Fedriga risponde sì a Salvini: "Mi candido a guidare il Fvg"

Il deputato rompe gli indugi e lancia la sfida: manderò a casa il centrosinistra. L’europarlamentare critica il Papa. Selfie col popolo padano e felpa del Friul

CIVIDALE. Un fuoco di fila incrociato con un unico bersaglio: Debora Serracchiani, definita “la romana”, a marcare la sua estraneità dalla Specialità del Fvg che lei stessa è incolpata di voler scippare in combutta con il premier Renzi. Contro di lei in piazza Diacono, a Cividale, di fronte a oltre duemila persone, dal palco dei relatori, in cui primeggia re Salvini in felpa verde con la scritta Friul, si scatena il tiro al piccione contro «la governatrice venuta da Roma - dirà il presidente Fontanini - che sta distruggendo la nostra identità».

Il segretario regionale coglie l’attimo. Gli basta qualche minuto soltanto, il tempo di surriscaldare ancora di più il popolo della Lega, per l’affondo. Giubbino in pelle e scarpe da ginnastica, Massimiliano Fedriga sa che questa giornata è anche, e soprattutto, la sua. «Salvini - tuona - mi ha detto che potrei essere il candidato presidente della Regione. Io sono disponibile a iniziare questa battaglia. Ma non è Fedriga, ma il popolo del Fvg che deve combattere, perché siamo in guerra e tutti voi dovete essere pronti. Cacceremo Serracchiani a calci nel sedere».

L’arringa di Fedriga arriva dopo gli strali di Fontanini e della consigliera regionale, Barbara Zilli. «Ti sei distinta - aveva detto - per aver macellato la sanità, azzerato il bonus bebè, cancellato la famiglia dalla tua agenda politica e mortificato i Comuni». E ancora: «Il Friuli perde imprese, lavoro e presidi di sicurezza, e importa mafiosi e clandestini travestiti da profughi, ospitati a spese della collettività. Di questo passo, entro il 2018, il Fvg rischia di tramutarsi in un centro sociale diffuso o in una colonia per extracomunitari».

Salvini che si gode un bagno di folla da vera star tanto che fatica ad arrivare sul palco per concedersi alle tante richieste di selfie, giura che il suo sarà un comizio non basato sui “no” ma sulle battaglia dei “si”. Ma il proposito dura poco perchè dopo il passaggio contro «l’infamia schifosa della legge Fornero» il monologo scivola sui temi a lui più cari: immigrazione e sicurezza. È costretto anche a rintuzzare così la piazza quandi urla “Ruspe...ruspe”.

«La ruspa è simbolo di fatica e di lavoro, di equiità sociale». Nel suo attacco alle politiche sull’immigrazione sostiene che «c’è il Papa che ringrazia il presidente Mattarella per quello che l’Italia fa per gli immigrati. Mi piacerebbe che lo ringraziasse anche per quello che fa per gli italiani. Qua sono tutti occupati e preoccupati di aiutare colui che arriva dall’altra parte del mondo, quando ci sono milioni di nostri cittadini, di nostri vicini di casa che soffrono, che non hanno, che non mangiano, che non dormono».

«I delinquenti e i matti, i folli e gli assassini - rincara ricordando il duplice omicidio di Pordenone - non hanno colore e ci sono dappertutto. Sicuramente un certo tipo di mentalità arretrata, per cui la vita vale molto di meno rispetto ai valori occidentali da parte di un certo tipo di incultura islamica purtroppo è arrivata anche in casa nostra». Va a tutto campo, Salvini, prima dell’invito finale a «mandare a casa Debora, Alfano, Renzi e la Boldrini».

C’è spazio anche per la politica estera. «Anziché pensare alla crisi, abbiamo un governo che fa le sanzioni economiche contro la Russia e ci ha fatto perdere 3 miliardi di euro. Con la Russia - spiega - si dialoga, si fanno affari, è un alleato contro l’estremismo islamico. Togliamo le sanzioni da Cuba e giochiamo alla guerra con Putin che invece ha le idee chiare e io preferisco essergli amico».

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