Fidanzati uccisi, il Ros cala le sue carte su Giosuè e Rosaria

PORDENONE. La prima relazione dei Ros di Roma sul contenuto di pc, cellulari e tablet sequestrati ai due indagati Giosuè Ruotolo e Rosaria Patrone e ai loro familiari è pronta. Al setaccio tutte le conversazioni, gli scambi di messaggi via whatsapp e social, i profili Facebook, l’elenco delle chiamate, in particolare a ridosso delle date fatidiche (la sera dell’omicidio e l’iscrizione nel registro degli indagati di Ruotolo).
L’analisi non valuta, tuttavia, gli elementi acquisiti nelle recenti perquisizioni informatiche dei due iPhone 6 nuovi di Giosuè e Rosaria, che saranno oggetto di una successiva integrazione. La copia forense con la sintesi dei Ros è già arrivata a Pordenone e sarà depositata in Procura. È qui che gli inquirenti sperano di trovare una delle chiavi del movente del duplice omicidio di via Interna.
Ma non è l’unica. Perché la spietata esecuzione di Teresa Costanza e Trifone Ragone, la sera del 17 marzo, nella visione degli investigatori, sembra essere maturata da una diabolica sequenza di coincidenze. Futili screzi e gelosie che si sarebbero accumulati nel corso del tempo, fino ad assumere un peso sproporzionato agli occhi di chi ha premuto il grilletto della semiautomatica Beretta.
In questo quadro si inserisce anche il profilo anonimo su Facebook, dal quale sono partiti messaggi malevoli all’indirizzo di Teresa e Trifone. Profilo di cui gli inquirenti hanno appreso a Somma Vesuviana e del quale Rosaria Patrone, indagata per le ipotesi di reato di falsa testimonianza, favoreggiamento o istigazione all’omicidio, ha successivamente ammesso di esserne venuta a conoscenza ma in un’epoca successiva al delitto, peraltro da voci di seconda mano. Sul punto dovrà essere sentito anche Giosuè Ruotolo, indagato invece nella veste di esecutore del duplice omicidio.
Intanto nei laboratori dei Ris di Parma gli specialisti dei carabinieri sono al lavoro sul secondo incarico conferito dalla Procura. I Ris stanno esaminando minuziosamente una selezione di reperti contenenti tracce biologiche, a caccia del dna. Per gli esiti dell’esame genetico bisognerà attendere, tuttavia, ancora un paio di settimane.
Alle luce dei nuovi sviluppi dell’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro, sono state prese nuovamente in considerazione alcune testimonianze raccolte sia a Pordenone che a Somma Vesuviana. Cinque testimoni sono già stati risentiti in questi giorni dai carabinieri del nucleo investigativo a Pordenone. Altrettante sommarie informazioni testimoniali saranno raccolte alla caserma dei carabinieri dopo l’epifania. Si vogliono chiarire alcuni particolari, per calibrare ancora meglio i risultati investigativi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








