Far East Film festival 15 conquista la vetrina di Rai 4

Dal 19 al 27 aprile saranno trasmesse le pellicole che ne hanno fatto la storia. Baracetti: «Il Gelso d’oro andrà a Kim Dong-ho, alfiere della cultura coreana»

UDINE. L’armata d’Oriente soffre, ma non si piega. Avete mai visto un samurai con lo sguardo basso? Nemmeno se la politica azzanna cultura gli si parasse davanti brandendo un venti per cento di contributi in meno. Il progetto è forte ben più dei contabili. E ha una storia dalla sua, che resiste a qualunque tentativo di subdola demolizione. . Far East Fil m sventola quattordici anni di unicità europea e con svariati tentativi di emulazione, peraltro lontanissimi dalla clonazione perfetta.

Toccherà al quindici, fra non molto (dal 19 al 27 aprile) e ritroveremo il mondo dell’estremo Est così come lo avevamo lasciato nel maggio scorso. Per chi ancora ignorasse lo stato d’indigenza della cultura friulgiuliana, costretta alla fame dalla manovra contenitiva del governo regionale, sappiate che è così.

Gireranno eurini e ci si dovrà adattare. Eppure la nazione guarda al Feff con l’occhio saggio. Rai4 di Freccero - già innamorata dell’operazione Asia - si affiancherà al quindicesimo round trasmettendo in contemporanea i film della storia festivaliera. Se la Tv si fa sotto non è per compiacere, ma per puro e scarno business.

Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche, i motori costanti di Cec e Far East scaldano la piazza con qualche botto propedeutico. Lo lanciano da Berlino, in questi giorni polo cinematografico d’elite. Ed è svelato il cognome di colui che ritirerà il Gelso d’oro alla carriera, l’onorevole signor Kim Dong-ho, direttore del festival di Busan, sempre più fulcro irremovibile del cinema sud coreano.

Spiega Baracetti: «Un fuoriclasse, nessuno si è opposto alla sua candidatura. Perfetto alfiere del sapere. Se in Italia si annaspa, in zona Seul l’industria cinematografica è trainante. E se è giunta fin lassù e muove la grande economia un buon merito è di Dong-ho, globetrotter infaticabile. Per anni non ha mancato un solo festival, cucendo e ricucendo le trame del potere filmico. Ora la Corea è nella top five mondiale in quanto a produzione e a diffusione». Volendo, c’è da prendere qualche appunto. Anche sulle loro modalità di espansione. L’America non cerca noi (e il flop di Muccino identifica una condizione sfavorevole), ma i coreani sì.

Due casi giusto per chiarire le idee. Park chan-wook, lo stesso della trilogia della Vendetta, ha appena battuto l’ultimo ciak di un film con Nicole Kidman, mentre il collega Kim Jee-woon si è divertito a dirigere Arnold Schwarzenegger in The last stand. Piccoli e veloci, ’sti coreani, quel tanto che basta a mangiare in testa degli altri. Ricalchiamo fresche orme. Ovvero quelle lasciate da Rai4.

Il Friuli si è appassionato al prodotto orientale e potrebbe risultare un fenomeno locale. Nel senso: una passione edificata anno dopo anno. Certo, ma l’infatuazione per la celluloide cinese, hongkonghese, malesiana, filippina, nipponica non si restringe solamente dentro il perimetro regionale.

La Missione estremo oriente trasmessa sul network digitale di viale Mazzini ha addirittura bissato la programmazione. «Per scendere nelle cifre - precisa Bertacche - The man from nowhere, il noir thriller di Lee Jeong-beom, guarda caso targato Corea del Sud, ha tenuto imbullonati alla poltrona oltre mezzo milione di persone. Auditel vertiginoso se applicato a un canale non generalista».

Certo, sarà da fare un buco in più sulla cintura. Il Feff 15 dovrà privarsi di qualche caposaldo. Il venti per cento di taglio costringe a funabolismi. La retrospettiva - punto irrinunciabile di ogni Far East - sarà rispettata con fatica pure quest’anno. Una soltanto, comunque. L’omaggio a King Hu, icona della Hong Kong anni Cinquanta.

«Due anni di lavoro - dice Baracetti - per assemblare un volume a lui dedicato. Un pezzo unico che gli inglesi considerano l’unica biografia completa dell’asso asiatico». Al braccio corto dei miopi governanti regionali risponde fortunatamente quello lungo dei soggetti dagli occhi mandorlati. «Ci considerano l’unico avamposto europeo dei loro prodotti. E l’aiuto non manca. Non risolve del tutto, ma consente la continuità».

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