Entra nel vivo la campagna di vaccinazione: il caso della residenza per anziani dove solo il 40% degli operatori ha detto sì

Una platea potenziale di circa 7.300 persone suddivise in 189 case pubbliche e private (tra queste anche 9 gestite da enti religiosi) disseminate un po’ in tutti i centri, grandi e piccoli, della regione
Picture shows illustration for the coronavirus vaccine in Zagreb, Croatia, August 14, 2020. A Covid-19 vaccine being developed by Pfizer and Germany’s BioNTech has been found to be more than 90 per cent effective Photo: Zeljko Lukunic/PIXSELL (Zagreb - 2020-08-14, Zeljko Lukunic/PIXSELL / IPA) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
Picture shows illustration for the coronavirus vaccine in Zagreb, Croatia, August 14, 2020. A Covid-19 vaccine being developed by Pfizer and Germany’s BioNTech has been found to be more than 90 per cent effective Photo: Zeljko Lukunic/PIXSELL (Zagreb - 2020-08-14, Zeljko Lukunic/PIXSELL / IPA) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

UDINE. Entra nel vivo la campagna di vaccinazione anti Covid. I primi a essere immunizzati saranno medici, infermieri, operatori sanitari e assistenziali che lavorano nelle strutture per anziani del Friuli Venezia Giulia.

Una platea potenziale di circa 7.300 persone suddivise in 189 case pubbliche e private (tra queste anche 9 gestite da enti religiosi) disseminate un po’ in tutti i centri, grandi e piccoli, della regione. In centinaia sicuramente aderiranno, ma ci sono anche dubbi e perplessità tra gli operatori. E anche chi rifiuterà, per un motivo o per un altro, la vaccinazione. Discorso diverso per i medici. Secondo l’ordine regionale non ci sarebbero, al momento, camici bianchi apertamente no vax.

Da oggi gli elenchi con le adesioni
La Regione ha chiesto a tutte le strutture che ospitano anziani (120 private, 60 pubbliche e 9 gestite da enti religiosi) di fornire da oggi gli elenchi del personale che, volontariamente, si sottoporrà alla vaccinazione, a partire dai prossimi giorni, non appena arriveranno le 11.700 dosi promesse dalla casa farmaceutica Pfizer. «Abbiamo ricevuto l’invito all’adesione - confermano dal quartier generale di Sereni Orizzonti, uno dei gruppi di settori più presente in Friuli - e i nostri collaboratori si metteranno in lista. Non vediamo problemi rilevanti, qui da noi crediamo ci sia una forte sensibilizzazione al tema». Così accadrà un po’ in tutte le altre realtà. Una volta che assessorato alla Salute, Aziende sanitarie e Protezione civile avranno in mano i nominativi, si potrà procedere.

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Il caso limite di Trieste
In una casa di riposo triestina è emersa, in particolare tra i lavoratori delle cooperative, l’incognita adesione. E solo il 40% degli addetti interni ha detto “sì” al vaccino. Ma potrebbe essere un caso limite isolato, quando si avranno i dati delle altre strutture, si potrà considerare un quadro più definito. Giuseppe Tonutti, direttore generale dell’Arcs (Azienda regionale di coordinamento per la salute) sottolinea che «anche se non obbligatorio, il vaccino anti Covid è fortemente raccomandato per tutto il personale sanitario».

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La posizione dei sindacati
Nessuna percentuale, ma al momento solo la consapevolezza che una parte di operatori sociosanitari non disposti a vaccinarsi sia da mettere in preventivo. La segretaria regionale della Funzione pubblica Cgil Orietta Olivo commenta così l’ipotesi che tra il personale degli ospedali e delle case di riposo possa esserci una quota di obiettori. «Casi di questo tipo dobbiamo aspettarcene, dal momento che stiamo parlando di una libera scelta - spiega Olivo - . La sensazione, però, è che stiamo mettendo il carro avanti ai buoi. Il problema vero, in questo momento, è esattamente quello opposto: quello di far sapere al personale che intende vaccinarsi, e che rappresenta sicuramente un’ampia maggioranza, quando e come potrà farlo». Il sindacato, da parte sua, si attende un’adesione massiccia tra i lavoratori.

«Stiamo mettendo in campo una forte azione di moral suasion in tal senso – spiega Olivo – e facciamo appello al senso di responsabilità di tutti i lavoratori». La preoccupazione vera, come anticipato da Olivo, è sui tempi e sulle modalità della campagna. «L’unico atto ufficiale sulle procedure – spiega ancora la segretaria Fp-Cgil – è la circolare diffusa la scorsa settimana dall’Asugi, che di fatto invitava il personale sanitario a prenotare la vaccinazione tramite il Cup. Il che ci lascia a dir poco perplessi, visto che non sembra esserci alcun percorso prioritario per i lavoratori della sanità e delle case dei riposo, al di là delle prime vaccinazioni, poco più che dimostrative, di questi giorni. Per quanto riguarda le altre aziende sanitarie, invece, si è ipotizzato il 4 gennaio come data di partenza, ma siamo fermi ai si dice, senza atti scritti né sui tempi né sulle modalità di adesione del personale. Ecco perché è prematuro parlare di obiezione: quello di cui dovremmo preoccuparci è di consentire al personale sociosanitario che vuole vaccinarsi di poterlo fare nel più breve tempo possibile e possibilmente senza dover passare attraverso il Cup».

Anche la Cisl è sulla stessa lunghezza d’onda. «I nostri referenti della sanità, sia privata che pubblica, hanno la sensazione che ci sia una buona propensione alla vaccinazione da parte del personale delle case di riposo - afferma Luciano Bordin della segreteria regionale Cisl - . Al momento non ci sono lamentele di chi non vuole vaccinarsi. Il problema è capire quando comincerà la campagna, questo è il vero punto di domanda. Dovremo confrontarci quanto prima con le aziende e con l’assessore Riccardi, per la quantità di dosi che arriveranno e le modalità di esecuzione. La nostra preoccupazione è il problema di chi effettuerà le iniezioni, il personale che c’è oggi non è sufficiente, o vaccinano o fanno il lavoro che stanno già facendo con grande sacrificio. È necessario un confronto con le aziende in tempi rapidi».

Medici e infermieri
A livello nazionale è subito scoppiata una polemica in quanto ci sarebbero circa 100 medici apertamente no vax. Ma in regione pare che questa “grana” non esista. «La situazione è sotto controllo a Udine - dicono dall’Ordine dei medici - , nel senso che al momento non sono giunte segnalazioni su dottori no vax contrari all’inoculazione del siero anti Covid. A ogni modo l’Ordine tiene sempre alta la guardia, monitora e monitorerà costantemente, ricordando a tutti i medici che il vaccino, oltre a essere un diritto, è soprattutto un dovere sociale, del resto lo stesso articolo 32 della Costituzione ribadisce che la salute è un diritto fondamentale del cittadino e interesse della collettività, quindi ciò significa adempiere a un dovere. Infatti il non adempimento implica il rischio di contagiarsi e contagiare. Il vaccino per il personale sanitario rientra anche fra gli obblighi previsti dal Codice deontologico. Ovviamente se dovessero pervenire segnalazioni su medici no vax l’Ordine procederà per l’avvio dei necessari e dovuti procedimenti disciplinari esattamente come sta avvenendo in altre parti d’Italia». Linea analoga quella dell’ordine degli infermieri di Udine, guidato dal presidente Stefano Giglio, che ha inviato a tutti gli iscritti una lettera in cui si sollecita l’adesione alla campagna di vaccinazione.

La denuncia di Anaao-Assomed e la sponda del Pd
«A scanso di equivoci: l’Associazione Anaao-Assomed, senza se e senza ma, è a favore delle vaccinazioni anti Covid». Lo scrive in una nota la stessa associazione. «Ma non possiamo tacere sulle discutibili modalità con cui la campagna vaccinale è stata iniziata in Friuli Venezia Giulia. Domenica pochi “fortunati” sono stati convocati nella sede della Protezione civile e a favore di telecamere e di giornalisti hanno ricevuto la prima dose del vaccino. Evidente la volontà di avere testimonial eccellenti per facilitare la adesione alla campagna anti Covid, ma l’Associazione dei medici dirigenti del servizio sanitario pubblico avrebbe senza dubbio scelto personale (medici infermieri operatori sanitari) esposti in prima linea nei reparti e nelle strutture a diretto contatto con i pazienti positivi al Covid. Non certo a chi è lontano da quei luoghi».

Il Pd regionale, in una nota firmata dalla consigliera Mariagrazia Santoro, appoggia i rilievi critici dei medici. «Dopo l’avvio delle vaccinazioni anti covid ci aspettiamo le risposte a operatori e cittadini. Si parte con la giornata Vax day, ma di seguito serve un piano chiaro che informi la popolazione e gli operatori su tempi e modalità», dichiara Santoro.

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