Don Merola: «Stiamo inguaiati perché c’è troppa ignoranza»

GORIZIA. Un vero e proprio ciclone, assai piú travolgente dell’inclemenza del tempo freddo e piovoso che ha funestato la mattinata della prima giornata di èStoria 2013, quello scatenato da don Luigi Merola, giovane prete napoletano da diversi anni impegnato in quel di Forcella nel recupero di giovani e bambini, che cerca di sottrarre alle mire della criminalità organizzata, condividendo con loro una cultura della legalità. A introdurre don Merola, disegnandone a grandi linee il percorso di sacerdote e di educatore, Andrea Bellavite, che ha sottolineato come proprio in tempi di gravi contraddizioni della nostra società emergano figure significative di preti che si segnalano per il loro profondo impegno civile, come don Luigi Merola o don Andrea Gallo, cui tutti i presenti hanno riservato un pensiero affettuoso e commosso nei giorni della sua scomparsa.
Poi il ciclone Merola. Che con foga, spirito, humor e verve tutti partenopei, accattivanti e simpaticissimi, ha spaziato a trecento sessanta gradi sui problemi che lui tocca con mano ogni giorno nella sua Napoli, tra criminalità e voglia di cambiare. Contraddizioni che sembrano insormontabili, ma che solo partendo dal basso, dall’istruzione, si possono, forse, risolvere.
«L’Italia – ha esordito don Merola – sta inguaiata perché c’è ignoranza. Il cambiamento però deve partire dalla radici, non basta potare i rami. Per questo da diciasette anni lavoro con i più piccoli. E come me molti, ché nella Chiesa non ci sono solo preti pedofili, ma anche santi». Come don Puglisi, ucciso dalla mafia, che «aveva il chiodo fisso di formare i bambini». Un lavoro che dovrebbe fare la scuola.
E qui, proprio dall’alto della sua esperienza come esperto del MIUR («Ministero della distruzione, ops istruzione, ma tanto là siamo!») a fianco del ministro Gelmini («che ha sgarrupato la scuola piú di quel che già era»), don Merola si è lanciato in un’accalorata invettiva contro il degrado che la scuola pubblica sta vivendo, da anni ormai «con ministri di destra e di sinistra, tanto a comandare sono i capi dipartimento che sono sempre gli stessi, godono di lautissimi stipendi e della scuola non sanno nulla».
Come già Giovanni Falcone, anche don Merola, che vive sottoscorta («una piaga dal momento che dei 550 italiani con scorta, solo 86, tra magistrati preti e giornalisti, corrono seri pericoli!») ha sottolineato come il nostro paese ha bisogno di un esercito sì, ma di educatori, e come sia indispensabile investire nella formazione, anche degli insegnanti, che devono essere in grado di «segnare il cuore dei ragazzi con la passione per la conoscenza». Sottraendoli alla strada, e più in generale alla diseducazione della tv - e qui ha aperto una teatralissima parentesi polemica con «la cattiva maestra per eccellenza, Maria De Filippi», e della virtualità del web.
Ma non ha risparmiato critiche e frecciate alla politica, don Merola. A cominciare da quelle rivolte al sindaco di Napoli De Magistris, «che abbiamo votato sperando in un cambiamento, e che poco o nulla ha fatto finora, non ascolta». E in più ha chiesto 15 mila euro di tasse per la villa, confiscata alla camorra, dove vivono oltre cento ragazzi della comunità ,’a Voce d’ ‘e creature, fondata da don Merola. Che, proprio per questo aveva chiesto aiuto a Berlusconi, il quale, «invece dell’obolo che stiamo ancora aspettando, mi ha proposto di entrare nelle liste del Pdl. Ma io sono prete e il prete faccio. Mi sporco le mani – ha concluso – perchè non ha senso avere le mani pulite tenendole sempre in tasca».
Mario Brandolin
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