Fiaccole e cartelli anti-fisco e malapolitica - FOTO

PORDENONE. La pioggia non è bastata a spegnere la rabbia. Se gli ombrelli hanno fatto sembrare piazza XX Settembre più gremita di quanto non fosse, le parole, più delle fiaccole, hanno acceso la protesta dei commercianti e delle piccole imprese della provincia.
Un grido d’aiuto, quello lanciato da Confcommercio ieri sera (presenze anche da Portogruaro, Vittorio Veneto, Venezia e Padova, oltre a una rappresentanza del Tea party del Veneto), rivolto prima di tutto alla politica matrigna. Politica imputata di aver saputo solo far leva sulla tassazione «che sfiora il 70% e che ha fatto scivolare i consumi indietro di vent’anni» come ha ricordato il direttore dell’Ascom Massimo Giordano. Politica grande assente dalla piazza.
Si è visto solo qualche candidato alle regionali (Franco Dal Mas del Pdl, Valter Santarossa per la civica di Tondo, Francesco Vanin per il Movimento 5 stelle, Gianni Sartor di Un’altra regione), l’assessore comunale al commercio Bruno Zille – «Mi pareva giusto portare la mia solidarietà, anche se come Comune possiamo fare poco» - e il consigliere della Lega Riccardo Piccinato.
«Dall’inizio del 2013 a oggi hanno chiuso nel terziario 228 imprese nella nostra provincia. In Fvg – ha tracciato il bilancio la vicepresidente Giovanna Santin (mentre il presidente Alberto Marchiori, a Milano, in un videomessaggio ha riassunto le richieste e attaccato il vuoto politico e decisionale) - sono 818 mentre in Italia sono 40.762 in due soli mesi. Nel 2012 sono state 622 le chiusure in provincia, 2.328 in Fvg e 136.012 in Italia. Se continua questo trend a fine dicembre dovremo contare 1.368 aziende che avranno chiuso i battenti solo nella provincia di Pordenone, 4.908 in regione e quasi 250.000 in Italia. Una vera ecatombe».
Sono le tasse a stritolare le imprese e così dal palco si ripete, come un mantra, il bisogno di fermare l’avvento della Tares, l’aumento dell’Iva, la mannaia dell’Imu che tutti i partiti si sono detti pronti a cancellare ma che è ancora al suo posto. Affetto e vicinanza da Unindustria, con il presidente Michelangelo Agrusti che dal palco ha ricordato: «Non dobbiamo sperare che la politica sparisca, ma che capisca quel che deve fare. Scriverò ai nostri soci affinché in questi tempi così difficili spendano nei nostri negozi, nel nostro territorio. Perché da questa situazione o usciamo tutti assieme o non ne esce nessuno».
E proprio perché «siamo tutti sulla stessa barca», imprenditori e lavoratori, anche il sindacato era sul palco, con Mauro Agricola della Uil. Idilia Pajer, presidente dell’associazione antiusura ha rafforzato il concetto – «Imprenditori e dipendenti sono una sola identità» – ricordando come la stretta al credito e «il rullo compressore di Equitalia» abbiano portato tanti a pagare, talvolta con la vita. E poi le testimonianze, con rabbia e cuore, di quattro imprenditori: Tiziana Favero, Enrico Focone. Maurizio Fioretti, Mauro Cipolat Mis. «Fare impresa non è un reato! – ha tuonato Focone, referente dei pubblici esercizi -. Noi abbiamo scelto di pedalare la bici, ma se non ce lo lascerete fare scenderemo coi forconi!».
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