Foto ai ragazzi negli spogliatoio: giovane allenatore a processo

Indagine dei carabinieri nel Pordenonese coordinata dalla Procura di Trieste: controllati 14 impianti sportivi e ricostruita la provenienza delle immagini. Sequestrati oltre 200 fotogrammi e 9 video. L'uomo è ai domiciliari

Giulia Soligon

Nel suo telefonino erano salvate migliaia di immagini a sfondo pornografico e pedopornografico che ritraevano giovani calciatori all’interno degli spogliatoi. È questo l’elemento determinante che lo scorso gennaio nell’ambito della perquisizione domiciliare, delegata dalla procura di Torino in relazione a un’attività d’indagine più ampia avviata dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia, ha fatto scattare per il ventisettenne allenatore, studente della Bassa Pordenonese, l’arresto in flagranza di reato operato dagli agenti della polizia postale.

Sono state identificate con certezza 24 giovani vittime, ritratte in più di 200 fotogrammi e 9 video presenti nella memoria del telefono oggetto di sequestro.

La vicenda

All’udienza di convalida in tribunale a Pordenone, il giudice per le indagini preliminari Francesca Vortali, in accoglimento della richiesta della difesa dell’indagato, rappresentata dagli avvocati Stefano Colledan e Margherita Battistella, aveva applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari con la possibilità di allontanarsi per poter frequentare un percorso psicologico, attualmente già al secondo ciclo.

L’ipotesi era di detenzione di materiale pedopornografico e di produzione di materiale di pedopornografia minorile. Dopo l’ordinanza di convalida dell’arresto e applicazione della misura, il fascicolo d’indagine era stato trasmesso per competenza alla Procura di Trieste, che lo ha preso in carico, delegando i carabinieri per la successiva attività.

Dopo la notifica della chiusura delle indagini, il giovane ha chiesto e ottenuto di essere ammesso al processo con giudizio immediato. L’udienza davanti al tribunale di Trieste è stata fissata per la fine di settembre.

Le indagini

L’indagine avviata prima dell’arresto e poi proseguita, delegata dalla Procura ai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Pordenone, ha consentito di effettuare ulteriori accertamenti e ricostruire l’intera rete delle società sportive in cui il giovane allenatore aveva lavorato. Da quanto si apprende, il ventisettenne era inserito nei settori giovanili locali dal 2021. Attività che ha portato avanti fino ai primi giorni di quest’anno quando il blitz degli agenti della postale ha interrotto il tutto.

Per aiutare gli inquirenti a comporre il quadro indiziario a carico del giovane mister, gli investigatori dell’Arma hanno raccolto una serie di testimonianze fornite dai responsabili delle associazioni, procedendo anche con i sopralluoghi degli spogliatoi e delle strutture sportive utilizzate dalle squadre, sia in occasione degli allenamenti che delle partite ufficiali di campionato.

In questo modo è stato possibile raccogliere abbastanza fonti di prova ritenute sufficienti dalla Procura di Trieste per sostenere l’imputazione. Per l’Arma, «questa attività ha confermato i gravi sospetti investigativi iniziali: abusando della propria posizione di fiducia e del proprio ruolo di allenatore», il ventisettenne «avrebbe fotografato e ripreso, a loro insaputa, diversi giocatori minorenni all’interno degli spogliatoi».

Le vittime

L’ispezione ha interessato 14 campi di gioco. L’operazione, come rende noto l’Arma attraverso una nota stampa, «ha permesso di localizzare con certezza gli ambienti in cui sono state scattate le foto rinvenute nel telefonino dell’allenatore». Individuati i luoghi, il passaggio successivo è stato reperire gli elenchi dei tesserati minorenni delle società coinvolte e, acquisite le audizioni dei genitori, identificare le vittime.

 

 

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