È il turismo del dolore in tanti a scattare foto ai cumuli di macerie
Il viavai, intanto, prosegue. Si va in viale XX Settembre per avvicinarsi alla tragedia, per tentare, per quanto possibile, di comprenderla. È un inconsueto pellegrinaggio, quello che si sta registrando nei pressi della palazzina distrutta, un turismo pregno di commozione nei confronti delle vittime, forse un po’ macabro.
In fondo, e per fortuna, notizie siffatte non capita ogni giorno di sentirle, di leggerle, e molta curiosità tra i goriziani (e non solo) non può non esserci. Si alzano gli occhi come se si ammirasse un monumento, una scultura, una pala d’altare. Ma ormai la palazzina è soltanto un rudere. Prima di crollare, prima di andare in un milione di pezzi quanto dolore conteneva? Quanta sofferenza e quanto desiderio di rivalsa si celavano in Fabrizio Facchettin, il disabile di 50 anni trovato per ultimo, senza vita, sotto le macerie? E quanto felice era la vita di Sabrina Trapani e Miha Ursic, le altre due vittime?
Si tratta di domande destinate a rimanere tali. E, quindi, a non aver risposta alcuna. Ma le foto al rudere, con gli smartphone, continuano, per immortalare un tragico evento destinato a restare nella storia di una città dove a buttar giù le case e non solo ci aveva già pensato la guerra. E «Sembra di essere in guerra» aveva detto più di qualcuno, riferendosi alla palazzina andata in briciole. Ovvio, accanto alle tante fotografie ci sono le ipotesi sull’accaduto: una disgrazia, un tragico gesto? E, assieme ai pensieri per Sabrina, Miha e Fabrizio, ci sono anche quelli per questioni di altra natura, decisamente meno importanti: quando riaprirà viale 20 settembre? Non tutti, infatti, possono sapere che la strada, nel tratto in cui si è consumata la tragedia, ora è chiusa. E così, trovandosi le transenne davanti, se in molti hanno semplicemente fatto dietrofront, altri sono scesi dall’auto o dalla bicicletta per osservare quel poco che resta del civico 72. Lo stesso hanno fatto i pedoni: essendo l’area sotto sequestro nessuno vi può transitare.
Di macerie ce ne sono ancora a quintali. Di fatto, trovare qualche pezzo d’arredo o qualche abito sepolto dai cumuli, non è per nulla difficile. Per fortuna, se di fortuna si può parlare, l’eredità di Sabrina, Miha e Fabrizio non risiede in quegli oggetti sbrindellati, ma altrove: nel ricordo di chi li ha conosciuti. —
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