Don Dino Pezzetta curava le anime perse

OSOPPO. «Lei è un prete? Crede in Dio?». Di fronte a questa domanda che gli fu posta da una giornalista tedesca dell’agenzia di stampa Reuters, don Dino Pezzetta, il sacerdote nato e cresciuto a Osoppo, rispose: «Non lo so».
Quelle parole fecero scalpore, alimentarono altre domande e forse anche qualche rimprovero. Fu una risposta dettata dal cuore stanco di vedere centinaia di morti allineati nelle piazze prima di essere sepolti nella fossa comune. Di assistere alla disperazione della gente che non trovava più la voglia di vivere.
I quesiti si sovrapponevano e il sacerdote cullandosi «all’idea che forse era tutto un sogno», li schivava curando le anime perse delle persone che stentavano ad andare avanti.
A quarant’anni di distanza, don Pezzetta racconta il suo viaggio interiore nel libro fresco di tampa “Terrae motus 1976-2016” (Olmis edizioni). Il 30 marzo, alle 18, a Osoppo, don Dino racconterà quei giorni alla sua gente.
Quella di don Dino è una riflessione maturata tra la necessità di seppellire i morti anche quelli senza nome con il cartellino “sconosciuto”.
«Diverse persone - scrive il sacerdote - sono state riconosciute perché sapevamo dov’erano state raccolte, una per un grande anello che portava al dito, per altre ci si è basati sulla testimonianza del familiare o del conoscente».
Don Dino ha visto uomini e donne piangere, disperarsi e tacere. Soprattuto quando ha dovuto prendere il coraggio a quattro mani per districare i corpi delle sorelline Genni di un anno e Sonia di tre, morte abbracciate sotto il peso del solaio che le aveva investite.
Don Dino confessa: «Questa situazione per me è stata fino a quel momento la più difficile della mia vita. È quella che ha sconvolto nel profondo la mia anima. Mi ha messo in discussione come uomo, come credente, come prete. Mi sono sorte le eterne domande: Che cosa di male hanno fatto queste bambine di uno e tre anni? Se tu Signore sei Padre e ci ami di amore infinito, come puoi volere accadimenti del genere, e se non li vuoi perché li consenti, e se li permetti sei ancora un Dio che tutto può?».
Non era facile rispondere alle domande che, in quelle ore, tutti si ponevano. Don Dino trovò le risposte tra la sua gente, asciugando le lacrime delle mamme che avevano perso i figli, confortando padri e figli rimasti senza futuro, pregando per le vittime morte in una notte in cui la terrà tremò.
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