Decretato lo stato d’emergenza in Friuli Venezia Giulia

UDINE. Quattordici persone in quarantena, undici a Udine e tre a Trieste, compresi i tre medici che hanno partecipato alle attività formative all’ospedale di Schiavonea con un collega che ha visitato un paziente infetto: la Regione dichiara lo stato di emergenza da coronavirus e cerca due strutture per garantire il periodo di isolamento in luoghi adatti se la rete del contagio si estenderà anche in Friuli Venezia Giulia. Tutte le persone prese in carico da venerdì sono state sottoposte al test, il risultato è negativo per i pazienti di Udine mentre per quelli di Trieste si attende la conferma di ritorno.
Questa la situazione in regione che registra anche l’auto quarantena di una donna a Monfalcone. Dopo il contagio in Veneto, il presidente, Massimiliano Fedriga, e l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, non lasciano nulla al caso, ieri entrambi hanno trascorso buona parte della giornata in collegamento con il Comitato nazionale per l’emergenza coronavirus alla quale ha partecipato anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Iniziata alle 9 del mattino, nel centro della Protezione civile di Sottoselva-Palmanova, la lunga giornata di ieri è seguito alla altrettante lunga notte trascorsa dagli operatori sanitari dell’Infettivologia di Udine e dai vertici regionali davanti ai monitor, dopo aver preso in carico una persona giunta da Lodi, la città lombarda colpite dal virus. «L’esito del test è negativo come lo sono – ha spiegato Riccardi – quelli effettuati sugli altri 10 pazienti posti in quarantena a Udine. A Trieste, invece, stiamo attendendo l’esito dei tre test di ritorno».
Lo stato di emergenza
La Regione ha proclamato lo stato di emergenza «per fronteggiare il rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili». Recita così il decreto firmato da Fedriga e Riccardi per arginare il rischio contagio. Un atto che consente alla Regione di attuare misure straordinarie pur non avendo focolai in atto. La Giunta ha già stanziato 400 mila euro.
Le persone prese in carico dalle Infettivologie hanno avuto a che fare con le aree e con persone vicine a quelle infettate in Veneto o in Lombardia. Da qui la decisione di sottoporle, in via precauzionale, all’applicazione dei protocolli attivati anche a livello nazionale. Al paziente giunto da Lodi si sono uniti anche i cinque operatori sanitari, tre medici e due infermieri dell’ospedale di Udine che, nei giorni scorsi, hanno partecipato a un convegno a Schiavone assieme al collega che ha visitato una persona colpiuta dal coronavirus.
I tre medici dell’Infettivologia di Udine sono in quarantena nelle loro abitazioni, gli altri nel reparto di Malattie infettive. In via precauzionale, la task-force regionale ha deciso di isolare e quindi di spostare le persone dal reparto degli operatori in quarantena. In tutti i nosocomi gli operatori vengono invitati a indossare le mascherine, a disinfettare le maniglie delle porte e a monitorare i pazienti con tosse.
«Al momento in regione non si rilevano casi di contagio» hanno ripetuto Fedriga e Riccardi dopo aver partecipato alla prima parte della riunione. «Non stiamo sottovalutando nessun tipo di segnalazione che arriva dalle strutture sanitarie» ha assicurato il governatore invitando i cittadini che ritengono di doversi sottoporre a controlli medici, di contattare il 112.
«Direttamente e fisicamente non rivolgetevi ai Pronto soccorso e ai medici di base – ha raccomandato il presidente –, il personale del Nue è formato per affrontare l’emergenza». In presenza di sintomi conclamati, il Nue chiede una consulenza agli specialisti dell’Infettivologia per valutare il caso e fornire al paziente le risposte di cui ha bisogno. La Regione punta molto sul confronto con i cittadini ecco perché sta predisponendo un sistema di interazione online e il materiale informativo sui comportamenti corretti da seguire per prevenire il contagio. Detta in altri termini, tutte le strutture finite nel circuito del coronavirus saranno potenziate di uomini e mezzi. Nel frattempo la centrale del 112 sta registrando centinaia di chiamate. Le persone chiedono informazioni, vogliono conoscere il livello di rischio a cui possono andare incontro.
L’isolamento
Intanto la macchina della Protezione civile con la Regione sta cercando due strutture idonee per essere allestite in centri per l’isolamento delle persone con il coronavirus. È una precauzione sulla quale la Regione non vuole farsi trovare impreparata anche se auspica di non doverle mai utilizzare. «Stiamo individuando due siti adatti a soddisfare le necessità d’isolamento».
Fedriga l’ha detto in sala stampa non senza chiarire che si tratta di strutture pubbliche sulle quali, già in queste ore, sono in corso le verifiche di fattibilità. E se Riccardi ha escluso l’utilizzo di caserme dismesse perché «non avrebbero le caratteristiche», il presidente ha ribadito che le verifiche sono in corso «su tutte le strutture pubbliche» L’obiettivo è valutare l’idoneità degli edifici per accertare se in presenza di contagi conclamati potranno accogliere i pazienti infetti.
La prevenzione
«Sul territorio, già da alcune settimane, è stato attivato un monitoraggio costante, sette giorni su sette. Abbiamo posto in essere il massimo grado di attenzione utilizzando una cautela più ampia rispetto ai rischi in corso». Fedriga l’ha evidenziato ricordando che «se in Italia il numero dei contagiati è più alto rispetto a quello rilevato negli altri Paesi europei, significa che l’Italia ha posto in essere misure più stringenti a tutela della popolazione».
Il governatore ha ribadito questo concetto anche nella seconda parte del collegamento con il presidente del Consiglio. Il confronto è proseguito fino a metà pomeriggio, prima che il gruppo di lavoro si ritirasse dalla sala circolare per valutare gli effetti dell’epidemia che dopo la Cina, sta tenendo con il fiato sospeso anche l’Italia e la nostra regione. Oggi nuovo confronto con i medici di medicina generale.
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