Fermi in aereo per ore: il viaggio “infernale” della delegazione Pd

UDINE. Doveva essere una trasferta alla scoperta delle istituzioni europee, ma quella di una dozzina di giovani iscritti al Pd del Fvg si è trasformata in una piccola odissea con il terrore seminato in Belgio che ha sconvolto anche i loro piani.
Partiti di prima mattina dallo scalo di Treviso – e diretti a Charleroi, prima di muoversi verso Bruxelles – sono stati dirottati in volo, dopo lo scoppio dei primi ordigni, a Liegi. Ed è da lì che ci ha risposto al telefono Marco Zanolla, componente della segreteria del gruppo consiliare del Pd.
«Non sappiamo nulla – ha raccontato – e attendiamo indicazioni dalle autorità. Dovevamo atterrare a Charleroi, ma in volo, dopo che si è diffusa la notizia degli attentati, ci hanno spiegato che saremmo arrivati a Liegi. Aspettiamo, non possiamo fare altro».
Un’attesa lunga, durata ore, prima che il gruppo fosse autorizzato a scendere a terra e, noleggiando una navetta, arrivare a Charleroi. E da lì Zanolla, via facebook, ha rassicurato tutti.
«Ora soggiorniamo a Charleroi – ha scritto –: una parte del gruppo già presente a Bruxelles è rimasto in centro in albergo già da stamattina. La situazione a Liegi (ovviamente) era di un Paese in guerra. Soldati e cani fuori dall’aeroporto in assetto di guerra, la situazione ora è tutto sommato tranquilla, con un alto grado di allerta».
Cinque giovani dem – che rientreranno in regione assieme agli altri questo pomeriggio – sono infatti partiti lunedì e a Bruxelles, quantomeno, sono riusciti ad arrivare per soggiornare in un albergo a due passi dalla centralissima Grand Place.
Come il tolmezzino Andrea Vidoni che ha saputo degli attentati mentre scendeva a fare colazione. «All’inizio non capivamo quanto grave fosse la situazione – ha raccontato – poi, con il passare dei minuti, abbiamo capito tutto. La situazione? È quella di una città dove si respira una tensione davvero palpabile».
Gli fa eco il codroipese Nicolò Berti. «Parlare di Bruxelles blindata forse è eccessivo – ha spiegato –, ma certamente la paura è tanta. Siamo usciti a fare due passi, per capire la situazione e la gente si guarda interno con diffidenza. Poi siamo tornati in albergo da dove, grazie agli smartphone e ai tablet, abbiamo costantemente monitorato la situazione».
Bruxelles, da decenni ormai, è diventata il centro dell’Europa dove migliaia di italiani – e centinaia di friulani – vivono, studiano o lavorano.
Come Marco Gombacci, triestino di casa da anni a Bruxelles. Lui è editore dell’European Post e vicepresidente del Demyc, una delle associazioni del Partito popolare europeo che si impegnano quotidianamente per tenere in connessione i giovani del Vecchio Continente, e stava andando in Parlamento quando sono scoppiati gli attacchi in aeroporto e, poco dopo, in metro.
«L’aeroporto di Bruxelles, il martedì mattina è rush hour – ha raccontato quando lo raggiungiamo al telefono del suo ufficio della capitale belga –, il momento di massima presenza di parlamentari, funzionari e lobbysti: i terroristi non hanno scelto a caso il giorno in cui scatenare il panico. La fermata di Maelbeek, poi, si trova esattamente a metà strada tra il Parlamento e la Commissione europea, un passaggio quasi obbligato per chi deve raggiungere le sedi delle istituzioni comunitarie. In strada c’è il panico. Vivo a Bruxelles da tanti anni, ma è la prima volta che vedo così tanta gente impaurita, persone che corrono verso casa e signore in lacrime».
In Belgio da tempo, infine c’è Giulia Larato. Anconetana di nascita, vive da sei anni tra Gorizia e Trieste e sta svolgendo uno stage in una delle Commissioni interne del Parlamento europeo. Quello di ieri mattina per Giulia, inoltre, è stato uno choc nello choc.
La ragazza, infatti, già un anno fa ha dovuto cancellare dalla sua mente le immagini dell’attentato a Charlie Hebdo. Perché lei c’era, a Parigi, quel maledetto 7 gennaio del 2015, come c’era ieri mattina a Bruxelles quando una massa di fanatici ha deciso di mettere a ferro e fuoco la città.
«Sono ancora incredula – ha detto –: ho saputo quello che stava accadendo all’aeroporto e in centro ascoltando la Bbc, mentre mi preparavo per uscire di casa. Dopo Parigi ero convinta che il terrorismo non si sarebbe fermato e, purtroppo, non mi sbagliavo. Adesso l’importante è soltanto seguire le indicazioni della autorità. I servizi di sicurezza del Parlamento hanno inviato una mail a tutti i dipendenti con la quale spiegano cosa si possa fare e quello che, invece, è vietato. Dobbiamo soltanto farci forza e attendere le decisioni della polizia oggi (ieri ndr) e nei prossimi giorni».
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