Detenuto si rifiuta di rientrare in cella: agente aggredito e preso a calci in carcere
L’agente di polizia penitenziaria è rimasto ferito a seguito dell’aggressione subita tra le mura del penitenziario di Pordenone

Un agente di polizia penitenziaria aggredito e ferito in carcere da un detenuto. Il fatto è stato denunciato dall’unione sindacati di polizia penitenziaria che martedì 24 febbraio, attraverso un comunicato firmato dalla segreteria regionale del Triveneto e dal segretario nazionale Leonardo Angiulli, ha lanciato il grido d’allarme sulla situazione carceraria raccontando quanto avvenuto tra le mura del castello di Pordenone.
L’episodio risale alla tarda mattinata di lunedì 23 febbraio, quando un detenuto di difficile adattamento ha dato in escandescenza prendendo a calci uno degli agenti della polizia penitenziaria.
L’aggressione è andata in scena durante il percorso dalla cella, dove il carcerato si rifiutava di rientrare, alla camera detentiva dove veniva accompagnato per tentare di sedare la protesta. È lungo questo itinerario che il detenuto ha aggredito l’agente penitenziario intervenuto come previsto dal protocollo operativo.
All’origine dell’ira sfociata in violenza fisica vi sarebbero, secondo quanto si apprende, futili motivi. Per l’agente colpito con calci all’addome è stato necessario il ricorso a cure mediche. Le lesioni provocate sono state ritenute guaribili con una prognosi di quattro giorni. Solidarietà e augurio di buona guarigione sono stati espressi dal comparto del sindacato di polizia penitenziaria nei confronti di chi ha subito l’aggressione. «A tutto il contingente della polizia penitenziaria va un plauso per l’enorme sacrificio con cui porta avanti una situazione al limite della tolleranza con turni massacranti e più servizi da ricoprire, basti pensare che il lavoro straordinario sia diventato l’ordinarietà per il funzionamento del reparto».
A commentare l’accaduto, la consigliera del direttivo e referente della commissione carcere della camera penale Sarah Soveri: «Ogni iniziativa svolta per il carcere ha confermato il clima di rispetto e collaborazione tra penitenziaria e popolazione detenuta ma è chiaro, come già denunciato più volte, che l’esiguità di risorse e quindi la difficile situazione carceraria pregiudica tanto i percorsi di recupero e risocializzazione dei detenuti quanto gli agenti che varcano le soglie del carcere ogni giorno condividendone la restrizione per svolgere gli incarichi loro affidati – ha affermato, sottolineando anche come più volte sia stata sollecitata – la nomina di un Garante per Pordenone, figura che a tutt’oggi manca».
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