Emergenza profughi, sgomberati 15 rifugiati che dormivano in viale Trieste

UDINE. Sgomberati 15 profughi da un edificio dismesso in viale Trieste, situato di fronte alla caserma dei carabinieri. Sono stati proprio gli uomini dell’Arma a entrare in azione, ieri mattina, nella casa di proprietà demaniale dove hanno trovato “accampati” una quindicina di afghani e pakistani richiedenti asilo politico. Sono stati tutti accompagnati in caserma e denunciati per invasione di edificio pubblico. Il problema però non è risolto perché queste persone continuano a vagare per la città, non è escluso infatti che, tra qualche giorni, tornino a occupare abusivamente anche l’edificio di viale Trieste.
Il problema è sempre lo stesso: i profughi arrivano a Udine per presentare la domanda di asilo politico e fino a quando la prefettura non individua un luogo dove poterli accogliere di giorno vagano tra il centro Solidarietà giovani e la mensa dei poveri di via Ronchi, mentre di notte occupano gli edifici dismessi. Dormono in luoghi senza servizi igienici, acqua ed elettricità.
È accaduto nell’ex centro islamico di via del Vascello dove, la scorsa estate, i residenti hanno minacciato di non pagare più le tasse se i rifugiati non venivano trasferiti nei centri di accoglienza; nell’ex acciaieria Safau dove nonostante la demolizione delle palazzine gli stranieri continuavano a dormire all’aperto; nell’ex clinica Santi di via Monte Grappa e ora anche nell’edificio di proprietà demaniale oggetto di trattativa di permuta con il Comune. Ieri mattina quando le due pattuglie del Norm (Nucleo operativo e radiomobile) hanno fatto il loro ingresso nell’edificio dismesso da anni, all’angolo tra via Chinotto e viale Trieste, hanno trovato i soliti giacigli di fortuna e alcune coperte. I giovani, tutti maschi, non hanno opposto resistenza e hanno collaborato con i carabinieri.
«È la prima volta che i rifugiati entrano in quell’edificio» attesta l’assessore all’Inclusione sociale, Antonella Nonino, ammettendo di essere stata informata dalla Questura che alcuni dei profughi fermati, nelle scorse settimane, a Tarvisio sono arrivati in città. In effetti, a inizio febbraio, era stata l’associazione “Ospiti in arrivo” a chiedere aiuto per 32 profughi sistemati in un’area dismessa appena fuori dal centro. E quelli denunciati ieri dai carabinieri potrebbero far parte proprio di quel gruppo.
L’assessore continua a monitorare la situazione confrontandosi quasi quotidianamente con il prefetto, Delfina Provvidenza Raimondo, e le associazioni di volontariato che garantiscono la macchina degli aiuti e dell’accoglienza. Nonostante ciò i problemi non mancano e l’occupazione di un nuovo stabile dismesso in città rischia di alimentare nuove proteste da parte dei residenti che non sempre accettano di vedere persone dormire in condizioni davvero disumane.
Il fenomeno preoccupa perché, vista la situazione internazionale, è destinato ad aggravarsi. Non a caso, nei mesi scorsi, il sindaco, Furio Honsell, ha portato il problema a Roma ricordando al Comitato Schengen che i profughi non sbarcano solo a Lampedusa, ma arrivano anche via terra seguendo la cosiddetta rotta Balcanica. Nella stragrande maggioranza dei casi, i richiedenti asilo politico partono dall’Afghanistan, raggiungono l’Iran, la Turchia e arrivano in Bulgaria o in Grecia, in Serbia, Ungheria, Austria e quindi in Italia. Una dato per tutti: nell’ultimo anno in città sono transitati oltre 700 profughi.
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