Esercito in lutto: è morto il generale Alberto Ficuciello

Aveva 76 anni, ricoprì gli incarichi più importanti nel settore sicurezza. Perse il figlio Massimo, ufficiale dei Lagunari, nella strage di Nassiriya

UDINE. «Un grande gentiluomo». Lo ricordano unanimemente così i militari, gli amici e i conoscenti che avevano avuto il privilegio di conoscerlo.

E in punta di piedi, quasi a non voler disturbare, il generale di Corpo d’Armata Alberto Ficuciello di Ragogna ne è andato via ieri a causa di una malattia improvvisa, raggiungendo così l’amato figlio Massimo, scomparso nella strage di Nassiriya nel 2003 in Iraq.

Un ufficiale tutto d’un pezzo, sullo stampo anglosassone, dalla brillante carriera iniziata alla scuola militare Nunziatella di Napoli e all’Accademia di Modena che lo hanno portato a prestare servizio all’allora Divisione Ariete, prima a San Vito al Tagliamento in qualità di tenente poi come comandante di battaglione a Tauriano di Spilimbergo.

Passaggi che hanno lasciato il segno a coloro che hanno lavorato con lui. «Sapeva trattare con la gente e metteva a suo agio qualsiasi persona rivolgendosi con tatto e garbo» dicono di lui, ricordandolo con affetto e voce commossa.

«Delle foto lo immortalano mentre fa un discorso ufficiale nella caserma di Tauriano nel 2003: nella sua divisa di generale non indossa il basco con il fregio con l’aquilotto, ma quello comune a tutti i carristi. Una cosa che non fa nessuno», sottolineano.

Un messaggio inequivocabile, che lo rendeva unico davanti a tutti i militari, non autoritario ma dall’autorevolezza riconosciuta. Era nato nel 1940 nella Venezia Giulia rimasta al di là del confine triestino ed era stato in Kosovo e in Bosnia, addetto militare all’ambasciata italiana a Londra, primo vice comandante del Corpo di reazione rapida del comando Alleato in Europa nel 1992 -95, comandante della Scuola di Guerra dell’Esercito nel 1996-97, Sotto capo di Stato maggiore dell'Esercito, direttore nei comandi strategici della Nato nel 1999, comandante del Comando alleato Interforze del Sud e delle Forze operative terrestri dell’Esercito italiano fino a diventare consigliere militare del presidente del Consiglio Berlusconi.

Una carriera fulminante, funestata dalla morte del figlio Massimo, capitano a Nassiriya. «Una disgrazia che ha affrontato con grandissima dignità» lo ricorda l'amico Alipio Mugnaioni tra lacrime.

«Quando ne parlava era sempre con compostezza e tranquillità anche se, quando andavamo via in macchina assieme, a volte stava zitto, si assentava. Sapevo dov’era». Al figlio Massimo è stato intitolato il Premio di giornalismo internazionale capitano Massimo Ficuciello, visto il ruolo che copriva nella pubblica informazione, che il generale consegnava personalmente ogni anno all’ufficiale vincitore.

«Durante i funerali del figlio a Roma riconobbe mia moglie tra il pubblico» dice un collega. «Era lì da sola, io non potevo essere là perché in servizio altrove. Le chiese se era riuscita a trovare alloggio a Roma. A chiunque sarebbe piaciuto essere ufficiale e gentiluomo come solo lui sapeva fare».

Sapeva anche essere duro, come quando tre anni fa, non più in servizio, dalle colonne di un quotidiano nazionale scrisse una lettera aperta criticando alte autorità dello Stato incapaci secondo lui di reagire con fermezza e orgoglio nazionale di fronte alle umiliazioni che subivano i marò Salvatore Girone e Massimiliano La Torre trattenuti in India.

Partecipava sempre alle feste di corpo dei carristi e lagunari, alle esercitazioni e alle manifestazioni militari, dove la sua presenza era un onore.

Le ultime immagini di lui sono ad Artegna nel luglio scorso: ce lo restituiscono guardare i giovani militari che si stanno addestrando con l’aria assorta, un po’ malinconica, sempre con l'immensa dignità che lo contraddistingueva. Lascia la moglie Berta e il secondo figlio Corrado.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto