Dopo la visita di Napolitano Appello a vuoto, Faedis resta divisa

FAEDIS. Porzûs: il giorno dopo si ricomincia daccapo o quasi. Eppure, il presidente Napolitano è stato chiaro nel pretendere la fine della diaspora, spingendosi oltre e non temendo di puntare il dito accusatorio contro il suo ex Pci sponsor dei gappisti che trucidarono i “cugini” della Osoppo. L’altro ieri, la gente lo ha applaudito, apprezzando sia l’autocritica, sia il messaggio di riconciliazione.
La politica ha sottoscritto il suo messaggio. E i media ne hanno amplificato il significato. Ma i dubbi restano. Rimangono cioè i timori che il the day after della visita del Capo dello Stato riparta dai rancori, dalle diffidenze. Dalle stesse e divisioni. E talvolta dall’odio. Così il balletto di chi deve fare il primo passo per emulare lo storico abbraccio di undici anni fa tra l’osovano don Redento Bello e il garibaldino “Vanni” (incontro peraltro non sostenuti in modo convincente dall’Anpi e dall’Apo), all’interno dell’Api e dell’Anpo pare destinato a rimettersi in moto in un gioco dello scaricabarile ormai calcificato.
Il sindaco di Faedis, Cristiano Shaurli, fa gli scongiuri. E auspica che quanto affermato da Napolitano sia un percorso «ormai irrinunciabile che ci porti al suggello definitivo della cessazione delle contrapposizioni». Di più: Shaurli spera che i due appuntamenti, quello del 7 febbraio (Porzûs, targato Apo)) e quello 27 settembre (commemorazione della Zona libera del Friuli orientale e dell’incendio del paese, targato Anpi) possano essere condivisi e magari pianificati dalle due organizzazioni partigiane. Ma l’aupicio resta sospeso e rimbalza nelle risposte di alcuni esponenti dell’Anpi e dell’Apo.
«Abbiamo ragionato a lungo su questa ipotesi – dichiara Roberto Volpetti, vice presidente dell’Apo (Associazione partigiani Osoppo). Ma il discorso pareva chiuso nel 2002, l’anno dopo lo storico abbraccio, quando proponemmo all’Anpi un documento che di fatto proponeva il riconoscimento di quello che “Vanni” aveva firmato circa le responsabilità garibaldine dell’eccidio. A mio avviso era un invito alla distensione. Ma non se ne fece nulla». Già, ma a questo punto la domanda diventa quasi retorica: la visita del presiedente della repubblica è stata allora inutile? «Il suo discorso – ribatte Volpetti – è stato ineccepibile, noi siamo sereni. Ma è cosa abbastanza nota che l’Anpi non ha mai detto quello che abbiamo sentito, invece, dalle parole del capo delo Stato e, anzi, spesso nell’affrontare il tema dell’eccidio ha preso a pretesto giustificazioni davvero incredibili».
Sul fronte opposto Elvio Ruffino, del Comitato nazionale e vice presidente provinciale dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) ricorda che l’organizzazione che lui rappresenta e presiede organizza ogni anno «centinaia di manifestazioni in tutto il Friuli in cui ricordiamo sempre anche gli osovani». Quanto alla possibile pianificazione congiunta delle due manifestazioni partigiane di Faedis, Ruffino taglia corto affermando che «dipende da loro e se vogliono discuterne con noi troveranno porte aperte come è sempre avvenuto anche in passato.
E nel passato si è sempre battagliato sulle responsabilità, sul chiedere scusa e le cose in questo modo si sono sempre confuse. Noi abbiamo sempre condannato quel crimine e al contempo valorizzato la portata e l’importanza dell’unità della Resistenza. Conosciamo le nostre responsabilità, ma attendiano anche noi un segnale». Intanto, il sindaco Shaurli non ha dubbi e ripete che «le due manifestazioni d’ora in poi devono essere organizzate assieme».
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