Dopo l’ultimatum del Pd Martines lascia la Provincia

Il capogruppo dei democratici farà solo il sindaco di Palmanova, ieri le dimissioni. «Sono amareggiato perché non si è voluto riconoscere i miei meriti politici»

UDINE. Il capogruppo del Pd, Francesco Martines, si è dimesso da consigliere provinciale, ha scelto di ricoprire solo la carica di sindaco di Palmanova. E’ stata una decisione sofferta dettata dall’incompatibilità a svolgere entrambe i ruoli prevista dallo statuto del Pd.

Fino all’ultimo Martines ha sperato di vedersi riconoscere i suoi meriti politici per ottenere la deroga, ma così non è stato e di fronte all’ultimatum del partito che minacciava di sanzionarlo ha deciso di scrivere la lettera di dimissione inviata, ieri, via fax, al presidente del consiglio provinciale, Mario Quai. Seppur «amareggiato perché non si è voluto riconoscere i miei meriti politici» il sindaco di Palmanova non lascerà il Pd, al contrario continuerà a lavorare per far eleggere Debora Serracchiani alla presidenza della Regione.

«La motivazione di questa mia sofferta decisione - si legge nella missiva - deriva da una incompatibilità sancita dallo statuto regionale del Partito democratico, rilevata ad avvenuta mia elezione a sindaco di Palmanova e dalla successiva decisione dell’assemblea provinciale del mio partito di non riconoscermi meriti amministrativi e politici tali da concedermi la deroga a svolgere ambedue gli incarichi elettivi». Convinto «di aver svolto l’attività di amministratore comunale e provinciale sempre con il massimo impegno, Martines augura buon lavoro a tutti i componenti dell’assemblea di palazzo Belgrado.

Si chiude così una vicenda iniziata quando l’assemblea provinciale del Pd, a maggioranza, decise di non concedere la deroga per meriti prevista dallo stesso statuto del Pd. A nulla è valso il ricorso presentato a Roma da chi non condivide questo verdetto perché «la commissione nazionale del Pd non ha mai esaminato quel ricorso». Una mancanza difficile da giustificare per Martines dichiarato incompatibile da una regola che lui stesso ha votato.

«Paradossalmente - afferma - quella regola mi ha danneggiato, ma non va dimenticato che anche la deroga per meriti politici è una regola». Una regola, però, che una parte del Pd non ha proprio voluto applicare. Da qui l’ultimatum: «O mi buttavano fuori come Lusi o mi sospendevano come Pennati». Per non essere sanzionato, insomma, Martines, con un passato da Repubblicano e da rappresentante dell’Asinello di Prodi, della Margherita e quindi del Pd alle spalle, ha scelto di dimettersi dal consiglio provinciale. «Me ne vado per non essere sanzionato - ammette -, non voglio macchiare la mia fedina politica perché credo di essere utile alla campagna elettorale di Debora Serrachiani. Auspico comunque che questo esempio negativo non si ripeta nei confronti di altre persone».

Con un certo amaro in bocca, insomma, Martines accetta la decisione del partito. Lo fa senza sbattere la porta, ma rimboccandosi le maniche perché è convinto che l’esperienza maturata nello svolgimento delle cariche di primo cittadino di Rivignano prima e di consigliere provinciale poi - «tutte elettive» fa notare - può essere utile al Pd soprattutto nel momento in cui «il partito deve affrontare i problemi della gente con compattezza». E mentre Martines si prepara a entrare nello staff della Serracchiani, al suo posto in Provincia subentrerà il sindaco di Pulfero, Piergiorgio Domenis, un non tesserato Pd.

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