Ex distretto nel degrado e “imbottito” di amianto

Viaggio nella “caserma”, l’immobile che cade a pezzi nel centro della città Potrebbe essere utilizzato per molte destinazioni. Ma non ci sono i soldi

SACILE. Eternit, erbacce, nidi di piccioni e topi. Intorno, c’è il profilo dei palazzoni antichi che si sono guadagnati, negli anni, il soprannome di “caserma”. Senza truppe, in via XXV Aprile: inagibile e si capisce la ragione. L’ex distretto militare, ex convento di Sant’Antonio abate, ex osservatorio astrofili, ex cinema estivo è schiacciato in una morsa: quella del degrado tra cumuli di amianto.

Le “stecche” di eternit sono infilate in una garitta abbandonata come fosse il “deserto dei Tartari”. Ma qualcuno giura di avere visto altri cumuli “tossici” negli androni, della parte interna. Dove tutto è abbandonato, rotto, pieno di guano dei volatili, tra pezzi di ferro arrugginiti. L’amministrazione comunale ha congelato un rettangolo di centro città che vale una fortuna sul mercato immobiliare: troppo, nel grande freddo della crisi.

Il tour rapido tra l’ex chiostro e qualche androne, mette a fuoco scenari da Bronx. Vetri rotti, zone caldaie con le porte fuori dai gangheri, balconate a penzoloni, rifiuti e colonne “rosicchiate” che minacciano l’instabilità delle strutture. L’area è rimasta una “incompiuta” a due passi dal Pedrocchino, dove vanno a pranzo vip e imprenditori. Risultato: la zona è degradata, sporca, con area a forte rischio “tossico” e un futuro incerto.

Una volta i ragazzi friulani venivano a Sacile per i “tre giorni”, cioè la visita di leva. Una volta, il monastero di Sant’Antonio abate era un’area benedetta, ombelico di vocazioni, dicono costruito nel 1666, ma la cabala è stata una maledizione.

Lo studio di fattibilità del recupero ha previsto una spesa di 10 milioni di euro: lievitati negli ultimi sette anni. Il crollo di un cornicione ha alzato le transenne nel chiostro e aumentato lo spessore del guano: gli astrofili sono stati sfrattati d’ufficio, per motivi di sicurezza.

«L’ex distretto militare è una spianata di guano dei colombi che sono i veri inquilini del palazzo – aveva verificato nell’ex convento l’architetto Maria Grazia Gargan –. Potrebbe diventare una struttura di pubblica utilità, invece il degrado regna e nessuno vuole prendere decisioni coraggiose». Il patrimonio edilizio sacilese, pubblico e privato, perde pezzi. Colonizzata dai colombi, la “caserma” ha rovinata anche la facciata rovinata, in via XXV Aprile. Intonaco sbrecciato, ma il portone chiuso non fa immaginare l’abbandono reale della parte interna. La fuga in avanti? «Stiamo distruggendo il futuro della città – dice Gargan, e gli ambientalisti confermano –. Riflettiamo sul bene comune». I gruppi “save Sacile” che vogliono rimettere in sesto la città d’epoca, non si danno pace come il gruppo degli astrofili.

I detective del cielo notturno, hanno alzato tacchi e cannocchiali dal chiostro, ma lo rimpiangono. «È un’area senza inquinamento luminoso – confermano con il presidente Pio Fantin –. Il rammarico è di non poter più usufruire di un sito osservativo che aveva le caratteristiche fondamentali, per la divulgazione dell'astronomia: assenza di luci e luogo di passaggio». Il pozzo di ombre del chiostro in via XXV aprile, va bonificato: almeno dall’amianto.

Chiara Benotti

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