Donne in rosa e lotta ai tumori Varata la barca dell’orgoglio

Saranno anche vestite in rosa, ma una volta salite sul Dragon Boat dimostrano tutta la loro forza e determinazione: il gruppo delle “Donne in rosa” ha affrontato sfide ben più difficili e complicate in confronto a una pagaiata su canoa.
Ieri il gruppo guidato e allenato da Mauro Baron ha raggiunto un altro importante obiettivo: il varo del Dragon boat divisibile, realizzato cioè in modo di poter essere smontato e trasportato in due pezzi con un carrellino. L’argomento non è banale: l’imbarcazione, altrimenti, tutta d’un pezzo, non è facilmente trasportabile e quando il team pordenonese delle “Donne in rosa” deve partecipare a qualche manifestazione fuori dalle acque del lago della Burida dove il Dragon è collocato, sono costrette a noleggi che possono costare anche migliaia di euro. Si tratta di una nuova tappa per le donne in rosa, ex pazienti operate al seno che, attraverso la canoa e lo spirito di gruppo che questo sport insegna, sono diventate splendide testimoni dell’impegno e del coraggio nella lotta ai tumori. Il movimento che si compie col pagaiare è, infatti, adatto a chi ha subito interventi così invasivi al seno e rappresenta un’utile riabilitazione. Le “Donne in rosa” uniscono, in questo modo, al movimento anche lo sport e il piacere di stare in forma.
L’acquisto del Dragon boat è stato possibile anche grazie al sostegno economico del Comune che, tra l’aiuto per il “Burida Dragon Boat & Canoe Festival” di aprile e il contributo per la nuova imbarcazione, ha elargito 10 mila euro. «Abbiamo ancora bene impresse le immagini del “Dragon Boat festival” – ha detto il sindaco Alessandro Ciriani, alla cerimonia di ieri all’imbarcadero del Noncello, assieme all’assessore Walter De Bortoli –. Avete dimostrato che questo impegno non è stata una bolla di sapone ma un progetto di ampio respiro e notevole importanza». L’imbarcazione è poi stata benedetta dal parroco del Duomo, monsignor Otello Quaia.
Addobbato a dovere, con una fiammante testa di drago sulla prua agghindata con una corona d’alloro, il Dragon è infine sceso in acqua e le “Donne in rosa” hanno potuto così dare una dimostrazione della loro abilità. —
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