Ecco la tesi benedetta da Valle

Continua il dibattito sul recupero dell’ex Upim e dopo il nuovo progetto messo a punto dall’archistar Rafael Moneo e la proposta dell’architetto Pierluigi Missio, spunta una tesi supervisionata addirittura da Gino Valle. É quella che Marco Stefani discussa a Venezia nel 2003 (ben prima quindi che si parlasse della trasformazione dell’area), ed elaborata sotto la supervisione di due relatori del calibro dell’urbanista milanese Bernardo Secchi e di Valle appunto. «Partendo dalla constatazione che “la vecchia Udine” in quel preciso luogo era stata atterrata con le ruspe (al posto dell’Upim c’era la sala teatrale e cinematografica Eden, progettata da Provino Valle, padre di Gino, ndr) abbiamo voluto riprogettare la forma stessa dell’isolato, tagliandolo con nuovi percorsi in forma di “calli” e “passaggi” - racconta Stefani -. È così che nel mio progetto prendevano sostanza un nuovo tracciato pedonale in diagonale a collegamento diretto tra piazza Libertà e via Savorgnana, fin davanti all’ingresso laterale di Casa Cavazzini, con l’apertura in quel punto di uno slargo, e una piazzetta davanti alla torre dell’Arengario di D’Aronco, arretrando il costruito rispetto alla situazione attuale, che ne cancella in pratica la percezione».
Un progetto rivoluzionario quindi, ma ancorato alla storia della città. «Veniva poi prevista, sopra una piattaforma commerciale a piano terra - continua Stefani -, una piazza sopraelevata, che passando in quota sotto i pilastri di uno dei due edifici andava a intercettare, scavalcata una seconda stradina pedonale, il terrazzo sopra il portico ad archi del giardino di palazzo Morpurgo».
Secondo Stefani «l’integrità del tessuto storico deve essere difesa senza compromessi, ma in una situazione come quella dell’ex Upim, dove la stratificazione di secoli di storia urbana è stata disinvoltamente cancellata, credo che l’intervento andrebbe ripensato facendo incondizionatamente appello alla migliore tradizione del Moderno e a quella che chiamerei l’eredità positiva del ‘900 riflettendo piuttosto sulla possibilità di ridisegnare addirittura i confini. È la lezione - conclude - che ci impartisce la stessa piazza Libertà».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








