Fidanzati uccisi, Giosuè ai coinquilini: "C’eravate anche voi a scrivere quei messaggi a Teresa"

PORDENONE. Uno contro uno. Primo round con Sergio Romano. Secondo con Daniele Renna. All’altro angolo, Giosuè Ruotolo, imputato dell’omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone.
Dalla chat “The Family”, “la famiglia” nella quale si riconoscevano i tre ex coinquilini di Trifone Ragone al “ring” della Corte d’assise di Udine. Il confronto a tre sulla genesi del profilo Facebook “Anonimo anonimo”, scandito dalle domande della presidente della Corte d’assise di Udine Angelica Di Silvestre è durato poco più di quaranta minuti.
I messaggi molesti inviati a Teresa Costanza dalla chat anonima fra il 26 giugno e l’11 luglio 2014 sono, secondo gli inquirenti, l’innesco dell’escalation che porterà poi alla brutale esecuzione dei fidanzati all’uscita della palestra il 17 marzo 2015.
Al suo esame, il 31 marzo scorso, l’imputato chiama in causa a sorpresa anche Renna e Romano: «Io adesso sto qui davanti a tutti, ma eravamo in tre a pensare e scrivere quelle cose».
Così i giudici decidono di vederci chiaro. E si arriva all’udienza di ieri. Nessun dietrofront da parte di Renna e Romano. Entrambi confermano: non abbiamo nulla a che fare con il profilo anonimo e quei messaggi.
Il primo a sedersi sul banco dei testimoni è Romano. Nega di aver partecipato all’ideazione della chat anonima, ma ammette di aver fantasticato una volta di raccontare a Teresa quello che faceva Trifone, perché aveva il numero di telefono della ragazza.
Precisa, però, che si è trattato solo di «uno sfogo di cinque minuti di una persona qualsiasi, siamo tutti esseri umani», mentre stavano ritornando a casa, in auto, il 22 maggio. «Ho messo in mezzo io l’argomento».
«E gli altri come hanno reagito?», lo incalza la presidente. «Si sono messi a ridere. Dopo quel giorno, però, è finita lì. Del resto se avessi voluto avvisare Teresa le avrei scritto via whatsapp o l’avrei chiamata, visto che avevo il numero».
Renna, invece, non ricorda questa conversazione, ma soltanto che volevano installare una telecamera nell’appartamento per vedere se Trifone, dopo il trasloco, entrava di soppiatto con le ragazze. «Ma non abbiamo mai voluto fare dispetti né a Teresa né a Trifone».
Quando apprendono dell’esistenza del profilo anonimo? «A gennaio 2016» è la prima risposta di Romano. Nell’estate del 2014, ricorda poi, Trifone gli mostra i messaggi e gli chiede se sia lui l’autore. «Ne ho parlato dopo anche con gli altri: entrambi hanno sempre negato di averli scritti», aggiunge Romano.
Renna è più preciso: Trifone gli ha chiesto conto dei messaggi nella prima decade di luglio: «Siamo arrivati tutti e tre alla conclusione che si fosse trattato di uno scherzo di cattivo gusto. Anche gli altri si sono dimostrati ignari».
Quanto ai segnali dalla finestra fra un ufficio e l’altro o alle visite alla postazione informatica di Giosuè in occasione dell’invio dei messaggi, Romano afferma di essere andato a trovare Giosuè in laboratorio soltanto una volta, il 25 giugno, per proporgli una serata a base di risiko e pizza. In quella occasione, continua, si sono fatti un selfie. Renna, invece, osserva che le loro palazzine sono lontane e che lui invece lì non è proprio mai andato.
Quando sta per toccare a lui, Giosuè avvampa fino alle orecchie, freme, afferra il microfono in mano, fa per alzarsi, ma non è ancora il suo turno e rimane a mezz’aria qualche secondo.
Poi si risiede, azzarda un secondo tentativo, ma la presidente gli spiega che può rimanere seduto accanto ai suoi difensori. Le parole gli escono tutte d’un fiato mentre Romano, da principio, alza gli occhi al cielo, poi gli riserva occhiate di sottecchi e sorrisi ironici.
«È partito tutto – Giosuè è un fiume in piena – dopo il trasloco di Trifone. Uscendo dalla mia stanza avevo sentito che Romano diceva a Renna di contattare Teresa e informarla dei tradimenti subiti da Trifone.
È stato proprio Romano a consigliarmi come fare, di inviare messaggi dalla caserma perché avevo a disposizione il wi-fi. È venuto in camera mia l’indomani e mi ha detto “Dai, allora inviamo questi messaggi a Teresa” e io ho acconsentito».
Chi era presente all’invio? «Al primo – fa mente locale l’imputato – eravamo tutti e tre. Non ricordo chi c’era per ogni singolo caso. Del contenuto dei messaggi abbiamo parlato tutti e tre, avevano anche loro la mail e la password per entrare in qualsiasi momento e li commentavamo insieme sia prima che dopo l’invio».
Poi, però, mentre c’è Renna sulla graticola, ammette alla domanda dell’avvocato Daniele Fabrizi che può essergli capitato di mandare alcuni messaggi da solo.
Romano ribatte che dopo lo sfogo di maggio non hanno più parlato del dispetto a Trifone, non mangiavano mai assieme, il 27 e 28 giugno ha fatto il volontario alla sagra di Fiume Veneto e il 29 giugno è partito per la licenza fino ad agosto. La chat è finita l’11 luglio: Romano non era in caserma. Anche Renna è andato in licenza, «dal 10-11 luglio a metà agosto».
«Mi ricordo benissimo che c’era anche lui quando ho inviato i messaggi col wi-fi –, l’imputato si rivolge a Renna – lo dovrebbe ricordare, invece non lo ricorda e non so il motivo». «Io confermo quello che ho già dichiarato», taglia corto, laconico, Renna.
Poi iI pm Pier Umberto Vallerin assesta un gancio a Ruotolo: ma commentavate anche al telefono i messaggi a Teresa? «Mai al telefono», risponde Giosuè. Nuovo affondo del pm che esibisce alla Corte alcune fotografie: ritraggono Giosuè e la sua fidanzata Mariarosaria Patrone a Verona il 4 e 5 luglio.
Alle 9.03 del 4 luglio “Anonimo” ha inviato un messaggio a Teresa che gli ha risposto alle 13.39. «Mariarosaria ha partecipato all’invio dei messaggi?», insiste il pm.
«No, no, no». «Alla creazione del profilo?». «No. L’ho solo informata, le ho detto che era uno scherzo», Giosuè la difende a spada tratta. Quel particolare delle foto, secondo gli avvocati di parte civile Antonio Cozza e Nicodemo Gentile, è uno spunto che conferma il loro sospetto di « un’impronta femminile nella creazione del profilo».
Il bilancio della difesa? «Il confronto – la chiosa dell’avvocato Esposito – ha confermato che Romano e Renna ricordano diverse cose, in modo diverso».
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