Dai nonni ai nipoti: a Udine storie e futuro di sette grandi aziende familiari
Le imprese premiate all’evento organizzato a Udine dal Messaggero Veneto raccontano come combinare eredità familiare e innovazione

Tutte hanno una storia da raccontare. Che a volte si ammanta di sfumature epiche, nel narrare inizi sempre pionieristici, come tutti gli inizi, ma spesso anche avventurosi. Perché se anche un garage può diventare leggenda, se è il garage dove iniziò l’avventura di Steve Jobs e della Apple, oggi appare tale anche l’alambicco a ruote sul quale Orazio Nonino, nel lontano 1897, distillò le sue prime grappe, destinate a portare il più iconico dei distillati friulani in tutto il mondo.
E se Nonino Distillatori – con Benito e Giannola e con le figlie Cristina, Elisabetta e Antonella al timone – è il nome simbolo delle imprese familiari friulane, anche le altre sei premiate a Palazzo Torriani in virtù dei ranking elaborati da Nomisma sono a loro volta un simbolo, espressione trasversale di un tessuto produttivo dove famiglia e impresa restano un binomio vincente. Tutte con una storia da raccontare e con un testimone passato o pronto a passare di mano.
Ultracentenaria, come quella di Nonino, anche l’avventura della Icop: le fotografie che mostrano il lungo cammino dell’impresa, fondata nel 1920 da Alvise Petrucco, sono anche un racconto dell’infrastrutturazione del Paese. L’incontro e il confronto, a volte difficile, tra le generazioni succedutesi a Basiliano è stato anche motore di crescita.
«Il grande salto», ha spiegato l’amministratore delegato Piero Petrucco, «è stato lo sbarco a Trieste con la piattaforma logistica, che valeva da sola più del doppio del nostro fatturato di allora. Serviva rafforzarci dal punto di vista patrimoniale e io e mio fratello decidemmo di chiedere il sostegno di Friulia. Per mio padre fu un trauma, ma decise di fidarsi. A nostra volta, dieci anni più tardi, abbiamo affidato a mio figlio Giacomo il percorso che ci ha portato in Borsa».
Se è vero che il passaggio generazionale può essere traumatico, a volte quasi un battesimo del fuoco, le probabilità di successo non sono legate tanto all’assenza di contrasti, quando alla durata del percorso che porta al passaggio di testimone.
A confermarlo Federico Gollino, presidente di Ondulati e Imballaggi del Friuli: «Mio padre Mario era un tipo tosto, un imprenditore che aveva ricoperto ruoli importanti anche fuori dall’azienda, ma gestì molto bene il passaggio generazionale, facendo fare a me e mio fratello una lunga gavetta in azienda. Perché è vero che bisogna cedere le responsabilità, ma bisogna anche farlo a qualcuno che abbia la capacità di assumersele».
Quella lunga gavetta, per l’azienda di Venzone, è stata fattore non solo di continuità, ma anche di crescita e di importanti investimenti come quello sul magazzino verticale di Villesse, un gioiello logistico a lungo sognato da Mario Gollino, scomparso nel 2022, ma rivisto e realizzato sotto la guida dei figli.
Anche alla Moroso la staffetta tra le generazioni è un percorso condiviso. Se al timone c’è ancora la seconda, con la concretezza di Roberto e la creatività di Patrizia a esprimere la doppia anima dell’azienda di Tavagnacco, punta di diamante del mobile friulano e icona del rapporto tra arredo e design, la terza è saldamente rappresentata in azienda: da molti anni con Massimo e Caterina, figli di Roberto, più recentemente anche con Khadim e Omar Gaye Moroso, figli di Patrizia.
«Io e mia sorella abbiamo avuto la libertà di esprimerci, sapere che anche i nostri figli potranno offrire qualcosa di nuovo è una consapevolezza che ci riempie di ottimismo», racconta con orgoglio Roberto. Lo stesso orgoglio con cui racconta dell’ala del ristrutturato castello di Colloredo recentemente arredata da Moroso, come aveva fatto più di mezzo secolo prima il padre Agostino.
Orgoglio (e commozione) anche nelle parole di Marco Bovolini, che dedica al padre Alessandro, scomparso nel 2020, il premio assegnato alla sua Nord Laser. Anche la sua è stata una lunga gavetta. «Il primo giorno di vacanza era sempre a Reana in azienda», quell’azienda che, nata come officina artigiana, oggi è un’eccellenza industriale nel settore della carpenteria metallica, con 110 dipendenti.
Studia da presidente, o meglio da Ceo, anche Davide De Simon, vicepresidente e direttore generale di Fisa, l’azienda di Osoppo che, nata come costola della De Simon, è tra i leader europei nella produzione di sedili per treni e bus, che ha portato il Friuli a bordo dei Frecciarossa e dei treni inglesi. «Sono in azienda da otto anni», racconta. «Il futuro? In crescita, trainato da un mezzo green per eccellenza come il treno».
Largo ai giovani? Sì, ma il testimone va sudato: è quello che Mauro Budai, fondatore e presidente della B Meters, sta continuando a dire ai figli Nicola e Marco. Partito da ex operaio del settore, Budai si è messo in proprio nel 1991 e in 35 anni ha costruito un piccolo impero nella produzione di contatori, con 105 dipendenti a Gonars, clienti in 90 Paesi e filiali in Ungheria, la prima, Spagna, Romania, Polonia e Regno Unito.
«I miei figli hanno ruoli importanti, uno in produzione, l’altro nel commerciale. Quando il passaggio del testimone? Io tengo ancora duro».
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