È morto Franco Perraro, ha creato il 118 in Friuli

UDINE. Per una decina d’anni ha combattuto contro una malattia, il morbo di Parkinson, con la determinazione che, da giovane, lo vide distinguersi fra gli Azzurri come ala della pallacanestro. Nel primo pomeriggio di lunedì il professor Franco Perraro è morto all’ospedale di Udine, e con lui si è chiuso un pezzo di storia della medicina friulana.
Aveva 85 anni, era ricoverato nel reparto di Medicina d’urgenza – dove aveva trascorso tanti anni come primario dell’unità operativa d’emergenza e del pronto soccorso – da quando le sue condizioni si erano aggravate.
Sintetizzare i contenuti di una vita come quella di Perraro in poche righe non è cosa facile. A parlare sono le decine di mail che, nell’arco di poche ore, sono giunte ieri da tutto il mondo al dottor Andrea Gardini, amico fraterno di Perraro e cofondatore con lui della Società italiana per la qualità dell’assistenza sanitaria a Udine, nel 1985.
Una realtà di cui Perraro era tuttora presidente onorario. Rivestiva lo stesso incarico nella Società di medicina d’urgenza.
Avedis Donabedian era solito sostenere che «la qualità dell’assistenza, alla fine dei conti, è amore». Ed è forse questo il concetto che Perraro mutuò su ogni altro da quel maestro. A esserne certo è il dottor Gardini. «Qualunque cosa facesse, lui lo faceva con amore – osserva – la sua vita era incardinata intorno a un trittico composto dalla famiglia, dai pazienti e dai colleghi».
Valente sportivo che si distinse nelle Universiadi di basket, profondo conoscitore dell’arte e della musica (suonava la fisarmonica ed era un pianista di jazz molto dotato), è stato un innovatore nel campo della Medicina.
Arrivò a Udine negli anni Settanta, si era laureato a Padova e aveva lavorato a Milano. Specializzato in Endocrinologia, Medicina Interna, Radiologia e Medicina dello sport, ai tempi del terremoto contribuì non poco alla gestione dell’emergenza sanitaria e si stabilì in un condominio nei pressi dell’ospedale con la moglie Adriana e poi con i figli Carlo, Giorgio e Bruna.
«Lavorava in medicina d’urgenza – ricorda Gardini – fu una trincea all’interno della quale ha attivato a Udine il sistema integrato delle cure di emergenza territoriale, di pronto soccorso e di medicina d’urgenza, grazie a lui quello di Udine fu uno dei primi ospedali a sperimentare il 118».
Infaticabile trascinatore, si è battuto per i diritti dei medici. «È anche grazie alla sua battaglia sindacale se i medici pubblici hanno un contratto di lavoro» rileva Gardini.
Il commissario straordinario dell’ospedale Mauro Delendi lo ricorda con affetto: «È stato un pioniere in Italia per la valutazione della qualità delle prestazioni basata su criteri di efficacia che ha superato l’autoreferenzialità nella sanità. Muovendosi nel solco dei grandi della Medicina come Codman, Cochrane e Donabedian, nel 1985 fu fra i fondatori dell’International society for quality in health care.
Ero particolarmente onorato della simpatia che mi riservava e sono orgoglioso di aver collaborato con Gardini a organizzare, nel maggio scorso, le celebrazioni per il trentennale dell’Isqua».
Quella fu una delle sue ultime apparizioni in pubblico, Perraro fece un brillante discorso, rivide i cofondatori di una realtà storica e ricevette dal sindaco Furio Honsell la targa della città.
E proprio Honsell ha voluto esprimere a nome della comunità «il più profondo cordoglio alla famiglia per la scomparsa del professor Perraro, fondatore della società internazionale per la qualità in medicina, che aveva portato il nome di Udine ai più alti livelli mondiali. È anche grazie alla sua attività – ha spiegato – infatti, che il sistema sanitario Friuli e di Udine è oggi un modello al servizio di tutti i cittadini».
A distinguere Perraro era anche la dimensione umana, ciò che lo ha reso “un maestro di vita” per molti, fra tutti Rodolfo Sbrojavacca, direttore del Pronto soccorso e della Medicina d’urgenza, che fu suo allievo. «Era una bravissima persona» commenta Sbrojavacca.
Qualche anno fa, Perraro era impegnato con Gardini a organizzare un convegno internazionale a Venezia che avrebbe richiamato medici da tutto il mondo.
«Lasciò tutto per soccorrere una sua paziente quasi centenaria che si era aggravata» ricorda Gardini. Un paio d’ore più tardi l’anziana era seduta sul letto e sorseggiava un bicchiere di latte. «Vedi – disse Perraro al collega – non bisogna mai disperare». Solo a quel punto tornò ad occuparsi del convegno.
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