E c’è chi pensa ai meno fortunati
TOLMEZZO. Arrivano le festività e la voglia di celebrarle nel miglior modo possibile ma non per tutti questo è scontato. C’è chi il disagio e le difficoltà - economiche e morali - non riesce a dimenticarli neppure per un giorno. La Caritas diocesana in questo periodo ha scelto soprattutto la promozione di un discorso culturale di riflessione e di incontro per favorire l’integrazione degli immigrati e dei profughi (un tema fortemente sentito), oltre ai consueti mercatini di solidarietà che molte parrocchie hanno già organizzato.
Da Tolmezzo arriva la testimonianza di Nicolina Micoli, volontaria al centro di ascolto Caritas e vincenziana: «Sotto le feste le richieste aumentano. Noi gestiamo da qualche tempo il Banco alimentare, dove distribuiamo quello che ci giunge dal punto di raccolta di Pasian di Prato, ma ci siamo accorte che non riusciamo a soddisfare tutte le richieste e così da dicembre in duomo abbiamo pensato di mettere il “gei da caritat”, dove le persone possono lasciare generi di prima necessità che noi redistribuiamo a chi ha più bisogno. Devo dire che i tolmezzini sono stati finora molto generosi, hanno lasciato anche dolci natalizi e persino gli addobbi per l’albero per chi non può permettersi di acquistarli».
E’ ampio il raggio di azione su cui Nicolina Micoli e le altre volontarie operano. «Una ventina le famiglie che contano su di noi - spiega - e che sono seguite in maniera continuativa, poi ci sono gli occasionali, persone che hanno bisogno di aiuto per periodi più o meno lunghi ma che poi riescono a farcela da sole».
Sono italiani e stranieri coloro i quali si rivolgono alla Caritas e alle volontarie di San Vincenzo: «Abbiamo famiglie dove arriva il licenziamento dal lavoro, pensionati con l’importo minimo, famiglie di immigrati, tutta gente che non ce la fa». Ecco allora l’aiuto che arriva sottoforma di bollette pagate, indumenti, spesa talvolta fatta recapitare a chi ha bisogno tramite il negoziante per evitare al ricevente la “vergogna” di mostrare ai vicini il proprio stato di difficoltà. Non mancano gli aiuti a chi studia e lavora (come nel caso di uno studente marocchino) e quelli rivolti alle mammae con figli piccoli: «Alcune signore ci hanno portato indumenti caldi per neonati proprio in vista del Natale» conclude la volontaria.
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