Fidanzati uccisi, i familiari delle vittime in aula: "Ora ci sia una pena esemplare"

PORDENONE. Carmelina e Eleonora, Rosario e Francesco: le madri e i padri delle vittime. C’erano tutti e quattro, ieri in Corte d’assise. Ognuno con il suo fardello di emozioni e ricordi che esplodono nel cuore fra rabbia e commozione, sdegno e sofferenza. Varcano la soglia della Corte d’assise mossi dalla sete di verità. Ma ogni udienza è una ferita aperta.
«Trifone e Teresa – osserva Eleonora Ferrante ai microfoni de “La vita in diretta” – ci sono stati consegnati nelle bare. Loro erano un progetto di vita. Deve passare il messaggio che certi crimini vanno puniti severamente. Lo stalking non è uno scherzo, porta alla morte, è un reato gravissimo.
La vita è sacra, in ogni sua forma: ci auguriamo che sia fatta giustizia, non solo per Teresa e Trifone, ma per evitare che la sofferenza data a noi si ripeta. Confidiamo che siano vengano date pene esemplari».
La famiglia Ragone attraversa tutta Italia per assistere al processo. «Ormai è quasi finita, alla sentenza ci saremo», aggiunge Eleonora che osserva poi come la pianificazione a sangue freddo del duplice omicidio implichi una natura estremamente pericolosa e soprattutto il rischio concreto di reiterazione del reato.
I familiari delle vittime non credono alla versione dell’imputato, secondo il quale anche i due coinquilini hanno partecipato all’ideazione della chat molesta contro Teresa Costanza. Per mamma Eleonora si tratta dell’ennesimo depistaggio: «Lo ha fatto prima, scegliendo un luogo affollato per l’omicidio per non farsi individuare, durante e dopo».
E i coinquilini, invece? «Mi sono sembrati sinceri, anche se moralmente – puntualizza Eleonora – sono stati coinvolti, visto che nella casa hanno parlato male di Trifone. Romano lo ha detto oggi: è normale parlare di qualcuno, non mi potete mettere in croce per questo. Per lui era finita lì, non poteva certo immaginare che ci sarebbe stato poi l’omicidio».
Anche per Carmelina Parello, madre di Teresa, la tesi di Ruotolo «non è credibile»: «Secondo me, invece, al profilo Facebook ha partecipato Maria Rosaria. Nei giorni in cui i due fidanzati di Somma Vesuviana erano assieme a Verona, invece di godersi la loro vicinanza e intimità di coppia, Ruotolo ha mandato un messaggio a Teresa con la chat anonima».
Dal canto suo Rosario Costanza osserva che «di novecento indagati alla fine è rimasto uno solo, Ruotolo, e da solo ci deve dire una verità. Invece ancora oggi ha confermato le solite bugie». Il papà di Teresa scuote la testa pensando a tutte le omissioni e le reticenze che ha dovuto sorbire nel corso del processo da numerosi testimoni.
Francesco Ragone rivela invece che lo hanno ferito molto «le menzogne su mio figlio, quelle sulle donne e gli anabolizzanti». «I depistaggi sono partiti già la notte dell’omicidio – sottolinea il padre di Trifone – sono partiti da Ruotolo».
Ogni volta che ritornano a casa, a Zelo di Buon Persico, nel Lodigiano il pensiero di mamma Carmelina va a Teresa. «Pensiamo sempre a lei e a Trifone – sussurra la madre, con i lucciconi agli occhi –. Loro meritavano di vivere. Cosa mi dice Teresa? Mi sta vicino». In camera da letto il ritratto della figlia in abito da sposa bianco, regalo di un’artista, veglia su di lei.
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