Famiglia costretta all'isolamento, la denuncia di un padre: «Mia figlia sta male e non le fanno il test a domicilio»

UDINE. Se è vero che la maggior parte dei bambini è asintomatica, la mancanza di sintomi non è una certezza matematica e quando un genitore si trova a casa con un figlio febbricitante, magari da più giorni, magari con un positivo in famiglia, chiede giustamente di avere risposte. Certe e celeri. Tutto condivisibile, si dirà, peccato che non sempre sia così e che anzi, proprio in provincia di Udine, in questi giorni ci sia stato un padre che si è sentito abbandonato. Lo ha raccontato, in cerca d’aiuto, al consigliere pentastellato Cristian Sergo, che ha deciso di condividere il grido d’allarme.
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«Da circa una settimana – spiega il genitore – una delle nostre bambine sta male. Nonostante la somministrazione su indicazione della pediatra di farmaci antipiretici, per i primi due giorni ha avuto febbre altissima, mai scesa sotto i 39 gradi». Sottoposta a cortisone e poi a due diversi antibiotici, la situazione è migliorata, non risolta. La madre nel frattempo è positiva al virus, posta in isolamento. Per adottare cure mirate, la bambina deve essere sottoposta al tampone ed effettuare le analisi del sangue.
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«Peccato che nessuno si sia mosso per venire a fare il test e un prelievo a domicilio, nonostante gli innumerevoli solleciti della stessa pediatra agli enti di competenza» denuncia ancora il padre che si è visto negare la possibilità del tampone e del prelievo a domicilio, “non possibili”, e rinviare al pronto soccorso pediatrico in caso di urgenza. La famiglia però, in ragione della positività della madre, si trova in isolamento, impossibilitata a recarsi in pronto soccorso ma anche, in caso di ricovero, a stare vicino alla piccola, con tutti i disagi, anche psicologici, del caso. «Ora – fa sapere il papà – si sta parlando di impiegare un’ambulanza per accompagnarci in ospedale a fare i prelievi, sempre se riusciremo ad avere il consenso dell’azienda sanitaria, essendo in isolamento anche noi genitori».
La situazione ha del paradossale. E non si limita, stando al racconto dell’uomo, al solo stato di salute della bambina perché «a mia moglie – denuncia – non sono stati chiesti, da parte dell’azienda sanitaria, nemmeno i contatti avuti nei giorni precedenti ai sintomi».
Approssimazioni inaccettabili in un momento come quello attuale che sollevano diverse perplessità. Una su tutte: «In questi mesi trascorsi dalla prima alla seconda ondata, ci si sarebbe aspettati l’implementazione di un protocollo attuativo standardizzato – rilancia il genitore – in grado di rispondere all’emergenza in modo rapido ed efficace. A oggi invece viviamo nella condizione in cui i genitori positivi al Covid-19, con figli anche piccoli, vengono chiusi in casa, abbandonati a loro stessi e senza la possibilità di effettuare gli accertamenti necessari per le cure dei propri figli. Tutto ciò supera ogni limite di logica e tolleranza».
Chiosa Sergo: «Episodi come questo lasciano l’amaro in bocca e ci fanno capire che siamo ancora lontani dal poter contare su un sistema perfetto. Speriamo solo che il denunciarli serva a non farli ripetere più».
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