Farine ottenute dagli insetti: «Può essere il cibo del futuro»

SPILIMBERGO. Pasta proteica ottenuta da insetti? A dare una risposta a questa domanda è la società Ida srl, start up innovativa con sede a Spilimbergo nella zona industriale Nord. Nata nel 2012, Ida è attiva nel settore ambientale e in quello agroalimentare. Nel 2014 la società ha brevettato un processo innovativo per la produzione di oli e farine ottenuti dagli insetti. «La società ha focalizzato la sua attenzione sulla produzione di oli e farine da crisalide del baco da seta e su altri insetti di comprovata commestibilità. L’olio ottenuto dalle crisalidi – spiega il titolare dell’azienda spilimberghese, l’ingegner Luigi De Paoli – viene al momento utilizzato soprattutto dall’industria cosmetica, mentre le farine potrebbero rappresentare una valida fonte energetica e proteica per l’alimentazione umana del futuro».
In particolare, la società ha prodotto un nuovo tipo di pasta, ottenuta da una miscela di farina di crisalide e farina vegetale, che potrebbe rappresentare un alimento completo per l’uomo. La pasta prodotta ha un elevato contenuto proteico, con carboidrati e fibra, mantiene la cottura e ha una elevata digeribilità. «L’alimento potrebbe essere facilmente utilizzabile come fonte alternativa di proteine anche dalle persone celiache, in quanto le farine da insetti non contengono glutine», aggiunge l’ingegnere. Attualmente la legislazione italiana non consente la commercializzazione di tali prodotti se non come alimento animale. «Considerata la grande attenzione che questi prodotti stanno riscuotendo nel mondo come cibi alternativi (new foods) – aggiunge De Paoli – stiamo investendo notevoli energie nello sviluppo di nuovi alimenti e tecnologie innovative e sostenibili dal punto di vista energetico e ambientale».
La possibilità di valorizzare sotto il profilo economico i sottoprodotti della lavorazione della seta potrebbe favorire, in un’ottica di filiera, la reintroduzione del baco da seta nel territorio italiano con la coltivazione del gelso. La coltivazione del gelso e la cultura italiana sul tema della bachicoltura troverebbero ottimi alleati nelle nuove fonti alimentari e nella innovazione tecnologica di processo, in grado di dare vere alternative di produzione al comparto primario, in un contesto rispettoso di ambiente, paesaggio e tradizione. Produzioni di cui proprio la città del mosaico e lo Spilimberghese, come testimoniano le cronache d’epoca, vantano una gloriosa tradizione.
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