Due risse al Civiform, guerriglia nella mensa con coltelli e bastoni: 5 giovani in ospedale, coinvolti anche carabinieri

Momenti di tensione nella struttura di Cividale che accoglie giovani di varie etnie, la denuncia del sindacato Sim dei carabinieri: «Violenza incontrollata ma episodi prevedibili, inascoltate le nostre richieste»

Il 24 e il 26 marzo due gravi episodi di violenza al Civiform di Cividale
Il 24 e il 26 marzo due gravi episodi di violenza al Civiform di Cividale

«Gravissimi episodi di violenza collettiva verificatisi nei giorni 24 e 26 marzo 2026 nel centro Civiform di Cividale del Friuli, nei quali sono rimasti coinvolti, loro malgrado, militari dell’Arma impegnati nella consumazione del pasto nella struttura. Ciò che è accaduto non ci sorprende. Lo avevamo previsto. Lo avevamo denunciato. Lo avevamo chiesto di evitare».

La denuncia arriva dal Sim (Sindacato italiano militari carabinieri), attraverso una nota sottoscritta dalla segretaria generale nazionale e nella quale si ricorda che «da tempo questo sindacato aveva formalmente rappresentato alle autorità competenti l’inopportunità che il personale dell’Arma dei carabinieri consumasse i propri pasti all’interno del Civiform di Cividale del Friuli, una struttura che accoglie soggetti con dinamiche relazionali ad alto potenziale conflittuale, come tristemente dimostrato dai fatti. Quelle richieste sono rimaste inascoltate».

Il primo episodio, il 24 marzo 2026, si è verificato durante l’orario di lezione: una rissa tra circa 20 persone di etnia bengalese ed egiziana ha devastato i locali della struttura, con il ferimento di tre minori trasportati agli ospedali di Udine e Cividale del Friuli mentre il 26 marzo 2026, a soli due giorni di distanza, si è consumato un episodio ancora più grave nella mensa del Civiform: due gruppi di etnia egiziana e afgana si sono fronteggiati con coltelli sottratti dalla stessa mensa, spranghe e bastoni, con numerosi feriti e due minori ricoverati d’urgenza all’ospedale di Udine per frattura al polso e lacerazioni alla testa. In entrambe le circostanze, i militari dell’Arma si sono trovati loro malgrado immersi in un contesto di violenza incontrollata, in un ambiente che questo Sindacato aveva già indicato come incompatibile con la presenza del personale in servizio, anche fuori dalle ore operative. Il SIM carabinieri ribadisce con fermezza: la consumazione dei pasti presso strutture che ospitano popolazioni ad alto rischio di conflittualità è inopportuna, imprudente e potenzialmente pericolosa per l’incolumità fisica e l’immagine istituzionale dei militari».

Il sindacato chiede quindi, «con urgenza:

  • l’immediata cessazione della consumazione dei pasti da parte del personale dei Carabinieri presso il Civiform di Cividale del Friuli e presso qualsiasi altra struttura analoga sul territorio;
  • una risposta formale e motivata da parte dei comandi competenti alle istanze già avanzate da questo Sindacato e fino ad oggi ignorate;
  • l’attivazione di soluzioni logistiche alternative dignitose e sicure per la consumazione dei pasti del personale in servizio;
  • la piena tutela legale e assicurativa per i militari eventualmente coinvolti in procedimenti conseguenti ai fatti occorsi.

La segreteria del Sim ha inoltre sottolineato come «la violenza durante i pasti al Civiform non è un caso isolato. Numerose altre situazioni di rischio e criticità operative sono state puntualmente segnalate da questo Sindacato alle autorità competenti, senza che abbiano trovato la minima considerazione. Le istanze dei lavoratori in uniforme vengono sistematicamente ignorate, come se le preoccupazioni di chi ogni giorno rischia la propria incolumità al servizio dello Stato non meritassero nemmeno una risposta. Questo non è il rispetto che l’Amministrazione deve ai Carabinieri. Non è accettabile che uomini e donne che servono lo Stato con dedizione e sacrificio quotidiano vengano trattati come interlocutori di serie B, le cui segnalazioni possono essere archiviate senza riscontro. Il silenzio dell’Amministrazione dinnanzi alle istanze sindacali non è neutralità: è una scelta, e come tale porta con sé precise responsabilità. Quanto accaduto a Cividale del Friuli è la diretta conseguenza di una sottovalutazione istituzionale che questo Sindacato non può e non intende accettare. Chi ha il dovere di ascoltare, ha anche la responsabilità di rispondere».

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