Famiglia distrutta, oggi l’autopsia-verità
L’esame disposto dal pm Carraturo consentirà di accertare tempi e dinamica delle morti alla Madonna Pellegrina
Due bicchieri di plastica con residui d’acqua di rubinetto: con questi, Bruna Piovesan e il figlio Fabio Modolo avrebbero inghiottito gli psicofarmaci che li hanno portati all’incoscienza. Un’ulteriore traccia per ricostruire la dinamica del dramma della Casa della Madonna Pellegrina, ma che da sola ancora non spiega modi e tempi della loro morte. La prima cosa che viene in mente, di fronte a un dramma simile, è che la morte dell’intera famiglia Modolo renda superfluo individuare responsabilità e ruoli. Che renda quasi morboso il ricostruire sin nei più piccoli particolari gli ultimi, disperati gesti di queste tre disperate persone. Per gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica Monica Carraturo, è esattamente il contrario: il caso non può essere archiviato se non di fronte a una precisa ricostruzione dei fatti. Ecco allora come ogni dettaglio assume una determinata importanza, come quelli delle tre scatolette di psicofarmaci vuote, dei due bicchieri sul comodino, della lettera scritta da Bruna Piovesan anche a nome del figlio servano a capire chi davvero sia stato il regista della tragedia. Madre e figlio assieme sino alla fine? La sola madre, le cui azioni hanno poi trascinato nel vortice di morte anche il capofamiglia Giuliano Modolo? Oppure i coniugi avevano già pianificato come portare con loro, volente o nolente, quel figlio tanto amato quanto problematico? Tre ipotesi, solo una verità. Che presumibilmente - come, tra le tante cose, l’ora della morte dei tre congiunti - verrà fuori dall’esame autoptico, e soprattutto dall’esito degli esami tossicologici. Gli psicofarmaci, infatti, sembrano giocare un ruolo determinante: in quale quantità sono stati assunti da madre e figlio? Quando il marito è rincasato, Bruna Piovesan era ancora cosciente ed ha, forse, aiutato Giuliano Modolo a indurre alla morte Fabio, trovato non sul suo letto, come la madre, ma riverso sul pavimento? Risposte ormai utili solamente alla giustizia terrena. Ma indispensabili, si spera, per capire di più e meglio l’animo umano e le tragedie che può covare nel silenzio più assoluto.
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