Della Toffola assolto in Cassazione: dopo otto anni chiuso l’iter giudiziario per l’ex sindaco

La Corte suprema di Cassazione ha chiuso definitivamente il complesso caso del già primo cittadino di Polcenigo: il procedimento lo aveva costretto a rispondere in totale di 25 ipotesi di reato. «Le serpi in seno, una prova difficile da affrontare»

Mario Della Toffola
Mario Della Toffola

Un iter giudiziario durato quasi 8 anni, per un totale di 25 ipotesi di reato cui rispondere. La Corte suprema di Cassazione ha chiuso definitivamente il complesso caso di Mario Della Toffola. Al già sindaco di Polcenigo, difeso dagli avvocati Valter Santarossa e Teresa Billiani, è stata riconosciuta l’assoluzione piena e definitiva perché il fatto non sussiste, anche in relazione all’ipotesi di rivelazione di segreto d’ufficio. La pronuncia della Cassazione ha chiuso un procedimento avviato nel novembre 2017 con le denunce presentate alla Procura di Pordenone dall’allora responsabile dell’Ufficio tecnico comunale.

«Una ventina di queste furono presto archiviate su richiesta del pm perché prive di rilevanza penale e riconducibili a mere ricostruzioni soggettive della funzionaria comunale», ha fatto sapere la difesa.

Ulteriori due procedimenti furono successivamente archiviati dal Giudice per le indagini preliminari. «Solo quattro capi di imputazione per delitti furono oggetto di un lungo e articolato percorso giudiziario – hanno spiegato i legali – segnato da numerose udienze e da un forte impatto personale e politico sull’allora sindaco».

In primo grado il tribunale di Pordenone aveva pronunciato delle condanne, due per abuso d’ufficio e una per rivelazione di segreto d’ufficio, disponendo anche una prima assoluzione per l’omissione di atti d’ufficio perché il fatto non sussiste.

In secondo grado, Mario Della Toffola è stato assolto dalla Corte d’appello di Trieste anche dalle imputazioni per abuso d’ufficio, con la conseguente caduta di ogni addebito, a eccezione di un solo capo residuo, quello per la presunta rivelazione di segreto d’ufficio. «Anche quest’ultimo reato è stato definitivamente cancellato dalla Corte di cassazione, che ha pronunciato l’assoluzione perché il fatto non sussiste», ribadiscono i due avvocati.

«Aver avuto le cosiddette serpi in seno è, come insegna la storia, una delle prove più difficili da affrontare – ha dichiarato l’ex primo cittadino –. Tuttavia desidero ringraziare sinceramente la stragrande maggioranza dei dipendenti comunali, i concittadini, gli amici, le forze dell’ordine e tutte le persone che mi sono state accanto in questi anni, in primis mia moglie, dimostrandomi stima, vicinanza e solidarietà. Un ringraziamento particolare va ai miei avvocati Valter Santarossa e Teresa Billiani, che mi hanno sostenuto con professionalità e umanità nel lungo e complesso percorso, dalle indagini preliminari al giudizio in Cassazione. Un pensiero particolare lo rivolgo ai privati cittadini che sono stati coinvolti loro malgrado come coimputati nei miei processi, tutti assolti, fortunatamente, in primo grado nei procedimenti a loro carico».

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