«Dissi alla Serracchiani: si ricordi del Far East»

Tatti Sanguineti, ospite storico del festival, la incontrò al Chiambretti Night «Sto girando qui alcuni docu-film da portare in tv. È un posto straordinario»
Di Gian Paolo Polesini
FarEastFilmFestival2013
FarEastFilmFestival2013

di Gian Paolo Polesini

Come Guardia della garritta 17 (chi ha visto il . Chiambretti Night conosce la postazione) Tatti ama gettare gli sguardi ovunque, ricavandone benefici cinematografici e televisivi. Fluttua lì, il Sanguineti, uno che la settima arte se la spalma sul pane a colazione. E non è certo un patriota fodamentalista. Italia sì, ma c’è un ricco mondo intorno. È piuttosto bulimico il simpatico critico savonese. Pur avendo ingollato di tutto in una quarantina d’anni di lunga navigazione, scopre di non essere affatto sazio. E appena spunta aprile lui marcia sul Far East. «Non vorrei sembrare eccessivamente zuccheroso e viziato dal difetto di ripetermi, però questo festival è imperdibile. Unico, e su questo non ci piove, sorprendente e qui vedi cose che mai vedresti. Guardi la foto del mio pass. Sono un ragazzo. Pensi da quanto tempo bazzico al Feff. Le giornate udinesi mi purificano, come in una clinica della salute. M’immergo nella vasca di decontaminazione e ne esco rinato».

- Tatti, senta, facciamo un passo indietro. Restando nell’attualità. Ricordiamo un faccia a faccia chiambrettiano con il neo governatore Serracchiani. Se non sbagliamo lei è uno degli autori di punta del programma, come di tanti altri del grande Piero. Dunque, come andò con la Debora?

«Giusto, preparai io l’intervista. Studiai molto. Se non ricordo male la signorina ha un passato da avvocato...

- Esatto.

«Vede, la memoria regge. Andò benissimo. Appena la incontrai, compresi subito il tipo: questa farà strada, pensai. Infatti. E le dissi subito: «Si ricordi del Far East, è una rassegna importante per il Friuli, la politica deve sostenerla».

- Questo è amore...

«Un affetto in costante aumento».

- Si sa, l’Oriente è una macchina da guerra con una produzione cinematografica monstre . Gli addetti lo sanno, il pubblico forse no. A questo punto immagin a, però.

- Fu Bruce Lee a far conoscere l’Asia all’Europa. Pian piano nei festival - e dico Cannes e Venezia - sono spuntate opere coreane, cinesi, honkgonkesi. Il Far East da una quindicina d’anni alimenta la passione e persino la tv, complice il gran visionario Freccero, si fa portavoce della causa. E la macchia s’allarga, con lentezza, ma s’allarga».

- Sappiamo pure di una sua missione udinese, al di là del ménage festivaliero.

«Vero, sto progettando un paio di documentari. Uno sulla guerra di Corea piuttosto ardito per la povertà dei materiali, praticamente introvabili e un altro sull’ormai prossima dipartita della pellicola, nel senso di celluloide. Che fine faranno i proiettori? Un immenso universo costretto all’estizione dal digitale. La Cineteca del Friuli di Livio Jacob è un patrimonio prezioso».

- Il libro su Walter Chiari?

«Ne parlammo un anno fa, ricorda?

- Eccome no.

«Un parto podalico. Prima o poi...».

- Il suo essere instancabile ricercatore dove la sta portando adesso?

«Un tarlo antico: Andreotti. Pochi sanno o non ricordano il merito dell’attuale senatore in campo cinematografico. Fu proprio lui nel 1947, quand’era sottosegretario del governo De Gasperi, a rilanciare il cinema. Fu lui a rimettere in moto Cinecittà. Lo studio 5, al tempo, ospitava seimila rifugiati. Andreotti trovò una soluzione e lo riconsegnò all’arte. Un cassetto conserva cinquanta ore d’intervista. Prima o poi...».

- Be’, la lasciamo libero. Altro film?

«Mi bevo un sorso di minerale e si ricomincia».

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