che avrebbero avuto con il trasferimento di Trifone nel nuovo appartamento. Consigliai loro di lasciare la caparra che avevano versato»

Dalla difesa, a Eleonora Ferrante, nessuna domanda al teste, in attesa di dimostrare nelle prossime tappe del procedimento l'innocenza del proprio assistito.

Dopo la madre di Trifone, preceduta dalle testimonianze sulle indagini rilasciate dai marescialli dei carabinieri Paolo Lodesani, Michele Bianchet ed Enrico Genovese, é stato introdotto il testimone Andrea Capuani, indagato in un procedimento parallelo per reticenti dichiarazioni al pm.

L'uomo presente nel parcheggio al momento del duplice delitto, era stato individuato solo attraverso le celle telefoniche e le intercettazioni ambientali sull'auto.

Oggi i suoi legali hanno espresso la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere in quanto indagato per reato connesso, ma la procura ha ribadito la volontà di sentirlo quale semplice testimone.

La corte si é ritirata per decidere.

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