Fermi in aereo per ore: il viaggio “infernale” della delegazione Pd

Volo dirottato a Liegi e attese lunghissime prima di sbarcare. Le testimonianze: «Sembrava un Paese in stato di guerra»
Members of the German federal police secure the terminal area at the airport in Frankfurt am Main, Germany, 22 March 2016. The increased security comes in the wake of the explosions in Brussels, following terror attacks at Brussels airport and on the metro system which claimed multiple lives and injured many others. ANSA/BORIS??ROESSLER
Members of the German federal police secure the terminal area at the airport in Frankfurt am Main, Germany, 22 March 2016. The increased security comes in the wake of the explosions in Brussels, following terror attacks at Brussels airport and on the metro system which claimed multiple lives and injured many others. ANSA/BORIS??ROESSLER

UDINE. Doveva essere una trasferta alla scoperta delle istituzioni europee, ma quella di una dozzina di giovani iscritti al Pd del Fvg si è trasformata in una piccola odissea con il terrore seminato in Belgio che ha sconvolto anche i loro piani.

Partiti di prima mattina dallo scalo di Treviso – e diretti a Charleroi, prima di muoversi verso Bruxelles – sono stati dirottati in volo, dopo lo scoppio dei primi ordigni, a Liegi. Ed è da lì che ci ha risposto al telefono Marco Zanolla, componente della segreteria del gruppo consiliare del Pd.

«Non sappiamo nulla – ha raccontato – e attendiamo indicazioni dalle autorità. Dovevamo atterrare a Charleroi, ma in volo, dopo che si è diffusa la notizia degli attentati, ci hanno spiegato che saremmo arrivati a Liegi. Aspettiamo, non possiamo fare altro».

Un’attesa lunga, durata ore, prima che il gruppo fosse autorizzato a scendere a terra e, noleggiando una navetta, arrivare a Charleroi. E da lì Zanolla, via facebook, ha rassicurato tutti.

«Ora soggiorniamo a Charleroi – ha scritto –: una parte del gruppo già presente a Bruxelles è rimasto in centro in albergo già da stamattina. La situazione a Liegi (ovviamente) era di un Paese in guerra. Soldati e cani fuori dall’aeroporto in assetto di guerra, la situazione ora è tutto sommato tranquilla, con un alto grado di allerta».

Cinque giovani dem – che rientreranno in regione assieme agli altri questo pomeriggio – sono infatti partiti lunedì e a Bruxelles, quantomeno, sono riusciti ad arrivare per soggiornare in un albergo a due passi dalla centralissima Grand Place.

Come il tolmezzino Andrea Vidoni che ha saputo degli attentati mentre scendeva a fare colazione. «All’inizio non capivamo quanto grave fosse la situazione – ha raccontato – poi, con il passare dei minuti, abbiamo capito tutto. La situazione? È quella di una città dove si respira una tensione davvero palpabile».

Gli fa eco il codroipese Nicolò Berti. «Parlare di Bruxelles blindata forse è eccessivo – ha spiegato –, ma certamente la paura è tanta. Siamo usciti a fare due passi, per capire la situazione e la gente si guarda interno con diffidenza. Poi siamo tornati in albergo da dove, grazie agli smartphone e ai tablet, abbiamo costantemente monitorato la situazione».

Bruxelles, da decenni ormai, è diventata il centro dell’Europa dove migliaia di italiani – e centinaia di friulani – vivono, studiano o lavorano.

Come Marco Gombacci, triestino di casa da anni a Bruxelles. Lui è editore dell’European Post e vicepresidente del Demyc, una delle associazioni del Partito popolare europeo che si impegnano quotidianamente per tenere in connessione i giovani del Vecchio Continente, e stava andando in Parlamento quando sono scoppiati gli attacchi in aeroporto e, poco dopo, in metro.

«L’aeroporto di Bruxelles, il martedì mattina è rush hour – ha raccontato quando lo raggiungiamo al telefono del suo ufficio della capitale belga –, il momento di massima presenza di parlamentari, funzionari e lobbysti: i terroristi non hanno scelto a caso il giorno in cui scatenare il panico. La fermata di Maelbeek, poi, si trova esattamente a metà strada tra il Parlamento e la Commissione europea, un passaggio quasi obbligato per chi deve raggiungere le sedi delle istituzioni comunitarie. In strada c’è il panico. Vivo a Bruxelles da tanti anni, ma è la prima volta che vedo così tanta gente impaurita, persone che corrono verso casa e signore in lacrime».

In Belgio da tempo, infine c’è Giulia Larato. Anconetana di nascita, vive da sei anni tra Gorizia e Trieste e sta svolgendo uno stage in una delle Commissioni interne del Parlamento europeo. Quello di ieri mattina per Giulia, inoltre, è stato uno choc nello choc.

La ragazza, infatti, già un anno fa ha dovuto cancellare dalla sua mente le immagini dell’attentato a Charlie Hebdo. Perché lei c’era, a Parigi, quel maledetto 7 gennaio del 2015, come c’era ieri mattina a Bruxelles quando una massa di fanatici ha deciso di mettere a ferro e fuoco la città.

«Sono ancora incredula – ha detto –: ho saputo quello che stava accadendo all’aeroporto e in centro ascoltando la Bbc, mentre mi preparavo per uscire di casa. Dopo Parigi ero convinta che il terrorismo non si sarebbe fermato e, purtroppo, non mi sbagliavo. Adesso l’importante è soltanto seguire le indicazioni della autorità. I servizi di sicurezza del Parlamento hanno inviato una mail a tutti i dipendenti con la quale spiegano cosa si possa fare e quello che, invece, è vietato. Dobbiamo soltanto farci forza e attendere le decisioni della polizia oggi (ieri ndr) e nei prossimi giorni».

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