Coronavirus, i medici chiedono attenzione: dobbiamo poterci proteggere

UDINE. I medici chiedono di poter affrontare in sicurezza l’emergenza legata alla diffusione del coronavirus, anche in regione. «Mettere in sicurezza i soccorritori», è il mantra che i professionisti ripetono, con sfumature diverse, chiedendo alle autorità di essere messi nelle condizioni di affrontare con gli strumenti adeguati la crisi sanitaria.
Domenica 23 febbraio, alle 10, il comitato d’emergenza si confronterà con i presidenti provinciali dell’Ordine dei medici e con le sigle sindacali di categoria, per impartire le linee guida e ascoltare da chi è schierato in prima linea preoccupazioni e idee.
PER APPROFONDIRE:
- Coronavirus: quattordici sotto controllo in Fvg e la Regione decreta lo stato di emergenza
- Coronavirus, Fedriga: "Ecco perchè chiedo di controllare i confini"/Video
- Emergenza Coronavirus, i casi sospetti in Fvg: primi test negativi/Video
- Coronavirus Covid-19, precauzioni e cure: il decalogo del virologo Fausto Baldanti/Video
Nei giorni scorsi alcuni medici di famiglia della provincia di Udine hanno ricevuto i primi kit distribuiti dal Ministero della Salute: comprendono mascherina protettiva con filtro, tuta completa monouso, occhiali per proteggere le congiuntive e guanti. Dispositivi che serviranno ai dottori che saranno chiamati a intervenire nelle abitazione delle persone contagiate o con sintomi sospetti.
«In queste ultime ore il telefono non ha smesso di suonare – annota il presidente dell’Ordine dei medici di Udine, Maurizio Rocco – ed è evidente che serpeggi la preoccupazione, tra gli operatori come tra i pazienti. Il primo obiettivo deve essere quello di mettere in sicurezza i soccorritori, fornendo cioè a medici e personale infermieristico gli strumenti per poter operare in sicurezza».
Diretto anche il suo omologo pordenonese, Guido Lucchini: «Come medici abbiamo l’obbligo di tutelare la salute dei cittadini. E per farlo, dobbiamo mettere in campo personale di qualità, medici che lavorino in sicurezza. Considerato che dei quindici contagiati in Veneto cinque sono operatori sanitari, è indispensabile che gli organi preposti forniscano subito il previsto materiale di protezione: dalle mascherine idonee, alla visiera, alle tute adeguate».
«I medici – aggiunge Lucchini – non possono essere lasciati soli e senza gli ausili protettivi per gestire la situazione epidemiologica che stiamo vivendo. Gli operatori sanitari per primi devono essere messi in sicurezza: è la prima regola del soccorso».
E i medici di famiglia sono più che mai in pista, sorta di filtro tra i pazienti e l’istituzione sanitaria: «A livello aziendale – spiega il presidente della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) di Pordenone, Fernando Agrusti – è stato distribuito un questionario che viene somministrato ai pazienti potenzialmente a rischio per decidere il percorso da intraprendere, indirizzando i casi limite in ospedale o spingendoli all’isolamento volontario.
In questa fase la contemporaneità con il picco dell’influenza stagionale non aiuta: il consiglio valido è di contattare il 112 nel caso in cui i sintomi lascino intendere la presenza del virus».
Per Agrusti, «le condizioni non sono facili: penso alla totale mancanza di mascherine nelle farmacie, il cui utilizzo viene consigliato nel caso di tosse. I nostri assistiti sono comprensibilmente preoccupati e del resto non possiamo non tenere in considerazione il fatto che il Veneto, dove le morti accertate sono già due, è davvero dietro l’angolo». —
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








