È caccia alle mani bucate Tutti: «Io non c’entro»

TRIESTE. C’è chi ostenta tranquillità. Chi si trincea dietro un «no comment». Chi confida nella magistratura. Ma anche chi ammette di aver fatto qualche spesa di troppo non credendo di commettere uno sbaglio. «Ritengo di aver fatto le cose correttamente – sottolinea Igor Kocijancic capogruppo di Sel –. Certo che se regalare mimose l’8 marzo diventa una faccenda esecrabile allora sono colpevole. Sulle spese più eclatanti non ho nulla di cui preoccuparmi.
È possibile che uno anche non volendolo possa sbagliare». L’incertezza di non sapere quali siano i nomi dei 19 indagati per peculato accresce fra i consiglieri regionali da noi contattati una certa preoccupazione. Il timore che non si facciano differenze e si punti il dito contro l’intero consiglio. Indistintamente. Del resto, c’è anche il problema della presenza di un regolamento per nulla chiaro. In vigore, in sostanza, solo una prassi consolidata che oggi in molti temono non venga considerata legittima. Inevitabili così i dubbi anche per coloro che si dichiarano «sereni». Tutti, comunque, si dicono estranei alle spese folli trapelate in questi giorni.
«Parlare in modo generico – commenta il capogruppo del Pd Mauro Travanut – fa del danno anche a chi non c’entra per questo si faccia chiarezza subito. Io non ho problemi di sorta anche perché in dieci anni non ho preso nemmeno un’acqua minerale con i soldi pubblici né ho chiesto rimborsi per le trasferte». «Sono serenissimo – afferma anche Alessandro Corazza capogruppo dell'Idv –. Credo che l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, dove noi non siamo rappresentati, avrebbe dovuto da tempo fare un regolamento chiaro e quindi è giusto che la magistratura intervenga a fare chiarezza dove la politica non ci è riuscita». Sereno il capogruppo del Pdl Daniele Galasso.
«Siamo convinti – dice – di aver applicato le norme vigenti. A giorni faremo una riunione del gruppo per i necessari approfondimenti». Dello stesso tenore anche il commento del capogruppo della Lega Nord Danilo Narduzzi. «Siamo tranquilli – spiega – abbiamo seguito le norme in materia. Se qualcuno ha sbagliato risponderà in prima persona». Così come il capogruppo del Gruppo Misto Roberto Asquini. «Le spese compiute sono rigorosamente attinenti – commenta – all’attività politica e amministrativa svolta dal gruppo come prevede il regolamento in vigore».
Spese folli, si diceva. Come gli acquisti fatti in un’armeria. Ma dalle quali tutti si discostano. «Credo di aver agito bene – afferma Paolo Ciani di Fli – nel contesto delle norme vigenti. Leggendo la stampa non mi riconosco in nessuno dei casi presentati. Spero che sia chiarito chi siano gli indagati così che ognuno risponderà delle proprie azioni». «Le spese emerse – sottolinea poi Alessia Rosolen di Un’Altra Regione – non sono certo le mie e ne sono sicura».
«Sono sereno per come mi sono comportato – spiega poi Alessandro Tesolat dell’Udc – . In ogni caso la situazione è brutta perchè questa inchiesta rende ancora più difficile il rapporto tra politica e cittadini. È la genericità a dare fastidio». Anche Roberto Novelli (Pdl) non pensa di «aver fatto nulla di illecito, ho la coscienza a posto» e Giorgio Baiutti (Pd) auspica «che la magistratura faccia gli approfondimenti del caso tenuto conto di un regolamento lacunoso che si dovrà sostituire».
Si dicono in attesa di vedere come evolverà la situazione Enzo Marsilio del Pd («una cosa è annunciare questi fatti, un’altra è vedere quali sono veri»), Gianfranco Moretton di Scelta civica («le notizie mettono in evidenza situazioni che non conoscevo ma aspettiamo di sapere le eventuali imputazioni rivolte ai gruppi e il presidente del Consiglio Maurizio Franz del Carroccio: «So quello che leggo dai giornali, non ho elementi aggiuntivi. Auspico che il consiglio recepisca le linee guida indicate dal presidente del consiglio dei ministri in base alla conferenza Stato Regioni per avere un regolamento chiaro» e Piero Camber (Pdl): «Siamo tranquilli come tutti gli altri», si limita a dire.
C’è voglia di chiarezza. «Speriamo che ci siano dei distinguo – precisa Giorgio Venier dell’Udc– per quanto mi riguarda ho seguito il regolamento a favore dell’attività politica del gruppo. Sono tranquillo». E tranquillo si dice anche Enio Agnola dell’Idv. «Dispiace che la Regione si trovi invischiata in una inchiesta simile – commenta – sono sempre stato convinto che qui non ci fossero le condizioni per il verificarsi di quello che è accaduto da altre parti e vedere quello che trapela mi rende incredulo. La politica dei friulani non si sposa con queste notizie. Si faccia chiarezza e si dica chi ha giocato con i soldi dei contribuenti». «Sono sereno – dice Pietro Colussi (Cittadini) – il mio esame di coscienza esclude comportamenti non corretti».
«Sono fiducioso – dice Alessandro Colautti del Pdl – perchè credo di aver rendicontato quello che per la prassi erano spese ammissibili. Se tra queste invece non ci sono i pranzi paralleli all’attività istituzionale si andrà a motivare. Io ho la coscienza a posto». Così come Giorgio Brandolin del Pd: «Non mi riguarda nulla di quello che è uscito sui giornali se poi però non si considerano lecite nemmeno le colazioni di lavoro sarà il giudice a deciderlo». Preferiscono, invece, non commentare Paride Cargnelutti (Pdl) che ammette di «non saper nulla» così come Paolo Pupulin del Pd e Luigi Ferone dei Pensionati per il quale «ogni commento è superfluo anche se credo che non si tratti di cose eclatanti che abbiano a che fare con quello accaduto nelle altre Regioni».
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