Evasione da un milione di euro, condannato a un anno e mezzo

Tutto è partito dal blitz della Guardia di Finanza in un’azienda che ha scoperto un evasore totale. Accusato anche di aver distrutto le scritture. La difesa: non lo ha fatto perché non le ha mai istituite

UDINE. Dalla sede di via Cussignacco a Udine svolgeva un’attività di commercio all’ingrosso di macchine e attrezzature per ufficio, ma per la Guardia di Finanza la sua ditta, inspiegabilmente non produceva utili, o perlomeno non li denunciava.

Gli accertamenti condotti lo scorso inverno dalla Compagnia della Gdf di Udine avrebbero fatto emergere un altro caso di evasione totale. E così Carmine Simone Bonfrate 41 anni, nativo di Grottaglie in provincia di Taranto è finito davanti al giudice. Bonfrate doveva rispondere dell’accusa di occultamento e distruzione delle scritture contabili obbligatorie e di aver evaso imposte per un milione di euro.

Il legale difensore di Bonfrate, l’avvocato Francesco Dall’Asta, ha scelto per il suo assistito la via del rito abbreviato, l’udienza si è celebrata ieri al tribunale di Udine dinanzi al giudice per le udienze preliminari Paolo Lauteri che, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Raffaele Tito, ha riconosciuto colpevole l’imputato dei reati contestati e lo ha condannato a un anno e 6 mesi di reclusione più spese accessorie.

All’origine della vicenda gli accertamenti avviati nell’inverno scorso dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Udine. A carico di Bonfrate l’accusa di aver occultato o distrutto le scritture contabili, nella veste di titolare dell’omonima ditta individuale per evadere le imposte, infatti avrebbe omesso di consegnarle alla Guardia di Finanza in sede di accesso fiscale, ostacolando così la ricostruzione del reddito e del volume di affari.

Stando alla tesi dell’accusa, l’imputato avrebbe anche omesso di presentare la dichiarazione annuale relativa all’anno 2010 in presenza di un’imposta evasa pari a 993.544 euro derivante da diverse operazioni intracomunitarie. Avrebbe pure omesso di presentare la dichiarazione annuale relativa all’anno 2011 pur in presenza di un’imposta evasa di 30 mila euro. Infine, Bonfrate doveva rispondere dell’accusa di aver emesso due fatture per operazioni nell’aprile e nel dicembre del 2010, rispettivamente per 106 mila e per 180 mila euro, intestate alla Sbc Service dell’ex convivente con l’obiettivo di creare un inesistente credito d’imposta.

Il giudice ha ritenuto Bonfrate colpevole dei reati respingendo quindi le istanze della difesa che aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato.

«Gli è stata contestata l’omessa tenuta delle scritture contabili quando era pacifico che le scritture non erano mai state istituite – ha sostanziato l’avvocato Dall’Asta – quando alle violazioni dell’Iva eravamo sempre sotto soglia a mio giudizio non c’era reato. Infine, in relazione alle presunte fatture false c’era pure la prova del pagamento».

L’avvocato Dall’Asta ha anche eccepito sull’accusa di evasione per 993.544 euro. «Non si capisce a cosa si riferiscano quegli importi – ha commentato – non possono essere Irpef, non sono soggette ad Iva e gli acquisti coprono il fatturato, ci riserviamo di leggere le motivazioni della sentenza ma sicuramente ricorreremo in appello».

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